Maurizio Sgroi
il Cronicario di Crusoe
12 Ottobre Ott 2018 1511 12 ottobre 2018

E il naufragar m’è dolce in questo sommerso

Sommerso

Proverbio del 12 ottobre La felicità dura un minuto l’infelicità il resto del tempo

Numero del giorno: 34.100.000.000 Surplus cinese verso gli Usa a settembre (+13%)

Leggo l’Istat e penso all’Infinito di Leopardi. Dal che deduco che è stata una settimana difficile non solo per i nostri Bot e Btp, per il DEF e per tutti i tecnici che sono stati invitati a candidarsi, ma anche per me. Le minchiate logorano anche chi non le fa. Sicché leggo la release Istat sull’economia sommersa in Italia, che vale un duecento miliardi di euro, e l’unica cosa che mi risuona in testa è che l’infinito non è una seduzione poetica fuori moda ma una solida realtà. L’infinito esiste e abita da noi. Siamo infinitamente furbi.

Siamo talmente furbi che occultiamo il 12,4 di pil e ci piacciono i governi che fanno del loro meglio per fare aumentare questo nero anziché esporlo al sole. Molti si dolgono a parole, ma poi applaudono ai condoni.

La nota Istat è una compilazione delle nostre furbizie. Per dire: il sommerso, ossia quella galassia di comportamenti non spiccatamente criminali ma semplicemente “furbi” – l’abusetto edilizio, lo scontrino in bianco, il lavoretto in nero – pesano 11 volte (192 miliardi) il valore delle attività illegali (18 miliardi) propriamente dette. Le sotto-dichiarazioni, ossia quel vasto elenco di comportamenti che costituiscono elusione o evasione fiscale, rappresentano il 45,5%. Un altro 37,3 riguarda irregolarità collegate al lavoro. Abbiamo un mercato del lavoro con bassi tassi di partecipazione, duale (a dire poco) e stra-tassato, e poi un paradiso fiscale lavorativo dentro casa. Per dire: nel 2016 i lavoratori irregolari erano 3 milioni 701 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 632 mila), in lieve diminuzione rispetto al 2015 (rispettivamente -23 mila e -19 mila unità). Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro (ULA) non regolari sul totale, era pari al 15,6%. E pensiamo pure ai redditi di cittadinanza.

Quest’andazzo riguarda tutti i settori, dal primario alla manifattura ai servizi.

Ma non dobbiamo mica giudicare, per carità. E’ di sicuro evasione di necessità e serve la pace fiscale, perbacco.

E poi c’è pure da considerare che il sommerso, pure se non paga tasse, ha contribuito per un robusto +02% alla dinamica positiva del valore aggiunto. Mica bruscolini. D’altronde anche per le attività criminali più robuste fanno bene all’economia. “L’indotto connesso alle attività illegali, principalmente riferibile al settore dei trasporti e del magazzinaggio, si è mantenuto costante, generando un valore aggiunto pari a circa 1,3 miliardi di euro”, stima Istat, secondo cui abbiamo speso 15,3 miliardi in droghe illegali, quattro miliardi in servizi di prostituzione e un 600 milioni per le sigarette di contrabbando. Complessivamente le attività illegali hanno generato un valore aggiunto per 16,7 miliardi nel 2016 con consumi finali per quasi venti miliardi, pari all’1,9% dei consumi finali. Niente male per un popolo di furbi. Capirete perché tra questa immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo sommerso.

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