Dario Russo
Babele
8 Ottobre Ott 2018 1651 08 ottobre 2018

Italia, la contraffazione costa oltre 100 miliardi di euro all'anno

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Un mercato parallelo di falsi non d’autore che pesa sulle spalle dell’economia legale e che porta conseguenze a tutto il sistema-Paese: parliamo della contraffazione del made in Italy a ogni livello, un fenomeno che costa all’incirca 100 miliardi di euro all’Italia e che continua a crescere.

Il mercato del falso in Italia e in Europa

La portata di questo problema è molto vasta, come si può intuire anche dai numeri e dai settori interessati: nelle ultime settimane sono stati rivelati i risultati di due indagini parallele, realizzate da Euipo (l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale) e da Coldiretti, che prendono in esame 14 differenti settori economici, accomunati appunto dal peso del falso.

Il settore agroalimentare esposto alle contraffazioni

La principale associazione del settore primario del nostro Paese, in particolare, ha focalizzato l’analisi sul mercato del falso in campo agroalimentare: secondo Roberto Moncalvo e Vincenzo Gesmundo, vertici nazionali di Coldiretti, il “cibo falso” commercializzato dalla pirateria internazionale produce un giro d’affari superiore a 100 miliardi di euro in tutto il mondo, con una impennata del 70 % del valore solo negli ultimi dieci anni.

Oltre 100 miliardi di euro di danni per il Made in Italy

Nella categoria del “falso Made in Italy agroalimentare” rientrano una serie quasi infinita di pratiche, a cominciare dall’utilizzo improprio “di parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale”. Si tratta di un fenomeno che si chiama “Italian sounding” e che colpisce in pratica tutti i prodotti, “dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche extravergine, sughi o pasta”, come spiegano da Coldiretti.

Coinvolti tutti i prodotti tipici italiani

Le indagini svelano anche che questa “moda del tarocco” riguarda in maniera prioritaria i Paesi con economie emergenti o addirittura i più ricchi, come Australia e Stati Uniti; nelle classifiche dei prodotti più “falsificati” ci sono i formaggi come Parmigiano Reggiano e Grana Padano, con esempi di denominazioni “italianeggianti” come il parmesao brasiliano o il reggianito argentino, ma la stessa sorte capita ad altri prodotti caseari come Provolone o Gorgonzola o salumi pregiati come il Prosciutto San Daniele, il salame cacciatore o la mortadella Bologna. Anche il vino non è escluso da questo problema, con la commercializzazione di “Bordolino argentino“, Kressecco tedesco, Barbera bianco prodotto in Romania o Chianti fatto in California.

Il tarocco nell’abbigliamento e negli altri settori

Lo studio realizzato dall’Euipo si è invece concentrato su altri settori produttivi, come abbigliamento, tecnologia e addirittura farmaci: in questo caso, la contraffazione viene definita un “cancro invisibile” che ruba quasi 9 miliardi di euro al sistema Italia, provocando allo stesso tempo la perdita di oltre 50 mila posti di lavoro nell’economia legale. Dal punto di vista dei settori merceologici, solo nell’abbigliamento si contano 3,1 miliardi di euro persi nel vestiario falsificato; preoccupante anche il fenomeno dei farmaci contraffatti che valgono oltre 2,2 miliardi di euro ogni anno. Al terzo posto c’è la tecnologia e soprattutto gli smartphone, con falsi per 885 milioni di euro.

Oltre 60 miliardi di euro in meno per l’economia legale

A livello europeo, la contraffazione porta alla perdita di circa 60 miliardi di euro in Europa; quindi il nostro Paese detiene quasi un sesto di questo mercato illecito; si tratta, secondo l’Euipo, di un fenomeno che incide per il 7,5 % in media sulle vendite dei rispettivi settori e si calcola che ogni abitante europeo perda circa 116 euro a causa del problema che, come detto, provoca anche la perdita di posti di lavoro, quantificati in oltre 430 mila a livello continentale.

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