Elisabetta Favale
E(li's)books
2 Novembre Nov 2018 1210 02 novembre 2018

La legge 194, la violenza sulle donne, le unioni civili nel saggio di Emilia Sarogni

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Oggi voglio segnalare un saggio di Emilia Sarogni, consigliere parlamentare dal 1976, è scrittrice, saggista e conferenziera in Italia e all’estero.

Il lungo cammino della donna italiana (dal 1861 ai giorni nostri) Edizioni Spartaco.

È un libro da tenere sul comodino o comunque su un ripiano ben in vista della libreria in modo da poterlo aprire e consultare ogni volta che dimentichiamo quanto è stato difficile arrivare a certe conquiste, ogni volta che ci accorgiamo della violazione di diritti acquisiti.

È impossibile riassumere questo lungo percorso che abbraccia il cammino delle donne nel mondo, in realtà, non solo della donna italiana, io scelgo di fare un percorso al contrario, partendo dagli anni ‘70 italiani perché mi sembra che oggi alcuni importanti obiettivi di quegli anni, raggiunti con enormi sforzi, siano messi in discussione.

Siamo nel 1978, è il 22 maggio, sono già passati otto anni dell’approvazione della legge sul divorzio e il nostro Parlamento si decide ad approvare la legge sull’aborto. Arrivare alla legge 194 (ora alla ribalta della cronaca politica) fu difficilissimo dal momento che il nostro codice penale del 1930 considerava l’aborto come un delitto contro la sanità e l’integrità della stirpe. Nel 1975 si fece un primo passo riconoscendo “l’attenuante” nel caso di gravidanza che minacciava lo stato di salute della madre, un anno dopo, nel 1976, i radicali Bonino, Pannella, Faccio e Mellini presentarono in Parlamento una relazione che sosteneva la depenalizzazione dell’aborto e la libertà di scelta della donna per una maternità che fosse libera, responsabile e cosciente.

La proposta sull’aborto fu votata e approvata alla Camera il 21 gennaio del 1977 con 310 voti favorevoli e 296 contrari.

Votarono contro, come è facile immaginare, Democrazia Cristiana e missini, anche però gli stessi radicali e i demoproletari perché ritennero che la legge che si stava discutendo non andava comunque a tutelare sufficientemente la libertà di scelta delle donne.

Ci volle ancora un anno prima di arrivare all’attuale legge 194 che oggi è pericolosamente messa in discussione, si pensi che, secondo l’ultimo rapporto del Ministero della Salute (2016) ben il 70% dei ginecologi che lavorano in strutture dove si pratica l’interruzione di gravidanza si dichiarano obiettori. Un diritto acquisito e negato, in alcune regioni italiane è diventato quasi impossibile riuscire a praticare un aborto, ci sono strutture dove uno stesso medico è costretto a praticarne anche 400 all’anno, una vera e propria catena di montaggio.

Lascio a voi le riflessioni sul caso e vi invito a leggere questo saggio per acquisire maggiore consapevolezza se occorresse.

Il tono e lo stile che l’autrice adopera è quello di chi ha studiato e si è documentato per proporre, senza giudicare, fatti che hanno accompagnato la storia dei diritti civili di noi donne.

Un documentario puntuale e chiaro, un linguaggio sincero, schietto.

Molto interessanti i capitoli sulla figura di Anna Maria Mozzoni, italiana della prima metà dell’800, nata a Rescaldina nel 1837 da una famiglia della buona borghesia milanese, fu rinchiusa a soli 5 anni in un collegio dedicato a fanciulle nobili ma povere visto che il padre (architetto) aveva speso tutto il denaro di famiglia per l’istruzione dei figli maschi.

Troverete ogni particolare della vita di questa incredibile donna nel saggio di Emilia Sarogni, io voglio solo darvi un assaggio di cosa rappresenta e quanto dobbiamo noi italiane a questa donna.

A soli 27 anni (era il 1864 pensate all’Italia di allora) scrisse “La donna e i suoi rapporti sociali”, mazziniana convinta sognava un Risorgimento che rappresentasse anche la rinascita delle donne.

“Che fa la penna in mano ad una donna se non serve alla sua causa come a quella di tutti gli oppressi?"

Anna Maria Mozzati aveva una visione rivoluzionaria del lavoro delle donne, rifiutava categoricamente l’argomento dei suoi “minori bisogni”. Lottò moltissimo per far comprendere alle donne l’importanza dell’emancipazione, amica/nemica di Anna Kuliscioff a cui rimproverava il fatto di pensare a “leggi speciali “ per le donne che avrebbero potuto contribuire a relegarle comunque a un ruolo inferiore.

Continuando nella lettura troverete una efficace analisi dei diritti delle donne nella Costituzione Repubblicana e nelle leggi di attuazione per proseguire fino si nostri giorni con l’esame dell’Inter di approvazione di leggi che hanno riconosciuto la violenza sessuale come un reato contro la persona perché non dobbiamo dimenticare la “visione oscurantista e medioevale dello stupro, come turbativa dell’ordine morale e non come crimine” che ci ha accompagnato fino a una manciata di anni fa.

Il libro si chiude con altri importanti e attuali temi come le unioni civili e, purtroppo, l’ancora attuale tema della violenza sulle donne.

Non voglio abbandonarmi a commenti che mi porterebbero ad espormi politicamente perché non è questa la sede, chiudo quindi suggerendo la lettura di questo saggio che, come ho già detto, ha il merito di affrontare argomenti importanti e attuali con linguaggio e toni propri di una studiosa. Fatti più che parole.

Emilia Sarogni

Il lungo cammino della donna italiana, pubblicato da Edizioni Spartaco, in libreria dall'11 ottobre 2018.

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