Elisabetta Favale
E(li's)books
22 Ottobre Ott 2018 1315 22 ottobre 2018

L’Elettra di Euripide al Teatro Olimpico di Vicenza. Masturbazione, incesto e Checco Zalone

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Appena qualche giorno fa, per prepararmi allo spettacolo che ho visto ieri al teatro Olimpico di Vicenza, l’Elettra di Euripide, avevo scritto di quest’opera e di alcune sue “declinazioni” evidenziando proprio quelle più “alternative” e sperimentali.

Le reinterpretazioni e le sperimentazioni mi piacciono e trovo che aggiungano molto spesso nuove chiavi di lettura rendendo opere altrimenti relegate a un genere ( in questo caso il teatro classico) vicino a certo tipo di pubblico e lontano dai gusti di altri spettatori.

Ciò detto non posso fare a meno di sottolineare quanto, lo spettacolo a cui ho assistito ieri, fosse lontano da una sperimentazione di successo.

La scena si apre con il prologo recitato da Massimiliano Di Corato, vestito da “scugnizzo” con felpona e cappuccio in testa, pantaloni larghi e una maglietta troppo corta a scoprire un addome irsuto (è proprio questo dettaglio che lo trasforma da potenziale rapper a scugnizzo dall’aria anche ambigua e sessualmente ammiccante), l’attore parla con un marcatissimo accento barese con intercalari che tuttavia fanno più pensare al dialetto siciliano. Provate a mettervi nei miei panni: immaginate il palcoscenico dell’Olimpico che ho messo nella foto e pensate a Di Corato che ci racconta di Elettra e Oreste ed Egisto e Clitemnestra ma chiudendo un attimo gli occhi potreste facilmente scambiarlo per Checco Zalone o uno dei suoi personaggi.

Perché sia stata fatta la scelta di questa inflessione (sono certa sia stata pensata e voluta) non riesco a immaginarlo e onestamente, all’idea di una qualche assurda risposta preferisco anche non saperlo, così come mi sfugge del tutto il motivo per cui il suddetto tra una frase e l’altra invia baci in una direzione non meglio definita e ad un qualcuno di immaginario, sembrerebbe un richiamo ma di che genere non sono stata in grado di comprenderlo.

Elettra, interpretata da Caterina Pilon, anche lei di felpa munita, indossa (sotto la felpa) un vestito simil Jane nel film The legend of Tarzan. La Pilon recita, dall’inizio alla fine dello spettacolo, urlando a squarciagola, l’ira funesta della giovane Elettra nasce soprattutto dal fatto di aver perduto la sua posizione sociale, vivere in povertà è una cosa insopportabile e come dirà successivamente Andrea Lopez Nunes che interpreta Oreste: “ i poveri sono cattivi per necessità” (o una cosa simile) ed Elettra è, effettivamente posseduta dal desiderio di sangue e vendetta, indispettita dal fatto di non essere neppure più così avvenente a causa delle privazioni.

Oreste, l’uomo la cui mano si sarebbe macchiata del doppio delitto, è interpretato, come dicevo, da Andrea Lopez Nunes, un ragazzo composto con un tono di voce incredibilmente piatto, l’unico momento in cui lo vediamo animarsi è durante l’incontro con la sorella che è una sorta di “assalto”, si rotolano avvinghiati sul palcoscenico mentre Di Corato, in disparte, si masturba (letteralmente).

Questo riferimento ad un possibile incesto non è il solo, più avanti infatti, la vergine Elettra (è sposata ad un contadino che però non l’ha mai violata perché consapevole di non meritarla, riferisce Elettra stessa al fratello) insinuerà di avances ricevute ancor fanciulla da Egisto, il marito della madre e assassino del padre sul cui cadavere lei si stenderà e con movimenti inequivocabili indurrà lo spettatore a pensare ad un interesse ricambiato. Non so se mi sono spiegata! Egisto pare fosse bello assai…

Le uccisioni di Egisto e Clitemnestra sono accompagnate da una sorta di ballo e canto, io ho pensato ancora alla Puglia, sembrava una taranta, e quando Oreste ha riferito alla sorella di aver ucciso Egisto dicendo testualmente “questi sono fatti e non parole” vi assicuro il tono era quello di Roberto Carlino: “non sogni ma solide realtà” e non ho potuto fare a meno di ridere.

Come abbia fatto questa Elettra ad arrivare su questo splendido palco io non so, la regista è bellunese, non la conosco ma immagino che qualcuno più sensibile e “più avanti” di me abbia visto nello spettacolo grandi potenzialità che io non ho saputo apprezzare.

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