Elisabetta Favale
E(li's)books
25 Ottobre Ott 2018 1303 25 ottobre 2018

Parole nella polvere - Máirtín Ó Cadhain. Recensione

Parole Nella Polvere

Il libro di oggi è proprio un libro speciale (lo so lo dico spesso...)

La Trama:

Da un piccolo cimitero del Connemara, di fronte all'Atlantico, si levano voci che dicono la loro su tutto e tutti: fatti personali, tragedie recenti (siamo all'epoca del nazismo e della seconda guerra mondiale), leggende popolari, guerra civile, rugby. Dialogano fra loro morti che non sono morti, e che anzi intervengono come se fossero ancora nel pieno delle loro vicende quotidiane. Sopra tutti risuona la voce di Caitríona, sanguigna vedova in perenne dissidio con nuora e consuocera, col prete, con la sorella, col mondo intero insomma.
"Parole nella polvere" è un brulicante viluppo di storie radicate in un mondo intimamente orale, un'incessante conversazione che ripercorre le contraddittorie vicende di una comunità, tra accuse e controaccuse che parlano di proprietà della terra, di matrimoni più o meno d'amore, di debiti ed eredità. Ó Cadhain costruisce in questo modo un quadro grottesco dell'Irlanda di quegli anni, segnata dalla miseria della vita rurale e dalle tensioni politiche e sociali, oltre che dalla paura e dalla meschinità umane.

Quel che ha lasciato a me.

Leggendo di questo libro di Ó Cadhain mi sono incuriosita moltissimo, confesso di esserci arrivata seguendo le tracce di uno dei traduttori, anzi traduttrice, Thais Siciliano. Un libro mai tradotto in inglese per lunghissimo tempo (è una delle opere più famose scritte in gaelico) e arrivato in Italia grazie ad un lavoro molto complesso di traduzione che si è basato a sua volta su altre traduzioni dall’inglese quindi una traduzione di una traduzione.

Come accennato nella trama, i protagonisti sono tutti defunti, eppure dai loro dialoghi si capisce subito che "E' come nel vecchio mondo, a parte che non vedi nulla al di là della fossa e non puoi mollare la bara. Non senti nemmeno i vivi e non sai che cosa gli succede, tranne quello che ti raccontano quelli appena seppelliti", vecchie rivalità, invidie, gelosie, rimostranze, tutto esattamente come quando si era in vita!

Come scrisse Pirandello in Il fu Mattia Pascal “una sorta di prima prova di soggiorno nell’aldilà, dove aleggia il sospetto che se l’aldilà ci fosse non sarebbe tanto diverso dall’aldiqua” e forse è proprio questo che l’autore ci vuole dire.

La protagonista principale è Caitriona Paideen, donna terribile in vita e anche ora da morta, livorosa, cattiva con tutti, comincia a tormentare i defunti che arrivano dopo di lei per farsi dire come è stato il suo funerale, quanta gente c’era, quante candele erano state accese, se i paramenti funebri e il sudario erano alla sua altezza e soprattutto vuole sapere se è seppellita nel lotto da una sterlina, da 15 scellini o da mezza ghinea, se la croce di pietra che il figlio le ha promesso è stata messa o meno.

La morte è raccontata come evento “spettacolarizzato e drammatizzato”non vi è traccia neppure di una sorta di “sistema di giudizio”, o paure di matrice religiosa, emerge invece lo “smarrimento” del defunto che arriva in questo “mondo altro” e non ha una guida se non quella della “comunità” di defunti.

Avete presente Hilarotragoedia di Giorgio Manganelli? Beh in alcuni casi l’ironia nera di Ó Cadhain mi ha fatto pensare a questo libro, Manganelli parla di “periferia dell’Ade”, di “sobborghi” e di “banlieu infera”… Ó Cadhain lo fa in modo diverso ma con un tono simile. Il messaggio che arriva forte, anche leggendo i numerosi riferimenti a eventi storici (si fa cenno a Hitler per esempio) è che se il mondo dei vivi è privo di certezze, di giustizia, di amore, parimenti quello dei morti ne è il riflesso. Tante solitudini in un microcosmo affollato, i confini tra vita e morte sono sottilissimi :

“L’aldilà è la vita oltre lo squarcio nel cielo di carta, è la vita priva dell’“inganno consueto” per dirla con il Montale di Ossi di seppia.

Strappa più di qualche sorriso Parole nella polvere, la tromba del cimitero che annuncia l’arrivo di un nuovo defunto ricorda l’inizio di uno spettacolo più che un triste evento, ho trovato interessante anche la scelta di mantenere nomi e alcuni termini in gaelico: Pádraig è Patrick, Máire è Mary, Caitríona è Katherine, Ababúna è una esclamazione ripetuta di continuo e ha un significato del tipo: “Accidenti”, “Cavolo”!

Belli i riferimenti alle tradizioni irlandesi, alla storia, ogni defunto al momento dell’arrivo porta novità e soprattutto porta la sua storia, introduce nuovi argomenti di discussione e spesso argomenti per litigare ancora e ancora. E’ un libro fatto di dialoghi che si intersecano continuamente, una sorta di joyciano coro di numerose coscienze, il risultato è qualcosa di “eccessivo”, irrazionale, contraddittorio, perfettamente disarmonico come è la realtà e ogni morto ha qualcosa da dire e forse ha più credibilità qui, in questa nuova comunità, di quanta ne avesse in vita.

Non credo che Ó Cadhain volesse farci “la morale”, credo invece che si sia divertito moltissimo a scrivere questo libro.

Bello, molto singolare.

Parole nella polvere - Máirtín Ó Cadhain

Lindau, Collana Senza frontiere Traduzione: Luisa Anzolin, Laura Macedonio, Vincenzo Perna e Thais Siciliano
Prefazione: Alan Titley Postfazione: Vincenzo Perna

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