Elisabetta Favale
E(li's)books
18 Ottobre Ott 2018 1750 18 ottobre 2018

Elettra & Co : una saga lunga 25 secoli.

Teatro Olimpico Vicenza

Domenica pomeriggio sarà la mia prima volta al meraviglioso Teatro Olimpico di Vicenza, uno dei capolavori del Palladio di cui questa città è ricca, per l’occasione ho fatto mente locale sulla tragedia che andremo a vedere, l’Elettra di Euripide.

Chi ha fatto il classico come me quasi certamente avrà letto e tradotto almeno una Elettra, se non Euripide forse Sofocle, o avrà studiato le Coefore di Eschilo e conoscerà Oreste, Agamennone, Ifigenia e compagnia cantante, visto che tutte queste opere sono una sorta di “diramazione”, di “affiliazione” diretta o indiretta l’una dell’altra.

Se la saga si fosse fermata all’antica Grecia forse non ci faremmo tante domande, invece continua e continua da secoli quindi vien da chiedersi: ma che significato si attribuisce davvero al cosiddetto “mito atridico” ? Insomma, c’è un padre che uccide la figlia, una moglie il marito, un figlio la madre, una vera strage che contiene tutta la tragicità dell’essere umano, viene distrutta l’intera “cellula” della famiglia, quindi la cellula della vita e della società. La storia poi… diciamolo, è tanto potente anche perchè nella famiglia e nella società raccontate la tipicità dei ruoli è molto marcata.

E che dire delle motivazioni psicologiche? Sete di potere e vendetta, odio e eros, aspirazione alla giustizia e alla libertà.

Ma ad un certo punto però, tra tutte le numerose Elettra, spunta fuori la Elektra di Hugo von Hofmannsthal che il drammaturgo tedesco scrisse ai primi del Novecento e dedicò ad Eleonora Duse che però non contraccambiò recitandone il testo… (mai! Cattiva). Questa Elektra con la k è una creatura livida e spietata, è cane da guardia della memoria del padre, Hugo von Hofmannsthal volle dare retta a quel verso della Ifigenia di Goethe, dove Elettra è quella “con la sua bocca di fuoco”, non fragile davvero, solo in apparenza, mente che arma la mano di quell’erore-non-eroe di suo fratello Oreste.

Eppure qui la vendetta sembra quasi cornice ad altri sentimenti che sono la disperazione, il senso di solitudine, l’umiliazione e l’ingiustizia, sentimenti per tutte le epoche e stagioni, anche la nostra.

E ancor più interessante è l’arrivo di un’altra Elettra: l’ Électre di Giraudoux che diventa una sorta di simbolo dell’ “embourgeoisement “, Giraudoux trasforma il mito da archetipo a meccanismo grottesco che ben racconta la grettezza dell’animo umano uscendo da una “sfera estetica” e entrando in una “sfera morale”.

Potremmo continuare ancora e ancora con Mourning becomes Electra, di O’Neill, e se proprio vado a scavare nella memoria… mi ricordo più che bene di quella volta al teatro Morlacchi di Perugia (poltrona in seconda fila, biglietto in abbonamento della mamma del mio fidanzatino di allora) The Family Reunion di Eliot dove la memoria dell’Orestea e di tutta l’allegra brigata era affidata alle inquietanti Eumenidi. Un ricordo terribile, la sala andò svuotandosi pian pian, accanto a me seduto russava il preside della mia facoltà che allora era un sociologo, dunque, mi sentii autorizzata a non apprezzare il dramma e ad uscire anch’io dal teatro. Eliot dissimula il collegamento con “l’archetipo” facendo un po’ di variazioni alla trama… il protagonista, Harry, è inseguito dalle Erinni perché reo lui stesso di un uxoricidio e deve espiarlo, oppure perché deve essere espiato in lui l’uxoricidio soltanto desiderato dal padre ecc ecc.

Ciò detto, io sono comunque emozionata all’idea di assistere a questa Elettra di Euripide e soprattutto di farlo in un teatro come quello del Palladio e di tutto ciò che vedrò renderò conto.

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