Elisabetta Favale
E(li's)books
12 Novembre Nov 2018 1704 12 novembre 2018

Dall’autore di Barry Lindon La storia di Henry Esmond

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Un romanzo che Giuseppe Tomasi di Lampedusa definì “Un boccone da re”,

La storia di Henry Esmond di William Makepeace Thackeray, la traduzione è di Marinella Magrì. Arrivato in libreria l’8 novembre (FAZI ED.), è pronto a casa mia per essere letto! Grandi aspettative e ho la certezza che non saranno deluse.

Sinossi

“Quando Lady Rachel Castlewood prende possesso del castello ereditato dal marito, vi trova, unico occupante oltre alla servitù, un solitario e malinconico ragazzo, Henry. Orfano di padre e di madre, il giovane Henry teme l’accoglienza che gli riserveranno i nuovi proprietari: lo cacceranno via? Lo tratteranno come un servo? Troverà in loro, invece, affetto e protezione. Finirà per innamorarsi della dolce e amorevole Rachel, ma anche della sua bellissima figlia, Beatrix. Gentiluomo raffinato e soldato valoroso, si farà onore nelle campagne del duca di Marlborough contro Luigi XIV. La sua ascesa, però, verrà interrotta dal fallito tentativo di rimettere sul trono gli Stuart. Pagina dopo pagina, le vicende della famiglia Castlewood si fanno sempre più complesse: alcune relazioni si rafforzano, altre lentamente si dissolvono, e l’amore desiderato da ognuno dei protagonisti non otterrà mai soddisfazione. Lo sguardo ora tenero ora amaro con cui tutto questo è visto, il giudizio ora indulgente ora di condanna su ciò che moralmente dovrebbe essere e ciò che invece è, la rigorosa struttura narrativa, fanno di questo romanzo uno dei più riusciti della letteratura inglese.

Ancora oggi, per l’abilità con cui le vicende dei personaggi sono intrecciate e inserite nell’epoca e nel luogo in cui si svolgono – il primo Settecento, nell’Inghilterra tormentata dalle febbrili divisioni politiche e religiose dell’ultimo periodo Stuart –, La storia di Henry Esmond è considerato uno dei migliori esempi di romanzo storico. Alla sua uscita, nel 1852, fu subito celebrato per la genialità del suo autore e Thackeray stesso, sebbene all’epoca avesse già pubblicato capolavori come Le memorie di Barry Lyndon e La fiera delle vanità, lo giudicò come «il meglio che io possa fare».”

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