Stefano Grazioli
Gorky Park
30 Ottobre Ott 2018 1750 30 ottobre 2018

Finisce l'era Merkel - Ed era ora

Finisce l'era Merkel. Ed era ora. La cancelliera tedesca rimarrà in carica fino al termine della legislatura, prevista per il 2021. Poi se ne andrà in pensione. Forse anche prima, visto come stanno le cose a Berlino e la Grande Coalizione che fatica ad andare avanti. Prima finisce l'agonia politica, meglio è.

Solo i prossimi decenni saranno giudici di un epoca (18 anni alla guida della Cdu, 13, sino ad ora, al Kanzleramt) che ha segnato il percorso della Germania all'inizio del Terzo millennio. Ma anche a un primo sguardo, non si può non vedere che gli anni passati non sono stati certo brillanti. O avrebbero comunque potuto esserlo molto di più, se a Berlino non ci fosse stata una signora abituata a navigare a vista, senza visioni per il proprio Paese, tanto meno per l'Europa. Non diciamo per il Mondo.

Soprattutto in politica estera si nota il fallimento di Angela Merkel, incapace di dare una direzione autonoma alla Germania, farla davvero la guida per il Vecchio continente. Appiattita sempre sul versante transatlantico, succube di ogni inquilino alla Casa Bianca (da Bush Jr. a Obama per finire con Trump).

Helmut Kohl ha riunificato la Germania nonostante le diffidenze di Bush padre e di mezza Europa, dalla Gran Bretagna di Margaret Thatcher all'Italia di Giulio Andreotti. Gerhard Schröder non si è imbarcato nell'avventura in Iraq, condannando le fake news all'antrace presentate da Colin Powell alle Nazioni Unite. Angela Merkel è riuscita persino ad avallare il cambio di regime di Ucraina, sdoganando un (altro) oligarca alla presidenza e si è infilata nel vicolo cieco delle sanzioni contro la Russia, trascinando con sé tutta l'Ue.

Capolavori del genere, per una che spiata dagli americani non ha saputo altro che sorridere alla porta di Brandenburgo davanti a Obama, non sarebbero certo accaduti con i due precedessori. Non tanto perché la Russia è davvero cambiata, quanto perché i rapporti tra Berlino e Mosca sono mutati proprio per una Ostpolitik annacquata da tattiche transatlantiche. Vladimir Putin nel 2001 al Bundestag aveva teso la mano a Berlino e all'Occidente, che dopo la parentesi post Torri Gemelle, hanno pensato bene di andare per la loro strada. Ricevendo poi il conto dal Cremlino.

Angela Merkel non è stata capace di una politica strategica sul continente e nemmeno a casa propria. Se a livello economico la Germania è una locomotiva che andrebbe da sola, o pilotata da chiunque eviti di ascoltare le voci sbagliate, a quello politico da Berlino si deve governare con lungimiranza, non sul breve periodo, con in testa solo la paura di fare passi falsi.

La verità è che gli errori e le titubanze della cancelliera hanno condotto la politica tedesca alla stato in cui è: partiti di massa in caduta libera e largo spazio ai populisti della destra estrema. Che per la sua successione la favorita sia Annegret Kramp Karrenbauer la dice tutta sul futuro della Cdu, della Germania e dell'Europa.

EASTSIDEREPORT.INFO

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook