Francesco Carini
Homo sum
24 Ottobre Ott 2018 2000 24 ottobre 2018

Lotta alla dispersione scolastica e all’esclusione sociale: da Palermo, il CESIE ci prova con SymfoS

Esclusione

di Francesco Carini

Nel 2016, secondo Eurostat, 78,5 milioni di cittadini europei vivevano in stato di povertà. Nel 2007 i poveri assoluti italiani erano 2,4 milioni, nel 2017 sono saliti a 5.058.000, con un incremento di 261.000 unità rispetto al 2016, cifra modica se si prendono in considerazione i cittadini a rischio povertà (secondo i dati ISTAT il 30% nel 2016). Numeri da brivido se si pensa agli effetti che questa situazione può causare in concreto nel sociale.

Davanti all’incertezza e all’ansia da precarietà determinata da un mercato del lavoro che non può garantire stabilità, soprattutto i giovani rischiano di entrare in una spirale negativa che potrebbe riflettersi anche in un incremento del tasso di abbandono scolastico nelle aree più depresse.

Dall’ultimo rapporto di Save the Children Nuotare contro corrente - Povertà educativa e resilienza in Italia, pubblicato nel maggio 2018, il 10% dei bambini vive in condizioni di povertà assoluta e sul totale del dato nazionale solo il 5% riesce a raggiungere i livelli di competenza minima nella matematica e nella lettura, contro il 24% dei rispettivi coetanei provenienti da famiglie benestanti. Pertanto, oltre agli allarmanti dati economici, ciò che dovrebbe preoccupare é la disuguaglianza che si presenta a un individuo come uno scoglio spesso insormontabile se nato in contesti svantaggiati, destinata a permanere o a peggiorare durante il corso dell’esistenza del bambino, a meno di un intervento da parte di enti e/o persone fisiche che agiscono all’esterno o in collaborazione con il nucleo di origine. Nello stesso rapporto di Save the Children, vengono indicati alcuni fattori che possono indurre nel fanciullo uno sviluppo della resilienza, necessaria a permettergli di superare gli ostacoli sociali che possono rallentare la sua crescita personale. Fra questi, sono annoverati lo sport, la musica, la lettura, ma anche una scuola ricca di attività extracurriculari o un ottimo rapporto studenti - insegnanti.

Quindi, nonostante sia fondamentale un intervento netto allo scopo di garantire l’arresto dell’impoverimento economico con conseguente rischio di emarginazione sociale per le fasce meno abbienti della popolazione (dato che le condizioni di degrado di alcune comunità costituiscono uno fra gli impedimenti principali per il potenziamento della resilienza), alcuni elementi in ambito formativo e/o scolastico possono risultare basilari alfine di permettere in parte il superamento di barriere poste già dalla più tenera età, con il conseguimento di obiettivi raggiungibili in condizioni di normalità, ma non di cronica precarietà.

In alcuni paesi europei, si sta cercando di intervenire con progetti come SymfoS, cofinanziato dal programma Erasmus Plus, tramite cui l’Unione Europea tenta di invertire una rotta drammatica che può condurre inevitabilmente ad una spaccatura fra le classi sociali proprio per una fragilità di certezze che non ha verosimilmente eguali dalla seconda metà del ‘900 in poi.

Basato sulle teorie sviluppate negli anni ’90 dall'educatore tedesco Wilfried Schneider, SymfoS viene definito un metodo creativo e inclusivo basato sul “lavoro con i simboli”, indirizzato ai servizi di orientamento scolastico e professionali per giovani svantaggiati, normalmente soggetti fra i 15 e i 24 anni (ad oggi, un totale di 420 individui).

In Italia, il CESIE è l’ONG responsabile per l’attuazione del progetto. Con base a Palermo, quest’organizzazione si occupa di educazione e formazione, management in ambito locale, nazionale e internazionale, anche in partnership con altre strutture europee.

La dottoressa Caterina Impastato, responsabile di SymfoS per CESIE, risponde ad alcune domande in merito all’essenza e all’attuazione stessa del progetto.

