Rosario Pipolo
L'ambulante
8 Ottobre Ott 2018 0700 08 ottobre 2018

Imagine di John Lennon e Yoko Ono, per la mia generazione il disco e il film lassativi contro la stitichezza degli anni '80

Poster Film Imagine

La mia generazione era finita in un vicolo cieco, non aveva via di scampo, doveva per forza inghiottire le purghe pseudo-culturali degli anni del riflusso. I colpi di pistola che un fanatico aveva sputato addosso a John Lennon all'alba degli anni '80 ci avevano tolto di mano ogni chance, incluso il refreain di Give Peace a Chance.

In realtà a una parte di noi non fregava letteralmente "un cazzo" di andare a scuola con lo zainetto con la fibia "cose invincibili", ammalarsi di vascolite, avere una doppia vita spericolata, aspettare di finire le noiose versioni di latino e greco per guardare in tv Beverly Hills.

Noi volevamo fare con le nostre forze gli equilibristi su una coscienza civile in cui le utopie non fossero più idiozie conquistate tremendamente a fatica. Volevamo farlo da soli senza la lezioncina di chi pensava di aver costruito la contestazione con i mattoncini di Yesterday e Let It Be.

Imagine, il film visionario di John & Yoko che oggi arriva restaurato nelle sale cinematografiche italiane grazie alla distribuzione di Nexo Digital, fu per noi un'attempata illuminazione. Allora non avevamo Internet per rovistare e i palinsesti della RAI monopolista e lottizzata non ce lo avrebbero dato in pasto neanche se avessimo chiesto ai nostri di genitori di raddoppiare la quota del ricatto del canone. Dovevamo cambiare le lire risparmiate in sterline, sperando che il primo amico in partenza per Londra ci portasse l'introvabile videocassetta.

Parte della nostra coscienza civile ce la siamo fatta mandando avanti e indietro il nastro di quel VHS, senza la minima paura che i nostri coetanei ci additassero "il fottuto nostalgico" di chi non voleva vivere il suo tempo. Dopo aver visto il film e ascoltato fino allo sfinimento l'album Imagine - e smettiamola di dire il grande LP che all'epoca passò inosservato alla critica - ci siamo svegliati improvvisamente Lennoniani.

E questo non perché tra i solchi di quel vinile c'era una suonata al pianoforte dall'impronta pacifista, ma perché con How You Do Sleep?, aggressiva gomitata al vecchio amico McCartney (Macca risponderà qualche anno dopo con il brano Let Me Roll It), cominciava una controriforma con l'estro di Yoko Ono che pisciava in faccia i colletti bianchi, a cui oggi recriminiano di aver condotto una fake revolution cantando comodamente i Beatles dai salotti politici.

Ci siamo svegliati felicemente Lennoniani, non per il capriccio di un pomeriggio da adolescenti ma per la consapevolezza di una vita verso l'età adulta in cui il cambiamento doveva partire da noi stessi, nel quotidiano. Se non volevamo farci stritolare dai piccoli mostri che la vita ci avrebbe messo sul cammino dietro lo striscione "You may say I'm a dreamer but I'm not the only one", dovevamo imparare a non farci addomesticare e nella pellicola visionaria di John & Yoko avremmo trovato tanti spunti così come nel libro-bibbia in uscita Imagine John Yoko (edito in Italia da Ippocampo), instancabile diario di memorie e appunti ricuciti dalla stessa Yoko Ono.

Continuerò a svegliarmi orgogliosamente Lennoniano, dopo aver visto le sequenze inedite di questo meraviglioso cine-sogno, dopo essere inciampato nel ricordo dello sguardo profondo di Julian Lennon durante la mia intervista di vent'anni fa, dopo aver smesso di celebrare la ricorrenza della morte dell'8 dicembre per far spazio al compleanno del 9 ottobre, dopo aver ammesso una volta e per sempre di essere tra coloro a cui non fregava letteralmente "un cazzo" di avere una doppia vita spericolata, perché a me e a chissà quanti altri bastava pensare che potevamo ricominciare seminando "Imagine all the people living life in peace."

Ci abbiamo provato senza essere disonesti con noi stessi e siamo cresciuti senza il rimorso di non aver fatto perlomeno la nostra piccola parte.

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