Roberto Zichittella
Va’ pensiero
23 Settembre Set 2018 1609 23 settembre 2018

A settembre a Lione è tempo di danzare

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A settembre Lione si mette a danzare. Lo fa con la Biennale de la Danse, giunta alla 18a edizione, un appuntamento che attira appassionati da tutto il mondo nella bella città attraversata dalla Saona e dal Rodano. Cominciata l’11 settembre, la Biennale si concluderà il 30 settembre e propone spettacoli di danza (27), una rassegna di film, documentari e cortometraggi a tema, dibattiti. Come spiega la curatrice della Biennale, Dominique Hervieu, il tema di quest’anno è “il legame fra l’immagine e la danza, due poli che si sono mutualmente rafforzati". Così quest’anno la Biennale presenta spettacoli in cui viene integrata la realtà virtuale. Gli spettatori, a piccoli gruppi, indossano caschi, cuffie e occhiali speciali per immergersi nelle immagini fino al punto di trovarsi al centro della danza. Un saggio di questa esperienza l’ho avuto con lo spettacolo “Rendez-Vous” del coreografo Fabien Prioville. Indossati gli occhiali per la realtà virtuale, i danzatori si muovono nel cortile del Grand Hôtel-Dieu. Appaiono e scompaiono fra i cespugli, corrono da una parte e dall’altra, infine si raccolgono tutti intorno allo spettatore e la sensazione è davvero forte, pare davvero di sentire addosso il loro respiro. Geniale l’idea di allestire questo spettacolo virtuale in un luogo simbolo di Lione come il Grand Hôtel-Dieu. La sua fondazione risale al XII secolo, come luogo di accoglienza e di ristoro in riva al Rodano per i pellegrini. In seguito l’edificio si trasformò in un grande ospedale e restò tale fino al 2010, quando le strutture mediche furono trasferite in altri luoghi della città. Dal 2015 è in corso un progetto di restauro e trasformazione dell’edificio affidato all’architetto francese Albert Constantin, lionese, 71 anni.

Il progetto prevede la trasformazione di 42.000 metri quadrati della struttura, il restauro di 40.000 metri quadri di facciate, la costruzione di nuovi ambienti per un totale di 11.500 metri quadri. L’ex ospedale si sta così trasformando per ospitare una “città della gastronomia”, negozi, ristoranti, uffici, centri congressi. L’Intercontinental Hotel si prenderà gli spazi più prestigiosi, sotto la grande cupola realizzata nel 1761 (ma poi distrutta dalla bombe nel 1944) che sormonta l’edificio, tuttavia lo spazio della hall sarà liberamente accessibile ai visitatori. “La mia idea guida”, ci spiega l’architetto Constantin, “è quella della mixité e dell’apertura verso la città, tenendo conto che metà dei lionesi, me compreso, sono nati qui dentro. Il progetto integra la storia e i bisogni della società di oggi. Non bisogna scandalizzarsi dei negozi che hanno aperto qui dentro, perché nell’Hôtel-Dieu ci sono sempre state attività commerciali”. I circa 40 negozi previsti nei locali dell’ex ospedale, appartengono a quella che gli esperti chiamano categoria “premium”, cioè una via di mezzo fra il consumo di massa e il consumo di lusso.

Gli altri spettacoli della Biennale de la Danse si sono svolti in luoghi classici come la Maison de la Danse e il Teatro dell’Opera di Lione, edificio centralissimo e celeberrimo dopo la ristrutturazione curata da Jean Nouvel all’inizio degli Anni Novanta. Il pubblico della Maison del la Danse ha accolto trionfalmente lo spettacolo Vertikal di Mourad Merzouki (che da lionese giocava in casa). Il titolo evoca già quello che propone lo spettacolo: una esplorazione dello spazio del palcoscenico con evoluzioni aeree da pare dei dieci danzatori, i quali a volte scalano pareti, altre volte sembrano marionette manovrate dai loro colleghi che restano a terra. Grande ritmo, sincronia, emozioni e alla fine 8 minuti di standing ovation.

All’Opera di Lione si è applaudito “31 rue Vandebranden”, spettacolo di danza-teatro allestito dalla compagnia Peeping Tom (formata dal duo Gabriela Carrizo e Franck Chartier) con la partecipazione del corpo dei ballo dell’Opera de Lyon. Una commedia impregnata di humor nero, divertente e commovente, ambientata in una grande Nord indefinito. Due case, il vento gelido, la neve, personaggi stralunati e dai comportamenti irrazionali. Fra i protagonisti anche un mezzosoprano (Eurudike De Beul) che si cimenta con Bellini (“Casta diva”), i Pink Floyd e Bach.

Altri spettacoli della Biennale sono andati in scena nel Teatro gallo-romano, sulla collina di Fourvière, nel cuore dell'antica città romana di Lugdunum.

Un evento legato alla Biennale de la Danse è il “Défilé pour la paix”, una parata coreografica sul tema della pace che domenica 16 settembre ha visto sfilare nel centro di Lione 4.500 danzatori e musicisti dilettanti provenienti da Lione e da altre località come Saint-Etienne, Vénisseux, Villeurbane e Aurillac. Testimonial dell’evento sono stati l’ex calciatore Liliam Thuram (oggi impegnato con una Fondazione contro il razzismo e le discriminazioni) e Latifa Ibn Ziaten, madre di un poliziotto ucciso nel marzo del 2012 a Tolosa dal terrorista Mohammed Merah.

La sfilata è stata seguita dalle autorità locali e nazionali. Georges Képénékian, sindaco di Lione, luminare della medicina, origini armene, è convinto che Lione debba diventare una capitale mondiale della danza. Il sindaco è anche un convinto sostenitore della Tav fra Lione e Torino. “Non si tratta solo di un tunnel”, spiega, “ma di un un cordone ombelicale in cui passa molto più di un treno con merci o persone. Sono convinto che il futuro dell’Europa sia proprio nel rapporto diretto fra le città, come Lione e Torino”.

La Biennale de la Danse è uno dei tanti eventi culturali della vivace Regione Metropolitana di Lione. Come la Biennale d’Arte Contemporanea (336.585 visitatori nel 2017) e la Festa delle Luci di dicembre, uno degli eventi più seguiti al mondo insieme alla Oktoberfest di Monaco e al Carnevale di Rio de Janeiro.

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