Elisabetta Favale
E(li's)books
9 Novembre Nov 2018 1029 09 novembre 2018

Nessun commissario per la crime novel di Gianni Mattencini

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Questo è il mio secondo romanzo di Gianni Mattencini, avevo letto I segreti degli altri (Giulio Perrone editore) e mi ricordo bene che durante la presentazione in una libreria di Roma (Gianrico Carofiglio accompagnava Mattencini ) scommettemmo che sarei arrivata in fondo e non lo avrei considerato un noir (o qualcosa di simile).

Non ebbi più modo di dare un feedback sulla faccenda, se non ricordo male però dissi all’editore che ero rimasta incantata dalla scrittura elegante e ricercata, non essendo io un’amante delle storie con omicidi e indagini posso assicurarvi che di certo non mi sarei spinta a leggere anche questo secondo romanzo se non avessi pensato ne valesse la pena.

La storia si apre con un gruppo di persone che si reca in un posto per l’identificazione di un cadavere. È il 1924.

L’omicidio c’è già stato, nei romanzi di Mattencini non c’è violenza manifesta e l’ambientazione è sempre ben circoscritta, qui siamo in un paese della Calabria vicino al fiume Crati e la vittima è persona conosciuta e “riconosciuta” nel contesto sociale, un ingegnere.

“Oh qui si trattava di un omicidio [...] si trattava della vita di un uomo col quale s’era lavorato, un uomo che s’era conosciuto nei momenti di forza e in quelli di debolezza. Si trattava dell’ingegnere Alessandro, figlio di galantuomo e galantuomo lui pure, a parte i suoi peccati “

Come in un romanzo dell’Ottocento l’autore guida il lettore attraverso i fatti con metodo assolutamente razionale, tutto nella storia è “tangibile” e credibile, ben incastonato nella realtà fenomenica quindi basato su ragionamenti induttivi.

Solitamente nei romanzi che rientrano in uno dei filoni che oggi si declina in noir, crime novel ecc, ci sono due storie, quella legata all’omicidio e quella legata all’inchiesta, nei romanzi di Mattencini a prevalere sono i personaggi che entrano a far parte dell’inchiesta e gli investigatori sono figure istituzionali, hanno poco a che vedere con i commissari “star”, qui c’è il brigadiere Maisano che è un brav’uomo, un uomo intelligente ed è affiancato dal classico appuntato scansafatiche, Varcone.

Il lettore viene sedotto dall’intreccio della trama che porta verso indizi legati alle vite intime della gente del posto, è un omicidio che si suppone commesso da un membro di questo microcosmo pertanto tutta la piccola comunità può, potenzialmente, entrare nella vicenda, in un modo o nell’altro.

Interessante la parte che vede Gennaro, il caposquadra degli operai che lavoravano con la vittima, indagare sull’omicidio.

“Come sono ingannevoli i sensi” rifletteva dopo una notte insonne ad elucubrare su un colpevole che con la luce del giorno si scopre non essere più tale.

“Il presupposto del rimuginare era infondato. Il caposaldo della responsabilità insussistente”.

Belli i “sommovimenti” d’animo che accompagnano lo svolgersi degli eventi e il progredire dell’indagine, io ho trovato bello il personaggio di donna Giorgina, la moglie della vittima che prova a trasmettere una sorta di freddezza emotiva ma non può non coinvolgere il lettore e portarlo dalla sua parte quando la si immagina dibattersi nel letto consapevole che forse quella morte le è ancor più insopportabile perché collegata a un tradimento.

Come dicevo qui la legge emerge poco, appare priva di forza e volontà:

“ Così non si aiuta la legge, ne’ le nostre coscienze “ dice Gennaro a Onofrio.

“ La legge si aiuti da sola se vuole. Che’ mi pare non vuole, altrimenti non avrebbe affidato il caso a due poveri regi che si sono sbattuti per giorni, senza vantaggio “.

Il cosiddetto “affaire”, che da subito sappiamo essere il movente dell’omicidio ha però un risvolto inaspettato. Le motivazioni ben diverse dalla semplice gelosia e l’omicida...

Scopritelo da soli.

Confermo lo stile sobrio e “antico” di Mattencini, confermo anche che non leggerete un noir, io la definirei più precisamente una elegante crime novel.

L’onore e il silenzio. Gianni Mattencini - Rizzoli

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