Claudio Scaccianoce
Adrenalina e motori
16 Ottobre Ott 2018 1317 16 ottobre 2018

Pallone a spicchi

Cop

Proseguiamo il nostro percorso nel mondo degli sport alternativi al grande Moloch, il calcio.

Siamo stati a bordo campo, a diretto contatto con gli atleti di una disciplina che è comunque una delle più seguite in Italia e nel mondo, e che pertanto non possiamo assolutamente definire uno sport minore. La pallacanestro, il basket.

Siamo ancora lontani dal calcio, sia per numero di tifosi sia per il volume delle risorse economiche messe in campo dagli sponsor; in ogni caso parliamo di uno sport assolutamente non di nicchia, largamente praticato anche nelle scuole italiane.

Si lotta sotto canestro.

Siamo ospiti di una delle più prestigiose società sportive italiane, la Red October, meglio conosciuta come Pallacanestro Cantù.

Contrariamente a quanto facciamo spesso confrontandoci in primis con gli amatori e con il movimento giovanile, questa volta ci buttiamo direttamente in una competizione di alto livello, una gara del campionato di serie A. Cerchiamo di annusare il clima agonistico, di fare un parallelo tra il basket ed il vorace football, signore e padrone della scena agonistica nazionale.

Siamo ospiti di una delle più prestigiose società sportive italiane, la Red October, meglio conosciuta come Pallacanestro Cantu’. In bacheca Cantù conserva gelosamente 3 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 4 Coppe Korac, 2 Supercoppe Italiane, 2 Coppe Intercontinentali; una bella fetta della storia del basket internazionale.

Si gioca al PalaDesio e nonostante la concomitanza con la partita di calcio Polonia-Italia sulle tribune ci sono circa 2500 spettatori. Cantù affronta la Dolomiti Energia, meglio nota come Aquila Basket Trento, team coriaceo e ben assistito economicamente da alcune delle più rappresentative aziende trentine.

La prima cosa che colpisce favorevolmente è la partecipazione attiva di alcuni ragazzini delle giovanili canturine, schierati in campo insieme ai big della prima squadra. Il loro ruolo non è quello dei semplici raccattapalle; servono qualche assist ai tiratori, raccolgono rimbalzi e palloni entrati a canestro, si muovono insieme ai loro beniamini con una notevole naturalezza, dietro alla quale certamente si nasconde una buona dose di emozione. Bene, un ottimo modo per iniziare a far calpestare il parquet nobile ai più giovani, probabilmente un premio per l’impegno dimostrato in settimana negli allenamenti.

Abbiamo tutti ben presente come sia la struttura di un moderno campo di calcio, con le tribune separate dal prato verde da fossi, cancellate, vetri e sorvegliate da squadre di stewards alti, grandi e grossi. Bene, dimentichiamoci subito questo standard di sicurezza. Le tribune dell’impianto di basket sono invece posizionate immediatamente a ridosso del parquet senza nessun novello Vallo di Adriano a distanziarle dai giocatori, dalle panchine, dagli arbitri in campo ed al tavolo.

Una barriera in realtà c’è, ma non è fisica ed apparentemente non è visibile. Si tratta dell’educazione e della correttezza del pubblico della pallacanestro, un pubblico appassionato, rumoroso ma perfettamente a conoscenza del fatto che una delle regole prime del basket sia il rispetto.

Silenzio assoluto. Impressionante. Respect.

In fase di riscaldamento applausi per i padroni di casa, nessun fischio per gli ospiti.

La partita comincia. Gli arbitri fanno osservare un minuto di silenzio in memoria degli scomparsi nella tragedia di Genova ed il pubblico non fa in tempo a sedersi al proprio posto che risuona nell’impianto l’inno di Mameli. Ottimo, molto meglio di quella antipatica musichetta che la Lega Calcio si ostina a far sentire ogni domenica prima del kick off calcistico. Implicitamente è anche un chiaro messaggio: abbiamo maglie diverse, ma giochiamo tutti dalla stessa parte, quella dello sport. Nel PalaDesio al risuonare dell’inno nazionale non vola una mosca. Silenzio assoluto. Impressionante. Respect.

Un minuto di silenzio ed a seguire l'inno nazionale.

Partono bene gli ospiti, si portano subito avanti con uno 0-8 secco. La curva degli ultras canturini inizia a tifare, repertorio per voce e tamburo; non si fermeranno un solo secondo per tutto l’incontro. Il punteggio si riporta progressivamente in equilibrio, sino al sorpasso dei padroni di casa che segnano il 24-23 con la loro stella Tony Mitchell, in schiacciata acrobatica. La prima frazione termina 28-24.

Breve intervallo tra prima e seconda frazione con in campo una formazione di ballerine e ballerini, repertorio moderno. Vengono applauditi convintamente dal pubblico ( se avessero ballato degli uomini in uno stadio di calcio mi gioco la pensione - che tanto non prenderò mai - avrebbero raccolto anche lazzi e battute salaci; qui no, molto bene!)

Rispetto per le scelte arbitrali.

Il secondo tempo è giocato con un maggiore utilizzo del fisico da parte di tutti gli atleti. Gli arbitri iniziano a fischiare con maggior severità e sul tabellone i pallini rossi dei falli si accendono con maggior frequenza.

Ma con gli arbitri non si discute e non si fanno sceneggiate. I cestisti chiedono ai direttori di gara chiarimenti, sempre in modo educato e corretto, e gli arbitri spiegano i motivi delle proprie decisioni. Spesso in un fluente inglese, dato che i rosters delle due formazioni ci dicono che ci sono 13 atleti in campo che vengono da diverse parti del mondo.

Gioco maschio, correttezza assoluta.

La curva canturina continua a ribollire ed al giro di boa di metà gara le due squadre giungono appaiate. 47 a 47.

E mentre gli atleti si riposano, dalla tribuna dove è seduto insieme ai tifosi, si alza un signore, vestito casual. Non ci faccio caso, sino a quando questo signore non si avvicina al nostro tavolo stampa per scambiare due parole con i colleghi che seguono abitualmente la formazione canturina.

Parbleu, non è un tifoso qualsiasi. E’ l’ingegnere volante, #14, Pierluigi Marzorati, grande icona sportiva del basket italiano e mondiale. Stiamo parlando di 277 presenze e 2.222 punti con la maglia della Nazionale italiana; è un flash e mi tornano in mente le Olimpiadi di Mosca 1980 e l’oro degli Europei 1983. Mia personalissima standing ovation per l’ingegnere volante, il re del contropiede.

Riprende il match, il terzo-quarto ha sempre un peso specifico elevato. Termina 66 a 61 per Cantù. Trento lotta e non molla.

Pierluigi Marzorati
Leggenda

L’ultima frazione è decisiva. Trento sbaglia molto in fase di realizzazione e prende pochi rimbalzi. Cantù cinicamente e con molta lucidità segna con regolarità e si fa valere sotto canestro. Punteggio finale 84 a 72 per la Red October che mette in classifica i primi punti della stagione, mentre la Dolomiti Energia rimane ancora al palo. Ma la strada è lunga, siamo solo alla seconda giornata della Regular Season.

Il pubblico canturino festeggia ed applaude. Nessun fischio e nessuna parola di scherno verso gli sconfitti. Applausi per tutti. Dalle tribune con molta naturalezza una buona parte degli spettatori scende sul parquet. I giocatori di casa fanno un giro di campo e battono il cinque ai tifosi ed tutti gli operatori della stampa seduti a ridosso dei tabelloni.

Squadra e tifosi, avanti insieme.

Nota di costume e di civiltà: metà dei cestisti in campo è composta da giovani atleti di colore. Ma il colore della loro pelle non l’ha notato nessuno tra i 2500 presenti al PalaDesio. Mi tornano in mente i cori di scherno degli stadi, gli ululati diretti a Boateng ed a tanti altri ragazzi di colore. E capisco che qui siamo su un altro pianeta. Deo Gratias!

Sintesi. Il basket è uno sport divertente, dinamico, adrenalinico. L’ambiente è sano. Anche ad alto livello la percezione è quella di una festa dello sport. Ed ancora una volta ho la riprova che quando si trova l’equilibrio tra lo sport e lo spettacolo (e non tra lo sport e lo show business) in Italia siamo capaci di fare cose importanti.

Lo sport unisce.

In chiusura un grazie ad Alessandro Palermo, addetto stampa della Pallacanestro Cantù per la disponibilità e l’accoglienza.

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