Rosario Pipolo
L'ambulante
14 Novembre Nov 2018 0730 14 novembre 2018

"Da un grande potere derivano grandi responsabilità." Grazie, Stan Lee!

Stanlee

Stan Lee (1922-2018) insieme ai soci Kirby e Dikto ha rappresentato una sorta di premiata ditta Lennon-Mccartney del fumetto. Il celebre fumettista e sceneggiatore newyorchese, scomparso alla veneranda età di 95 anni, ha sviluppato il giusto equilibrio tra arte e industria, facendo dei comics una delle massime espressioni culturali del XX secolo.

Le creature di Stan Lee, in prima linea L'uomo Ragno, I Fantastici 4, Hulk e X-Men, hanno sabotato l'eredità dei poteri dei supereroi dell'America Rooseveltiana alla Superman. Non ci sono più di mezzo discendenze da altri pianeti o criptonite a dare forma ad un mantello e ad una calzamaglia ma eventi naturali come il morso di un ragno per Spiderman e un esperimento riuscito male per Hulk.
I supereroi della Marvel hanno un volto umano, fatto di debolezze e fragilità, crescendo tra le tensioni della Guerra Fredda di americani e sovietici e la crisi di valori della generazione yankee che si era lasciata alle spalle l'American Dream del New Deal.

I personaggi di Stan Lee, tramandati di generazione in generazione, non sono mai invecchiati perché, senza subire gli odiosi lifting di alterazioni narrative, resteranno per sempre protagonisti di storie senza perdere mai il contatto con la realtà del tempo in cui si trovano. Chi lo avrebbe mai detto che sarebbero tornati attuali i ritagli di cronoca di nocive intolleranze per la diversità, modulate dagli X-Men?
"Da un grande potere derivano grandi responsabilità" non è soltanto la massima che raccoglie lo stato d'animo del supereroe contemporaneo prima di sfidare un mondo e la sua crisi di valori, ma la presa di coscienza per chi gestisce un potere.

Tra i poteri c'è anche quello dell'Informazione - in quante storie della Marvel giornalisti e operatori del settore aiutano i supereroi a sconfiggere pericolosi nemici. Mentre in Italia i giornalisti sono liquidati come "puttane e pennivendoli", rileggo volentieri dal mio archivio alcune storie a fumetti di Stan Lee e ritrovo il ricordo di colleghi uccisi per portare a galla la verità, da Walter Tobagi a Mariagrazia Cutuli solo per citarne qualcuno di casa nostra.

Abbiamo un debito nei confronti di Stan Lee e soci: aver contribuito a sdoganare le storie a fumetti dal pregiudizio incolmabile di robetta per mocciosetti, lasciandoci riflessioni che ci hanno trasformato da figli ribelli e impulsivi in papà giudiziosi.

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