Elisabetta Favale
E(li's)books
6 Novembre Nov 2018 1822 06 novembre 2018

La guerra, la fame, le speranze nel romanzo di Carmen Korn

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Carmen Korn è del 1952, è nata a Düsseldorf ma vive ad Amburgo con la sua famiglia, scrittrice e giornalista tedesca, Fazi ha pubblicato da poco il primo volume di una trilogia di grande successo di cui è autrice: Figlie di una nuova era. Il racconto comincia nel 1919 e si conclude nel 1948, ho premesso che l’autrice è del 1952 perché volevo fosse chiaro che lei non ha vissuto in prima persona nessun momento del periodo storico che racconta, immagino invece che i suoi genitori, i nonni, possano invece essere stati protagonisti di questo recente e doloroso passato e nel caso dei tedeschi è un particolare secondo me fondamentale.

Ho trovato, nelle pagine di Figlie di una nuova era, il cosiddetto “deutsches Leid”, il dolore tedesco per le ferite che le guerre, hanno inflitto ai civili, il tono con cui Carmen Korn racconta la storia è tuttavia un tono che mi è parso privo di vittimismo, è una cronaca dei fatti e i protagonisti, le protagoniste del romanzo, sono una vox populi tutto sommato equilibrata, anche nei drammi, nei lutti, nelle privazioni.

Molti autori tedeschi nelle loro opere hanno inevitabilmente problematizzato e tematizzato le conseguenze sulla società tedesca (e sugli altri Paesi dell’Europa) della guerra raccontando spesso un presente schiacciato dalle “responsabilità” ideologiche del passato, oltre che politiche, nel caso di questo romanzo ho avvertito latente il desiderio di darci un’idea della possibile tensione fra quelli che sarebbero stati vittime e quelli che invece potevano diventare carnefici.

Come evidenzia anche il titolo, le protagoniste principali della storia sono donne, io però, più che descrivere i profili di Henny, Käthe, Ida e Lina, vorrei cercare di evidenziare ciò che l’autrice tematizza, la difficoltà del semplice vivere, la parabola esistenziale di un gruppo di persone, uomini e donne, lo spaesamento di fronte ad un periodo storico che ha lasciato tracce indelebili.

Come sempre avviene in tempo di guerra, le aspirazioni dell'individuo si infrangono contro la realtà politica, sociale e culturale, così è in Figlie di una nuova era.

Lina prese dall'armadio il grosso telo di lino con su ricamate le iniziali della madre. (...) Peccato che la rinuncia a gran parte dei loro beni non fosse servita a salvare tutti e quattro i membri della sua famiglia dalla fame durante l'inverno delle rape, tra il 1916 e il 1917. (...) I genitori erano morti per assicurare loro la sopravvivenza.”

L’arma della fame si rivela essere la peggiore per i civili, diversi sono i passi toccanti in cui Carmen Korn descrive le condizioni in cui versava la popolazione, non dimentichiamo che il governo taceva per evitare che l’opinione pubblica gli muovesse accuse per le carenze nella distribuzione dei beni di prima necessità, si preferiva deviare il malcontento verso i “nemici interni”, che di volta in volta venivano identificati nei commercianti, negli speculatori, negli agricoltori o negli ebrei.

"La massima di Goebbels, secondo cui gli ebrei hanno la colpa di tutto, è un veleno lento ma efficace (...) ho letto il libro di Hitler (...) Finiremo per impazzire, da soli, con tutta questa storia di Hitler"

L’inverno delle rape, di cui parla Lina, una delle protagoniste, fu appunto quello del 1916, quando le importazioni di cereali crollarono e 1/5 del terreno coltivabile fu destinato alle patate e quindi alle rape.

Un filone di pane era arrivato a costare quattrocentosettanta miliardi di marchi. Con dieci dollari si campava un mese. Con cento dollari si viveva nel lusso.”

Significativi sono anche i momenti in cui i personaggi devono fare i conti con i meccanismi dell’acquiescenza, dell’obbedienza, con i mutamenti delle loro convinzioni:

"del nostro popolo fa parte solo chi ha nelle vene puro sangue tedesco (...) Lud tu ti definisci ancora socialdemocratico. Non ti viene il dubbio che il Partito tedesco dei Lavoratori le stia sparando un po' troppo grosse?

Ecco che emergono le difficoltà per chi è costretto a riscrivere il proprio vissuto.

" Non prenderanno il Reno, fiume libero di Germania anche se strillano come corvi avidi. (...) la guerra è stata un crimine!, era scattata Käthe al secondo verso. Un crimine contro tutti i popoli. E il Kaiser è un farabutto. Ma è stato anche un atto di grande coraggio! I tuoi discorsi comunisti valli a fare fuori da casa mia, Käthe "

Diverse sono le canzoni che l’autrice cita, anche quelle satiriche come Der Revoluzzer, che aiutano il lettore ad immergersi nella Germania raccontata.

I traumi storici finiscono per influenzare irrimediabilmente i protagonisti del romanzo,

"Per Lina non era esagerato affermare che anche la vecchia pedagogia aveva la sua parte di colpa in quella guerra terribile. “

E ci sono i sentimenti ovviamente, l’amore amicale, genitoriale, quello sensuale. Bello il personaggio di Rudi che declamava poesie a Käthe:

“La sciatteria che la madre di Henny rimproverava a Käthe, Rudi Odefey la chiamava sensualità e gli piaceva enormemente. Se c’era una cosa di Käthe che non gli piaceva, semmai, era il suo scarso amore per la parola, per la poesia.

Le aveva letto una poesia di Anna Achmatova.

Invecchiammo di cent’anni, e accadde

nel corso di un’ora sola:

la breve estate volgeva alla fine,

fumava il corpo delle piane arate.

I versi non l’avevano nemmeno sfiorata, presa com’era a gustarsi quel pasticcino con le perline di zucchero che gli era costato una fortuna.

«La poesia s’intitola “In memoria del 19 luglio 1914”», le aveva spiegato. «Ma è stata scritta nel 1916. Una poetessa di San Pietroburgo».”

Un racconto sincero e accurato, un resoconto storico-sociale e un viaggio nei sentimenti di un gruppo di famiglie.

Così sento di poter definire Figlie di una nuova era.

Figlie di una nuova era – Carmen Korn. Fazi Editore 2018

Traduzione Manuela Francescon e Stefano Jorio

https://fazieditore.it/catalogo-libri/figlie-di-una-nuova-era/

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