Salve Caterina, SymfoS si basa su un metodo sperimentale o é già stato collaudato?

«La metodologia SymfoS ha il suo fondamento teorico nella psicologia analitica di Jung. [...] I sogni sono il modo in cui il nostro inconscio comunica, mentre i simboli che lo animano possono essere assimilati ad un linguaggio che funziona in modo più diretto rispetto al linguaggio verbale, molto più ricco di sfumature ma anche molto più diretto. In più, le esperienze della nostra vita sono associate a certe emozioni che, attraverso i simboli (in forma di oggetti comprensibili), sono più semplici da richiamare alla memoria.

Seguendo l’approccio originale di Wilfried Schneider, e, sulla base di un precedente progetto denominato “Perspektiven BildungÖsterreich”, l’organizzazione austriaca Hafelekar Consultancy, responsabile del coordinamento europeo di SymfoS, ha sviluppato ulteriormente la metodologia uscendo dall’ambito della terapia per spostarsi a quello del counselling orientativo rivolto in particolare a giovani svantaggiati.

L’approccio pedagogico alla base di SymfoS è positivo, incentrato sulla ricerca di una soluzione e non sullo svisceramento del problema, sul riconoscimento e valorizzazione delle risorse e delle competenze della persona, anche quelle acquisite in contesti informali e non-formali».

Quali sono le tipologie di fruitori del progetto?

«Nell’individuazione dei fruitori per la fase di piloting, le organizzazioni partner di SymfoS hanno tenuto conto delle specificità nazionali e della diversa natura delle organizzazioni coinvolte. I principali beneficiari sono giovani tra i 15 e 25 anni che riscontrano delle difficoltà ad inserirsi/re-inserirsi in percorsi di istruzione e formazione o che faticano a trovare una collocazione nel mercato del lavoro. In generale SymfoS offre loro un supporto che agisce fortemente a livello motivazionale e di responsabilizzazione personale, accelera l’identificazione di azioni necessarie per avviare un cambiamento».

Su quale periodo si sviluppa il progetto?

«La sperimentazione è iniziata a settembre 2016 e si completerà a febbraio 2019. Durante questi mesi le organizzazioni partner di SymfoS hanno cercato e stanno tentando di rendere questa esperienza il più possibile trasferibile ad altre organizzazioni, ma anche di sviluppare nuovi progetti basati sull’uso di questa metodologia. In questo modo l’esperienza e le competenze sviluppate internamente al consorzio verranno impiegate in nuovi progetti e iniziative europee e locali.

Per garantire il facile trasferimento, tutti i manuali sviluppati all’interno del progetto saranno pubblicati nella piattaforma per l’apprendimento www.symfos.eu e quindi disponibili in un’ottica di risorse aperte. Il Manuale per il trasferimento della metodologia SymfoS (pensato appositamente per facilitare l’adozione della metodologia da parte di altre organizzazioni impegnate nel settore dell’orientamento) verrà presentato ufficialmente il 16 novembre 2018 a Palermo presso la Fondazione degli Assistenti Sociali Sicilia, durante la Conferenza europea “SymfoS: orientare con i simboli. Una metodologia olistica per il counselling scolastico e professionale”».

A chi si rivolge la formazione?

«La formazione si rivolge ad assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti, orientatori, formatori e insegnanti che lavorano in particolare con giovani e propongono attività di orientamento scolastico e professionale.

In SymfoS si sono susseguite diverse attività di formazione internazionale, nazionale e interne alle organizzazioni stesse».

Com'è finanziato il progetto?

«SymfoS è un Partenariato Strategico per l’istruzione e la formazione professionale (Vocational Education and Training), facente parte dell’Azione Chiave 2 del Programma Erasmus +.

L’obiettivo di questi Partenariati Strategici è supportare il miglioramento della qualità dell’offerta di istruzione e formazione professionale promuovendo la cooperazione tra diversi organismi. Nella pratica si sviluppano e si trasferiscono pratiche innovative nelle organizzazioni a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. SymfoS è stato sviluppato in collaborazione con 6 organizzazioni provenienti da cinque paesi europei».

