Elisabetta Favale
E(li's)books
18 Novembre Nov 2018 0854 18 novembre 2018

Augustus - John Williams. Recensione

C05190F2 A07F 4366 85F4 F70BFD324016

“Sono le Idi di marzo del 44 a.C quando Ottaviano, diciottenne gracile e malaticcio ma intelligente e ambizioso quanto basta, viene a sapere che suo zio, Giulio Cesare, è stato assassinato. Il ragazzo, che da poco è stato adottato dal dittatore, è quindi l'erede designato, ma la sua scalata al potere sarà tutt'altro che lineare. John Williams ci racconta il principato di Ottaviano Augusto e i fasti e le ambizioni dell'antica Roma attraverso un abile intreccio di epistole, documenti, diari e invenzioni letterarie da cui si scorgono i profili interiori dei tanti attori dell'epoca, i loro dissidi, le loro debolezze: l'opportunismo di Cicerone, la libertà e l'ironia di Orazio, la saggezza di Marco Agrippa, la raffinata intelligenza di Mecenate, ma soprattutto l'inquietudine di Giulia, una donna profonda e moderna, che cede alla lussuria quanto alla grazia.”

Io ho letteralmente adorato Stoner e solo ora mi sono impegnata a leggere quest’altro romanzo di John Williams, Augustus, che nel 1973 vinse il prestigioso National Book Award.

Un lettore amico di cui mi fido ciecamente, Pino Sabatelli, ha scritto sul suo blog I fiori del peggio, che secondo lui questo romanzo è addirittura più bello di Memorie di Adriano così l’ho comprato, vi dirò di più, ne ho una copia cartacea e una per il kindle…

Come raccomanda subito nell’introduzione lo stesso autore, non si tratta di una biografia, anzi, la maggior parte dei fatti raccontati sono frutto della sua incredibile immaginazione quindi sono rimasta abbastanza sorpresa quando mi sono imbattuta in rete in alcuni lettori che sentivano il dovere di andare a cercare eventuali inesattezze storiche da segnalare.

Il romanzo è diviso in tre parti:

parte 1 siamo nel periodo compreso tra il 45 a.C. e il 31 a. C.

parte 2 dedicata alla figlia di Augusto, Giulia, figura di donna affascinante e controversa, questa parte arriva fino al 4 d.C.

parte 3 è dedicata ad Ottaviano che scrive a Nicola di Damasco, siamo nel 14 d.C.

Per raccontarci di Augustus l’autore ricorre a epistole di Cicerone, agli Atti di Augusto, al frammento di un libro della Storia di Tito Livio.

Il risultato è una storia realistica e credibile della Roma del primo imperatore, un uomo che viene descritto come esile, cagionevole, con forte personalità , un uomo che riuscì a liberarsi dei traditori di Cesare e ad avere la meglio su Marco Antonio, due personalità molto diverse e ben tratteggiate dall’autore che pagina dopo pagina ci fa scoprire un grande uomo che regalò a Roma un periodo felice di prosperità.

Augusto è solo al comando, un uomo che sacrifica la vita per Roma e il lettore non può fare a meno di provare compassione, di restare colpito dal tangibile senso di isolamento e malinconia.

Bella la descrizione dell’incontro con la compagna di infanzia Irzia, figlia della nutrice, che si rivolge a lui come quando erano bambini, lo chiama Tavio.

“Irzia, ripete’ toccandomi la mano [...] quanti anni. Più di cinquanta risposi [...] E sono stati gentili con te? Ho cresciuto cinque figli, tre dei quali vivono e stanno bene. Mio marito era un brav’uomo, e abbiamo vissuto nel benessere. [...]Allora sei più fortunata di me sorella.”

Lei ha avuto una vita semplice e oggi ha una famiglia che la ama, non è ricca ma non può desiderare nulla di meglio lui invece è Augustus: “Ho dato a Roma una libertà di cui io solo non posso godere”.

Williams ha scelto un percorso difficile, racconta un Augustus colto nella sua intimità, nel suo aspetto più umano e lo fa senza neppure seguire una cronologia precisa, il risultato è notevole, la prosa elegante descrive Ottaviano/Augusto padre affettuoso, marito, amante, imperatore. La costruzione psicologica di questo complesso personaggio viene elaborata magistralmente da Williams e, come molti, sono rimasta tanto colpita dalle pagine che raccontano di Augustus padre.

L’imperatore amava moltissimo Giulia, figlia ribelle e dalla personalità esuberante, desiderosa di ritagliarsi una sua vita libera pur conoscendo gli obblighi a cui la posizione della sua famiglia la obbligava. Si sposò ben tre volte e per convenienza, ebbe tanti amanti e anche l’amore vero: Iullo Antonio che però sarà la sua rovina.

“Spesso mi sono chiesto se mia figlia abbia mai confessato a se stessa la misura della propria colpa. L’ultima volta che la vidi, confusa e addolorata per la morte di Iullo Antonio, non fu in grado di farlo. Spero che non lo sia mai, e che viva gli anni che le restano convinta di essere stata vittima di una passione che la condusse alla rovina, piuttosto che complice di una congiura che di certo avrebbe comportato la morte di suo padre, e molto probabilmente la distruzione di Roma. La prima eventualità avrei potuto consentirla, la seconda mai.”

Quanto dolore in queste parole, Roma viene sempre prima, a Roma si sacrifica la propria vita e quella dei propri cari.

“Padre”, gli domandai, “ne è valsa la pena? La tua autorità, la Roma che hai salvato, che hai costruito in tutti questi anni... Valevano davvero i tuoi sforzi?”.
Mio padre mi fissò per un lungo istante, e poi distolse lo sguardo. “Devo credere che sia così”, disse. “Dobbiamo crederlo entrambi”.

Struggenti le pagine del “diario di Giulia”.

Ci scordiamo, ad un certo punto, che a parlare sono un imperatore e sua figlia perché le riflessioni di Williams sono universali, riguardano la natura umana.

Infine, ho apprezzato molto anche le parti dedicate a Marco Antonio e Cleopatra, due coniugi prima che due governanti, i memorandum di Cleopatra ai ministri dei rifornimenti e delle finanze contenevano l’apprensione della moglie e gli scrupoli della regina che pensava alle sorti del suo esercito.

Chiudo con un piccolo brano della lettera di Cesare Ottaviano a Nicola di Damasco.

“ Ho settantasei anni; ho vissuto più a lungo di quanto desiderassi, e la noia mortale in cui verso non favorisce la mia longevità. [...] Talvolta, quando cammino, avverto la strana sensazione che la terra mi scivoli sotto i piedi, che le pietre, o i mattoni, o il tratto di strada che percorro possano aprirsi di colpo al mio passaggio, facendomi precipitare in quel baratro che tuti ci accoglie, quando il nostro tempo è arrivato”.

Augustus

John Edward Williams

Traduttore: S. Tummolini

Editore: Fazi Anno edizione: 2017 Pagine: 409 p., Brossura

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook