Maurizio Sgroi
il Cronicario di Crusoe
14 Novembre Nov 2018 1439 14 novembre 2018

L’Austria dichiara guerra all’Italia, che mobilita le privatizzazioni

Great War

Proverbio del 14 novembre L’aratro che lavora è sempre lucido

Numero del giorno -0,2 Decrescita % del pil in Germania nel terzo trimestre sul precedente

La dichiarazione di guerra è stata consegnata dall’ambasciatore economico austriaco, meglio conosciuto come ministro delle finanze, al collega italiano, meglio conosciuto come ministro Mammamia alle ore 12 e qualcosa per il tramite di un noto canale propagandistico al soldo dei plutocrati angloamericani che usa il nome in codice di Bloomberg. Il ministro austriaco ha detto che il suo paese sosterrà con forza l’idea di una punizione “se l’Italia non scende a compromessi”.

Ma la fiera reazione italica non mancherà. Già nella nottata di ieri il ministro Mammamia aveva vergato una lettera nella quale si annunciava l’intento irrinunciabile del governo del cambiamento a far valere le proprie ragioni ultime pur di fare il sacrosanto deficit che serve alla nazione esausta per rinvigorirsi. Pure a costo di raschiare il fondo del barile. E all’uopo dava notizia della mobilitazione dell’estrema risorsa del paese dopo il Piano B, C e D: le privatizzazioni.

Ebbene, come ogni patriota sa, le privatizzazioni sono l’arma segreta del governo italiano da quel dì. Ossia da quando ne abbiamo fatte un po’ e ci hanno creduto tutti. Da allora stanno acquartierate nei bilanci previsionali fedeli al loro ruolo di promesse da non mantenere assolutamente epperò rassicuranti per quei fessi degli analisti finanziari che ancora credono che un bel dì venderemo l’Eni e l’Enel. E figuratevi quanto sono diventate importanti nell’alveo del governo del cambiamento le privatizzazioni fantasma che vuole – e giustamente – nazionalizzare per socializzare meglio anche l’aria. Infatti l’armata delle privatizzazioni si è ingigantita – adesso vale nientemeno che l’1% del Pil – e il governo è pronto a metterla sul campo di battaglia dei decimali. Con l’avvertenza però – subito sottolineata dal ministro uno e bino – che daremo via solo le cose che non ci servono. Ma che sicuramente servono ad altri.

Per dire, se l’Austria vuole farci un pensierino sull’Alto Adige…

A domani.

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