Chi sono i vostri partner e come operano?

«In Austria, ce ne sono 2: il centro per i migranti del Tirolo ZeMiT e Hafelekar Consultancy. Il primo supporta giovani migranti minori di 25 anni che affrontano diverse barriere nella ricerca del lavoro, del percorso scolastico o di formazione; il secondo ha una particolare esperienza nella preparazione di consulenti, formatori (compresi quelli di SymfoS), dirigenti e imprenditori delle PMI.

In Germania il Sozialwerk Dürener Christen, che offre un servizio di assistenza sociale a giovani svantaggiati con difficoltà ad integrarsi nel sistema scolastico e nel mercato del lavoro.

In Irlanda c’é il Ballymun Job Centre, un centro per l’impiego che supporta giovani tra i 16 e 25 anni, disoccupati, impegnati in attività di formazione o alla ricerca di nuovi percorsi di formazione.

Infine in Spagna si trova la ONG Asociación Caminos, che ha formato un cospicuo numero di facilitatori SymfoS per supportare soprattutto l’alto numero di disoccupati nella regione Andalusia».

Nell’ambito di SymfoS, a chi si rivolge in particolare il CESIE?

«Il CESIE ha coinvolto giovani che vengono a contatto con la nostra organizzazione attraverso varie attività di promozione della partecipazione alla vita comunitaria e tramite la collaborazione con organizzazioni locali ed enti che lavorano con i giovani e che fanno parte del nostro network come Moltivolti, WeWorld Onlus Palermo, l’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Palermo.

In Italia il CESIE ha rivolto la sua attività a giovani under 25, NEET e disoccupati. Tra i giovani coinvolti nelle attività di progetto vi sono minori migranti non accompagnati che si avvicinano alla maggiore età e quindi hanno bisogno di un supporto nel trovare la strada per un’indipendenza economica e soluzioni abitative stabili. Un altro gruppo di giovani, provenienti da diversi paesi, é impegnato nel Servizio di Volontariato Europeo a Palermo.

Attualmente il CESIE sta impiegando la metodologia SymfoS anche all’interno del progetto BYMBE, rivolto a un gruppo di giovani madri al fine di aiutarle nel reinserimento scolastico e professionale».

Come descritto personalmente in un altro articolo, nel saggio The Big Deal: i nuovi usi della diagnosi nella democrazia tedesca (pubblicato nel volume 357 di Aut aut - Le diagnosi in psichiatria) di Luciana Degano Kieser e Giovanna Gallio, viene riportato un dato impressionante diffuso dallo Statisches Bundesamt riferito all’accesso nel 2010 nelle Sonderschulen (scuole “speciali” per diversamente abili), in cui la percentuale di immigrati italiani iscritti é pari all’8,5% del totale sul territorio nazionale (con picchi del 9,8% in Ländern come la Baviera) contro il 4,4% dei tedeschi. Naturalmente, questo dato dovrebbe far capire non che gli italiani siano meno dotati dei teutonici, ma che una condizione di svantaggio economico e sociale in determinate fasce della popolazione immigrata può condurre a situazioni in cui tale disparità di partenza può essere manifestata anche nelle prestazioni intellettuali degli scolari (a meno che non ci siano handicap psico-fisici manifesti o diagnosticati per mezzo di analisi cliniche o strumentali).

Il rischio di “perdere” milioni di giovani potenzialmente brillanti solo perché nati in contesti economicamente e socialmente svantaggiati rappresenta una grave perdita, per i giovani stessi e per la collettività, pertanto, anche se da soli non potranno invertire la rotta, certi progetti coordinati positivamente e coadiuvati da una maggiore e migliore spesa indirizzata nel Welfare, possono determinare, nei limiti della loro azione, un’inversione di rotta in un continente che rischia di dividersi sotto il profilo politico e socioeconomico, a meno che non si cerchi di intervenire per tamponare e rimediare a diseguaglianze sempre più preoccupanti.

© Francesco Carini - tutti i diritti riservati

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