Elisabetta Favale
E(li's)books
14 Novembre Nov 2018 1209 14 novembre 2018

Genitori rovina dei figli? L'interrogativo del nuovo romanzo di Kevin Wilson, Piccolo mondo perfetto. Anteprima

Piccolo Mondo Perfetto 673X1024

Domani esce un nuovo romanzo di Kevin Wilson, autore già noto per La Famiglia Fang da cui è stato tratto anche un film con Nicole Kidman, per l’Italia l’editore è sempre Fazi, sto parlando di Piccolo mondo perfetto. Vi anticipo in breve la trama e a seguire alcune mie considerazioni.

Orfana di madre, senza soldi e con un padre alcolizzato, la diciannovenne Izzy Poole rimane incinta di Hal, il suo insegnante di Arte del liceo. Lei, intelligente e schiva, determinata a non frequentare l’Università malgrado gli ottimi risultati scolastici, sente di volere il bambino e decide di tenerlo; ma Hal, vittima di problemi psichiatrici, non regge la responsabilità e si suicida. Preston Grind, psicologo a sua volta figlio di celebri psicologi e segnato da un passato traumatico, dà avvio a un innovativo progetto di educazione infantile: il Progetto Famiglia Infinita. Nove coppie in condizioni economiche e sociali disagiate e in attesa del primo figlio trascorreranno dieci anni in una tenuta dove alleveranno i propri bambini come una sorta di famiglia allargata; anche Izzy, unico genitore single, entrerà a far parte del programma. L’esperimento prende il via, procedendo nonostante le difficoltà, più o meno prevedibili, che accompagnano le giornate di questa strana famiglia artificiale e autosufficiente: si creeranno legami particolari, nasceranno gelosie e rancori, i rapporti inizieranno a incrinarsi in seguito a inevitabili tensioni sessuali che rischieranno di spezzare il fragile equilibrio della comunità… La famiglia può rovinarti la vita oppure te la può salvare: quel che è certo è che dalla famiglia non c’è via di uscita

Quando ho cominciato a leggere Piccolo mondo perfetto, la prima cosa a cui ho pensato è stata la trama di un altro romanzo, Per ultimo il cuore di Margaret Atwood e la seconda cosa che ho pensato è stata: a differenza della storia che ci racconta la Atwood, qui non c’è un tono inquietante, non c’è l’elemento surreale e fortemente distopico, anzi, la storia di Kevin Wilson potrebbe essere, nonostante tutto, possibile e credibile, una di quelle storie che senti al TG, strana ma possibile.

Il romanzo si apre con un prologo che fa subito intendere che siamo in un posto particolare, che il gruppo di persone che stanno parlando vivono una situazione inusuale.

Ad emergere sugli altri fin da subito è Izzi,

si impose di assumere una posizione di forza: era la sua dote più grande, la capacità di forgiare le proprie debolezze trasformandole in uno scudo capace di proteggere lei e coloro che la circondavano”.

Oltre a Izzi ci sono altre diciotto persone, sono tutte coppie tranne lei che è una teenager sola con il suo bambino (all’inizio del libro c’è un comodo schema che vi aiuterà in seguito ad orientarvi tra i vari personaggi) .

In questo Piccolo mondo perfetto ci sono bambini che considerano mamma e papà indistintamente tutti gli adulti presenti e gli adulti, indistintamente, si prendono cura dei bambini a turno senza particolari preferenze per il proprio come in una “catena di montaggio” penserà Izzi.

E’ una comune? No, è una “famiglia scientifica”, un fabbrica di bambini perfetti penserà sempre Izzi.

La “mastermind”, è il Dottor Preston Grind che nel prologo ci viene descritto così:

Finalmente comparve il dottor Grind, con un debole sorriso sul volto, come se si vergognasse della propria felicità al pensiero che qualcuno di cattivo umore potesse essere costretto ad assistervi”.

Preston Grind ha accolto queste coppie con i loro bambini appena nati dopo averli attentamente selezionati, li ha ritenuti adatti a prendere parte a questo suo esperimento scientifico e sicuramente utopico, vuole costruire una Famiglia infinita (e perfetta).

Kevin Wilson ha dunque deciso di anticipare nel prologo alcuni eventi il cui svolgimento sarà raccontato nel corso del romanzo.

Il primo capitolo è dedicato a Izzi, la protagonista principale. Come gli altri membri della Famiglia Infinita, anche lei sta vivendo una situazione difficile che non le lascia possibilità di altre soluzioni se non accettare, in extrema ratio, di entrare nel progetto scientifico di Grind.

Quando viene illustrato il progetto della Famiglia Infinita Wilson ci ha già preparato, noi lettori, a considerarlo, al pari dei personaggi, una buona soluzione, non si è indotti a mettere in dubbio l’onestà intellettuale di Grind e nemmeno le sue buone intenzioni.

Preston Grind, figlio di due famosi psicologi infantili, era stato cresciuto con un metodo che prevedeva una sorta di “frizione continua”, il bambino veniva abituato a sopportare eventi improvvisi che lo costringevano a reagire senza difficoltà, veniva educato al “non attaccamento”, se gli regalavano un cane, aspettavo che vi si affezionasse per toglierglielo sul più bello. Lo scopo ultimo dei genitori di Grind, era rendere il bambino pronto ad affrontare le difficoltà della vita.

