Martina Carone
Politica & popcorn
8 Ottobre Ott 2018 1649 08 ottobre 2018

Il profilo del PD sta bloccando molti utenti su Twitter

Schermata 2018 10 08 Alle 18
"Scusa!"

Da qualche giorno si sta diffondendo su Twitter l’hashtag #PDBLOCCACITUTTI.

L’hashtag racconta di una svolta nella strategia del Partito Democratico su Twitter: tutti i canali ufficiali del PD, infatti (@pdnetwork, @SenatoriPD e @DeputatiPD) non sono più visibili a molti utenti, che si vedono comunicare il ban e, quindi, non hanno più la possibilità di interagire con quei canali. Alcuni di questi utenti avevano infatti già interagito con i contenuti Dem, criticandoli e commentando negativamente (a volte, anche molto duramente e con toni molto forti). Altri, invece, non avevano mai avuto a che fare con gli account del PD, e ne sono rimasti molto sorpresi.

La decisione di bloccare le voci critiche ha sollevato una specie di rivolta da parte di questi utenti, circa 650, che hanno quindi iniziato a veicolare l’hashtag con più di 7500 tweet in soli tre giorni, associandolo spesso ad un video-collage con tutte le dichiarazioni e le promesse - molte delle quali, poi, sconfessate dai fatti - di Matteo Renzi (un grazie al grande Pietro Raffa per l’elaborazione e la revisione dei dati).

L’hashtag (diffuso principalmente in Italia ma alimentato anche da utenti che risultavano essere in Germania, Spagna e in Nord America) ha raggiunto un totale di 5 milioni e mezzo di utenti unici, che han visto i contenuti collegati alla vicenda più di 9 milioni di volte (dati - parziali - su SocialAlert.com). In molti hanno pensato ad un tool in grado di bloccare gli utenti in modo automatico (magari proprio coloro che veicolavano un contenuto specifico, come il video di cui sopra); il fatto curioso è che, in mezzo agli utenti bannati, è capitato anche qualche giornalista, che - lamentandosi pubblicamente e chiamando in causa alcuni esponenti PD - ha ricevuto scuse ufficiali e si è visto ripristinare la situazione precedente, tornando a poter interagire con gli account del PD.

Non è la prima volta che la funzione ban di Twitter entra in modo preponderante nel dibattito pubblico: Wired ha stilato una lista (incompleta) dei profili bloccati da Donald Trump. Una situazione che costringe ad una riflessione sul diritto, prima che sulla politica: è stato vietato, al profilo privato del Presidente, di bloccare le persone su Twitter perché sarebbe una violazione della libertà di parola e di espressione sancita nel primo emendamento della Costituzione. Il Presidente USA ha fatto ricorso in appello contro questa decisione: il profilo è infatti quello personale (@realdonaldtrump) e non quello ufficiale della Presidenza della Casa Bianca (@POTUS). La vicenda è interessante perché coinvolge temi importanti come la libertà d'espressione e i diritti umani, i limiti e le opportunità della tecnologia e la pervasività dei social network nella nostra società, onnipresenti e sempre più rilevanti nella formazione dell'opinione pubblica: vedremo come andrà a finire.

Senza entrare però nel merito dei profili costituzionali e senza dover andare oltreoceano, noi, nel nostro piccolo, ci possiamo porre alcune domande. È legittimo che un Partito non permetta alle voci (molto) critiche di esprimersi? Più in generale, il profilo di un partito è sovrapponibile ad un profilo privato, e può quindi limitare la visibilità dei suoi contenuti?

Oppure, possiamo assumere che i canali social di un partito sono ormai una tale fonte di informazioni che dovrebbero rispondere ad un interesse pubblico, che coinvolge anche i suoi detrattori? E ancora: qual è il risvolto politico della scelta strategica di silenziare alcuni utenti, rinunciando aprioristicamente ad interagire con loro?

Non parlare ad utenti molto polarizzati, così critici da considerare impossibile un confronto e un dialogo, è una scelta che un partito (un tempo, a vocazione maggioritaria) può prendere? Non ho alcuna risposta a queste domande, per questo le faccio ad alta voce.

Ma c'è una cosa si può affermare con certezza: questa è una scelta strategica (e politica) che fa discutere. E non solo chi rientra nel ban di massa.

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