Elisabetta Favale
E(li's)books
28 Settembre Set 2018 1436 28 settembre 2018

Una Divina Commedia "gioiello" con dizionario

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Il 20 settembre 2018 è arrivato in libreria grazie a Salerno Editrice, un nuovo straordinario “Diamante”, La Divina Commedia: il poema che Jorge Luis Borges ha definito: «il più bel libro della letteratura mondiale»; soggiungendo: «la Commedia è un libro che tutti dobbiamo leggere. Non farlo significa privarci del dono più grande che la letteratura possa offrirci» ( mio marito, Nicola, che adora Dante l'ha subito comprato, arrivato oggi!)

Nel segno della raccomandazione di Borges (che insiste: «nessuno ha il diritto di privarsi della gioia della Commedia, della gioia di leggerla in modo ingenuo»), ne viene ora offerta un’edizione come un “gioiello”, che è un piacere a guardarlo e maneggiarlo e una novità assoluta: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso insieme in un solo tomo, in un testo interamente riveduto, corredato di un apparato di note al piede rigoroso ma agile e piano, idoneo alla lettura “sciolta” che suggeriva Borges. Un secondo tomo, Dizionario della Divina Commedia, è un prezioso strumento di consultazione e ulteriore approfondimento: una piccola “enciclopedia dantesca” che fornisce notizie sui personaggi, i luoghi, i riferimenti mitologici, storici, astronomici, il lessico filosofico e tecnico. Un prezioso «vademecum» per gli appassionati di Dante, in vista del Settecentenario della morte del Poeta (1321/2021).

Il testo riprende quello di Petrocchi, sottoposto a un’attenta revisione, nel dettato e nell’interpunzione: così che, ridiscutendo centinaia di passi, l’interpretazione diventa strumento del restauro del testo. Di qui una nuova “leggibilità” del poema e una nuova “accessibilità” anche a lettori non professionali, non meno che agli specialisti: un testo “rinnovato”, più vicino all’ultima volontà dell’autore, che dà un’emozione nuova alla lettura: di un Poeta che stupisce ancora per come nel tempo appaia sempre più grande e pieno di fascino.

Il Curatore. Enrico Malato, professore emerito di Letteratura italiana nell’Università di Napoli Federico II, filologo, critico letterario e storico della letteratura, è presidente della Commissione scientifica preposta all’Edizione Nazionale dei Commenti danteschi e coordinatore della «Nuova edizione commentata delle Opere di Dante (NECOD)» promossa dal Centro Pio Rajna. Ideatore e direttore di una grande Storia della letteratura italiana (14 voll., 1995-2005), è direttore responsabile dei periodici «Filologia e Critica», «Rivista di Studi Danteschi.

Casa editrice: Salerno Editrice

I diamanti/serie rossa: i classici italiani

A cura di: Enrico Malato

2 tomi di pp. LII-1036 + XXIV-1104< > 6 tavv. f.t.

In libreria dal 20/09/2018

E visto che ci siamo io ricorderei alcune curiosità che riguardano “La Commedia”

Intanto la lingua usata da Dante non è il “volgare” illustre del De vulgari eloquentia ma è una lingua che ha come base il dialetto di Firenze tanto è vero che utilizza molti termini del gergo della sua città, qualche esempio:

dindi = denari / groppone = schiena / andonno = andarono

Il dialetto fiorentino non era però l’unico dialetto utilizzato, per esempio scrive anche vurrìa = vorrei chiaramente un modo di dire del Sud.

Ancora altra cosa divertente, utilizza diversi modi per scrivere la stessa parola:

mangiare/manducare/manicare oppure imagine/imago/image o ancora speranza/speme/spene

Quelli bravi direbbero che fa uso di “allotropi”.

E che dire di tutte le parole che ha inventato di sana pianta?

insemprarsi = durare sempre;

indracarsi = inferocirsi come un drago;

inzaffirarsi = adornarsi con zaffiri;

inmiarsi, inluiarsi = penetrare in me, in lui;

adimare = scendere;

dilibrarsi = uscire dall’equilibrio;

disvicinare = allontanare;

adduarsi = accoppiarsi;

aggueffarsi = raggrupparsi;

biscazzare = giocare;

luttare = piangere;

oltracotato = tracotante;

sitire = aver sete


E ci ha lasciato numerosi modi di dire:

non mi tange;

n’hai ben donde,

disiato riso,

far tremar le vene e i polsi,

il fiero pasto ecc

Infine, noi non siamo abituati a pensarci ma la punteggiatura che troviamo nella Divina Commedia ha davvero poco a che fare con Dante dal momento che all’epoca la punteggiatura era davvero scarsa, è comparsa successivamente con l’invenzione della stampa, verso la fine del Medioevo.

L’editio princeps, cioè la prima edizione stampata della Divina Commedia, risale all’11 aprile del 1472, la stampò un tipografo di Magonza, Giovanni Numeister a Foligno.

L'esemplare usato nella stampa è stato individuato nel codice Lolliniano 35, manoscritto trecentesco conservato nella Biblioteca del Seminario di Belluno, appartenente al cosiddetto ‘gruppo del Cento’, una serie di manoscritti trecenteschi della Commedia ascrivibili all'officina scrittoria di Francesco di ser Nardo di Barberino, di cui si narra che «con cento Danti ch'egli scrisse, maritò non so quante figliole».

Nel 1502, Aldo Manuzio, uno dei più grandi tipografi e primo editore nel senso moderno del termine, pubblicò la Divina Commedia nell’ edizione che costituì la base per tutte le ristampe dei tre secoli successivi. La seconda edizione del poema, illustrata, uscì a Venezia nel 1515. Manuzio diede notevoli contributi alla moderna cultura tipografica: la sistemazione della punteggiatura l’introduzione del formato ottavo (di piccole dimensioni, prototipo dei ‘tascabili’) e del carattere corsivo (italico o aldino).

Vi invito dunque a riprendere in mano La Divina Commedia con un approccio più "easy", si può! Parola mia.

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