Con gli esperimenti fatti sulla pelle del figlio i coniugi Grind costruirono la loro fortuna di scienziati.

Ma quali sono state in realtà le conseguenze di questo metodo educativo? Che adulto è diventato Grind?

Il progetto della Famiglia Infinita si fonda sulla condivisione dei sentimenti, questa è la merce di scambio, cedere l’amore che si prova nella coppia e per i propri figli e metterlo a fattor comune con gli altri membri del gruppo. La tesi è che dei bambini cresciuti in un ambiente equilibrato, sereno, privo di egoismi, possano essere pronti e predisposti ad un apprendimento che li prepara a diventare migliori degli altri, inoltre la comunità compatta deve farli crescere con un grande senso di fiducia reciproca.

Ma Grind sopravvaluta i metodi scientifici e sottovaluta l’imprevedibilità umana, se le insicurezze e i tentennamenti, i dubbi degli adulti sono comprensibili (come fa una madre a non essere gelosa vedendo il suo bambino affezionarsi ad un’altra donna che lo accudisce?) le reazioni di bambini piccolissimi che non hanno visto niente altro che quel mondo dovrebbero essere in linea con l’imprinting ricevuto invece…

Molto bello è l’esito del test del marshmallows a cui alcuni piccoli vengono sottoposti (a un bambino viene dato un marshmallow e gli si dice che se aspetta un quarto d’ora prima di mangiarlo ne avrà un altro. E’ uno studio sulla gratificazione differita), quello sarà il primo segnale d’allarme per il Dottor Grind che dovrà fare i conti con una realtà inaspettata e prepararsi a mettere in discussione il suo esperimento. Si può “costruire” una personalità a tavolino? L’educazione ricevuta porta un bambino a comportarsi in un certo modo o un bambino è e rimane sempre un bambino indipendentemente da tutto?

I tratti del romanzo potenzialmente distopici, vengono stemperati proprio dalle “crepe” che fin da subito si creano sulla superficie di questa “bolla” in cui i personaggi di Wilson vivono, schegge di normalità si insinuano a intermittenza mantenendo la storia agganciata a elementi di concretezza e credibilità. La verità è che se si costruisce la fiducia partendo da una situazione di difficoltà, questa fiducia non può essere incondizionata.

Il finale del romanzo mi aspetto possa dividere i lettori, io l’ho apprezzato perché è lì che vedi la differenza tra Kevin Wilson e altri autori che hanno trattato temi simili, prima citavo la Atwood di Per ultimo il cuore ma la differenza sostanziale risiede nel fatto che il mondo raccontato da Wilson è un mondo possibile, non è nulla di surreale e i personaggi mantengono, di fatto, una propria libertà e possibilità di riscatto.

La realtà che ha spinto questo scienziato a costruire il suo Piccolo mondo perfetto è una realtà a noi abbastanza vicina, Grind analizza un mondo dove le famiglie nucleari si allontanano sempre più dal modello tradizionale e i bambini hanno oramai sempre meno possibilità di instaurare rapporti umani significativi. L’utopia vera di Grind è pensare di proteggere questi bambini indipendentemente dalle circostanze della loro nascita. Ogni genitore è convinto di agire nell’interesse dei figli. Ciò spesso è vero. Ma a volte no. Oggi si sta diffondendo anche in Italia il concetto di cohousing proprio in virtù del fatto che i vicini o gli amici, possono, per necessità, diventare punti fondamentali di appoggio per chi è solo o anche per chi ha bisogno di sostegno, il sogno di Preston Grind era costruire una grande e infinita famiglia che, una volta concluso l’esperimento, avrebbe continuato a sopravvivere grazie alla fiducia e all’amore che aveva alla base.

Ho letto il romanzo in un giorno e sono ben 372 pagine, man mano che mi avvicinavo alla fine provavo quella sensazione di dispiacere che si prova leggendo quei romanzi che io chiamo “romanzi eco”, eco perché, per ragioni inspiegabili ti rimangono dentro per giorni, lasciano un eco lungo e persistente.

Nel caso di Piccolo mondo perfetto ho deciso che sarebbe salito sul podio dei libri più belli (per me ) del 2018 quasi subito. E’ vero che manca ancora qualche settimana alla fine dell’anno ma a questo punto dubito che Kevin Wilson possa vedersi scalzato dalla mia privatissima classifica!

L’amore, l’arte, la famiglia, le relazioni sociali, la scienza, la follia, tutto questo è Piccolo mondo perfetto e il “garbo”, la positività della prosa di Kevin Wilson, che non ha esigenza di sfociare nel gotico per mantenere viva l’attenzione o far battere il cuore dei lettori, ne fanno un gran bel romanzo e attenzione! Kevin Wilson non vuole, secondo me, fare nessuna morale, è chiarissimo che ciò che sta dicendo è riferito unicamente ai personaggi del suo romanzo, esattamente come avviene in La famiglia Fang.

Piccolo mondo perfetto – Kevin Wilson

Fazi editore

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