Elisabetta Favale
E(li's)books
27 Settembre Set 2018 0809 27 settembre 2018

Elmet, il romanzo gotico di Fiona Mozley. Recensione

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“Elmet è stato l’ultimo dei regni celtici indipendenti d’Inghilterra […] ancora durante il XVII secolo quella stretta gola e i suoi bordi laterali, sotto le brughiere glaciali, continuavano ad essere “terra di nessuno”, un rifugio per chi scappava dalla legge.”

E’ la citazione riportata all’inizio di Elmet, romanzo di esordio di Fiona Mozley, trentenne inglese che si è distinta per essere arrivata tra i finalisti del prestigioso Man Booker Prize e in Italia arriva oggi nelle librerie grazie a Fazi editore.

Io ho avuto l’opportunità di leggere in anteprima il romanzo quindi oggi posso presentarvelo per come l’ho inteso io.

Prima di tutto qualche curiosità su come è nata la storia. Fiona Mozley ha cominciato a scrivere Elmet sul suo cellulare durante un viaggio tra Londra e York, dove vivono i suoi genitori, Fiona ha studiato storia medievale e quell’antica terra di Elmet, quel paesaggio che ancora oggi evoca mistero è per lei molto familiare. con questo romanzo Fiona Mozley racconta le sue radici.

Di cosa parla. Come dicevo la storia ha come sfondo una terra selvaggia in cui sopravvive una sorta di feudalesimo moderno. I protagonisti principali sono Daniel, voce narrante, figlio d John (Daddy, papà) e fratello di Cathy. I tre vivono in una casa ai margini di un bosco, John l’ha costruita con le sue mani per i figli, la terra non è sua, semplicemente ha deciso di appropriarsene. La vita di questo ristretto nucleo familiare si svolge nel quasi totale isolamento, vanno a caccia con arco e frecce, mangiano patate, hanno abitudini contadine, John però è un uomo “che si nutre di violenza”, è un pugile e combatte in incontri clandestini , così si guadagna da vivere e così in passato ha compiuto atti gravi, è un fuorilegge, la comunità in cui vive non può fare a meno di guardare lui e i suoi figli con diffidenza, sono dei selvaggi.

L’assenza della figura materna fa di John, di questo energumeno dall’aspetto inquietante, un padre tenero, si prende cura dei figli e loro di lui, bellissimo il passo in cui la voce narrante racconta di come lui e sua sorella tagliano regolarmente i capelli e la barba al padre. I due fratelli, ancora piccoli, vivono senza regole, fumano, bevono, Daniel neppure si rende conto che è piuttosto strano per un ragazzino avere capelli e unghie lunghe come ha lui, non si rende conto che le magliette strette che gli lasciano scoperto l’ombelico non sono adatte ad un maschio, non lo sa, nessuno gli ha detto niente.

E neppure Cathy sa che il compagno bullo che le infila una mano sotto la maglietta, che le tocca quel petto completamente piatto, le sta usando una violenza terribile, Cathy vive quel gesto come semplice sopraffazione di maschio contro femmina.

Questo mondo fuorilegge è, di fatto, un mondo migliore di quello "dentro la legge", così si intuisce leggendo questa storia. Un linguaggio semplice e diretto che ben si attaglia alle descrizioni di una terra piuttosto scarna dove a prevalere è il senso del possesso inteso in modo primitivo.

Il proprietario terriero, il moderno latifondista, Mr Price, possiede la terra dove John ha costruito la casa e ci tiene a specificare che una volta possedeva anche John, i suoi muscoli e anche la sua mente erano al suo servizio. John, dal canto suo, “assegna” il possesso della casa ai suoi figli “casa vostra” dice sempre (mai nostra) mentre parlando di se stesso dice che l’unica proprietà che ha è il suo corpo.

La vita della famiglia viene sconvolta nel momento in cui Mr Price decide di riprendersi la terra e la casa e da questo punto in poi il ritmo della narrazione accelera fino a raggiungere l’apice in una esplosione di violenza che non risparmia nessuno.

Ciò che ho trovato davvero interessante nella narrazione di Fiona Mozley, in Elmet, è che la figura femminile ne esce come vincitrice assoluta e la vittoria avviene con mezzi che sono propri degli uomini, la forza, la violenza.

Cathy, una ragazzina magra e tutta gambe, diventa una figura che ha il compito di realizzare una vera emancipazione della donna per natura debole e destinata a soccombere.

Essere donne è una maledizione, essere delle belle donne, essere femminili come Vivien amica di John e vicina di casa è qualcosa per Cathy di assolutamente terribile, preferirebbe la morte a un corpo come quello di Vivien “ te lo immagini correre con dei fianchi come quelli?” perché Cathy, come il padre, pensa solo di dover correre, di scappare o di attaccare, di difendersi e di far male.

Certamente è fin troppo irreale come figura, ma Elmet è un posto irreale e alla violenza si risponde con altra violenza, tutto è giustificato.

La violenza sessuale è percepita senza essere troppo esplicitata, bravissima Fiona Mozley a raccontarla senza cadere nella trappola dei luoghi comuni o nelle descrizioni morbose, così come la violenza in generale, il lettore la sente strisciare insidiosa, a tratti disturbante ma poi tutto è smorzato dalla tenerezza dei gesti di John verso i figli. Il lettore non può non stare dalla parte del papà, qualunque cosa faccia perché John è prima di tutto questo, un papà.

Il fuoco, l’isolamento collettivo, la crudezza, fanno di Elmet un racconto gotico, nero, bella l’idea di intervallare la narrazione con incisi in corsivo in cui Daniel aggiorna il lettore sulle ricerche della sorella scomparsa ( il libro comincia un flash back, si parte dalla fine per ripercorrere l’intera storia).

Sento ancora odore di braci. Il profilo annerito di una sinuosa rovina. Odo di nuovo quelle voci: gli uomini, e la ragazza. La rabbia. La paura. La risolutezza. Poi le catastrofiche vibrazioni che si propagano attraverso il legno. E le lingue di fuoco. Il crepitio caldo e secco. La sorella con il sangue sulla pelle e quella terra devastata”.

Non ho potuto fare a meno di pensare a Dogville, il film di Lars von Trier, alla scena finale.

Un romanzo sulla famiglia, sul pregiudizio, sul coraggio e sulla necessità di difendersi.

Deve aver fatto un gran lavoro la traduttrice, Silvia Castoldi, Fiona Mozley ha usato diversi modi di dire dialettali, ho dato uno sguardo al testo in inglese, quindi brava doppiamente.

In quanto a Fiona Mozley chiudo con altre piccole curiosità che la riguardano:

non ha letto niente di Toni Morrison e di Philip Roth (ma è ancora giovane, si giustifica, avrà tempo per recuperare), preferisce La Tempesta a Re Lear, James Baldwin a Jack Kerouac, quando legge e scrive “gioca” con il sopracciglio sinistro, lo fa da tanto tempo e sostiene che per questo oramai è più sottile del destro…

Una ragazza che ha venduto già 70.000 copie in Inghilterra e credo si farà strada anche qui in Italia.

ELMET – FIONA MOZLEY (traduzione di Silvia Castoldi)

FAZI EDITORE

Da oggi in libreria.

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