Luciano Trincia
Il tornio
7 Novembre Nov 2018 0824 07 novembre 2018

Trump, l’elefante ferito

Trump

Chi voleva il crollo totale resterà deluso. Chi sognava un plebiscito sulla politica del Presidente dovrà prima o poi ammettere di aver sbagliato. L’esito della consultazione di Midterm è chiaro: gli Stati Uniti, come non era successo dai tempi del Vietnam, sono un paese profondamente diviso. Se le Presidenziali del 2016 avevano mostrato al mondo l’esistenza di due Americhe incapaci di intendersi, ora gli elettori statunitensi hanno scavato ulteriormente il fossato fra queste due tribù, una rurale e conservatrice, l’altra urbana e progressista. Due tribù divise su tutto, come durante la guerra civile, portatrici di contrastanti visioni del mondo, impegnate negli ultimi giorni in una conta divenuta, per volere dello stesso Trump, un referendum sulla sua persona.

Dopo soli due anni di potere, il vulcanico Presidente degli Stati Uniti segna ora il passo, dopo un’aspra campagna da lui stesso modellata sul conflitto razziale e sull’identità americana, con il recente attacco allo Ius soli, che attribuisce automaticamente la cittadinanza americana a chiunque sia nato negli Stati Uniti a prescindere dalla nazionalità dei genitori, e con l’invio di 5200 soldati alla frontiera messicana per fermare la carovana di migranti partita dall’Honduras. Il suo pugno duro su sicurezza e migrazione non ha dunque convinto l’elettorato, che ha bocciato nell’urna questa politica fatta a colpi di oratoria incendiaria.

L’elefante è ferito, ma non cade. La sua leadership prima incontrastata è ora sotto scacco, ma non c’è stata l’onda blu auspicata in campagna elettorale in casa dem. I democratici riconquistano la maggioranza alla Camera e i repubblicani mantengono il sottile vantaggio che avevano al Senato. Questo dato segna però sicuramente una svolta rispetto ai primi due anni dell’amministrazione Trump, quando la destra controllava saldamente i due rami del Congresso e la Corte Suprema.

Si apre una fase più conflittuale in cui sarà molto più difficile per Trump proseguire con il suo programma di politica interna. Dalla riforma fiscale alla costruzione del Muro, i democratici avranno la possibilità di sabotarne le misure e di aumentare la pressione sulla Casa Bianca. La sinistra si è mostrata capace di arrestare l’ondata populista e nazionalista alimentata da Trump negli ultimi anni. La sua presidenza sarà ora dimezzata, sebbene non si sia avverata quella riscossa democratica di ampie proporzioni auspicata da molti media statunitensi. L’opposizione dem ha però in mano le carte per bloccare gran parte dell’azione di governo ed è ora probabile che lo scontro nel Paese diventerà ancora più aspro.

Anche la schizofrenica politica estera seguita dall’amministrazione Trump a partire dal novembre 2016 subirà un duro colpo. Il suo stile imprevedibile e impulsivo, decretato prevalentemente a colpi di Twitter, ha seminato lo sconcerto sia a Washington che in numerose cancellerie europee, raramente alle prese con una simile brutalità diplomatica di un Presidente degli Stati Uniti. Le guerre doganali, l’annullamento dei trattati di libero scambio, lo spostamento dell’Ambasciata statunitense a Gerusalemme, l’uscita dagli accordi di Parigi sul clima e infine il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano avevano creato forti imbarazzi fra gli alleati. Ora l’insieme di queste decisioni esplosive sarà messo a dura prova dalla nuova composizione del Congresso americano, deciso a incalzare il potere esecutivo su tutti i fronti in vista delle Presidenziali del 2020.

Un Congresso che vede per la prima volta nella storia americana l’ingresso di due donne musulmane nella Camera dei deputati, entrambe fra le fila dei democratici: la giovane Ihlan Omar, 36 anni, fuggita dalla guerra in Somalia trent’anni fa e ora eletta nel collegio del Minnesota e Rashida Tlaib, 42 anni, nata da rifugiati palestinesi, eletta nel Michigan. Una svolta di genere confermata anche da molte altre donne neoelette, come Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane rappresentante alla Camera ora conquistata dai democratici.

Il vento nuovo che soffia da oggi sul paesaggio politico americano ha anche il loro volto. Da oggi inizierà la campagna politica per le Presidenziali del 2020, in cui Trump dovrà fronteggiare una forte pressione dentro e fuori il Congresso, fatta di inchieste parlamentari a raffica come quella di Robert Mueller, con l’eventualità di giungere a un impeachment del Presidente. La caccia all’elefante ferito è appena cominciata.

@LucianoTrincia

_________________________________

Iscrivendosi alla newsletter di questo blog è possibile ricevere per mail una notifica sugli articoli di prossima pubblicazione.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook