Elisabetta Favale
E(li's)books
2 Ottobre Ott 2018 1226 02 ottobre 2018

I sessant'anni della legge Merlin. Passi avanti e passi indietro.

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Mercoledì 3 ottobre esce in tutte le librerie, per la collana Le Staffette di Edizioni Gruppo Abele, Cara senatrice Merlin. Lettere dalle case chiuse. Ragioni e sfide di una legge attuale , a cura di Mirta Da Pra Pocchiesa. Il volume ripropone in una nuova edizione, con un saggio introduttivo della curatrice, le lettere che le prostitute inviavano alla senatrice Lina Merlin: racconti di speranze e quotidianità delle donne che lavoravano nelle case chiuse.

Dieci buone ragioni, dieci sfide attuali

«Cara senatrice Merlin, la “sua” legge compie sessant’anni e, come ogni ricorrenza, evoca ricordi e induce a bilanci». Comincia con queste parole il messaggio che Mirta Da Pra Pocchiesa dedica idealmente a Lina Merlin, a sessant’anni dalla legge n. 75/1958 che abolì le case di prostituzione. Una lettera intensa in cui la curatrice raccoglie dieci buone ragioni per cui quella legge è ancora oggi geniale, ma anche dieci sfide che il mondo della prostituzione pone ai politici e alla società intera. Questioni come la tratta degli esseri umani, la violenza di chi sfrutta il corpo delle donne, ma anche l’autodeterminazione femminile e le leggi per regolamentare la prostituzione adottate da alcuni paesi: «Chiamare lavoro la prostituzione? Forse per alcune persone, libere, autodeterminate, sarebbe possibile. Ma la maggior parte di chi si prostituisce non è libera, non ha alcun potere contrattuale, né nei confronti dei clienti né tantomeno nei confronti degli sfruttatori»

E ancora, scrive Mirta Da Pra Pocchiesa

Un numero consistente di donne migranti è stato sfruttato per fini sessuali: nigeriane, albanesi, rumene, ucraine, brasiliane, ultimamente anche marocchine e cinesi. Un traffico enorme che poggia sui debiti, altissimi a volte (fino a 70.000 euro, 140 milioni di vecchie lire) che le donne devono restituire, pena la rivalsa sui parenti (figli piccoli, genitori, fratelli) lasciati in patria. Le modalità e le sfumature sono tante, sia per lo sfruttamento che per i luoghi e i modi. Una costante accomuna però queste donne: l'essere irregolari e l'essere sfruttate. E anche molto ricercate, aggiungo, perché la loro presenza, la loro offerta, ha incontrato una domanda alta, forte, degli uomini-clienti italiani che hanno dimostrato di gradire molto la donna migrante-prostituta, vista come soggetto più debole, più accondiscendente, che non discute ciò che si chiede, a differenza delle colleghe italiane che, nel tempo, hanno rivendicato e agito un maggiore potere contrattuale.”

La curatrice

Mirta Da Pra Pocchiesa è giornalista professionista e responsabile da diversi anni del Progetto vittime del Gruppo Abele. Ha rappresentato l’Italia al Consiglio d’Europa sul tema della tratta degli esseri umani e ha fatto parte di gruppi di coordinamento nazionali. Sugli stessi temi ha scritto diversi testi, tra cui Prostituzione. Un mondo che attraversa il mondo (Cittadella, 2011).

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