Elisabetta Favale
E(li's)books
19 Novembre Nov 2018 1336 19 novembre 2018

Immigrati e integrati. La famiglia Wang contro il resto del mondo. Recensione

 Jade Chang

Ho cominciato a guardare da poco Master of none, una serie Tv americana ideata da Aziz Ansari che è anche il protagonista, Ansari ha il grande merito di affrontare nel suo show la questione della rappresentazione di genere ed etnia con un incredibile senso dell’umorismo. Nella serie interpreta un giovane attore indiano (lui è indiano) che rifiuta tutte le parti in cui gli chiedono di “fare l’accento” perché non vuole incarnare un cliché che sente di non rappresentare.

Perché dico questa cosa? Cosa centra con “La Famiglia Wang contro il resto del mondo”? Tutto! E’ esattamente quello che Jade Chang fa nel suo divertente e stupendo romanzo.

Uscito nel 2016 negli Stati Uniti, pubblicato l’anno dopo in Italia da Ponte alle Grazie (sono in ritardo di un anno lo so…) ha il merito di spiccare nel panorama della letteratura americana per il modo in cui affronta il tema dell’immigrazione e dell’integrazione razziale.

Negli Stati Uniti sono moltissimi gli autori e le autrici di successo provenienti, come Jade Chang, dall’Asia, pensiamo per esempio a sue connazionali di origine cinese o taiwanese come Gish Jen, Esmé Wang, Ruth Ozeki, Yiyun Li che io sto leggendo con enorme interesse. Seguendo la parabola narrativa di questi autori e autrici, spesso ci imbattiamo in storie dove l’immigrato è ai margini e fatica moltissimo ad integrarsi, in alcuni casi non ci riesce e la marginalizzazione linguistica è una delle caratteristiche più evidenti della mancata integrazione.

Jade Chang, come Aziz Ansari, racconta invece una storia di integrazione, una storia al contrario, dove l’immigrato, perfettamente integrato nella società americana, riscopre le sue origini e finisce per valorizzarle.

Ne “La famiglia Wang contro il resto del mondo” il personaggio che in qualche modo mette l’accento sull’integrazione e quindi sull’immigrazione, è Andrew durante una sua performance. Andrew è il figlio maschio di Charles Wang, il suo sogno è fare il comico, è bello, corteggiato, intelligente, come il resto della famiglia ha successo nella sua vita sociale eppure salendo sul palco per esibirsi si accorge che l’unico momento in cui riesce davvero a far ridere è quando “fa l’accento” cinese, quando imita suo padre e lo descrive come un cinese non integrato.

La geografia linguistica scopre Andrew, è un cliché importante per la sua comicità, se racconta la verità, la sua esperienza come cinese integrato e di successo, se fa le stesse battute di un bianco non fa ridere. Il dubbio di Andrew è proprio questo, ha talento davvero? Perché se hai talento fai ridere a prescindere dalla tua etnia, perché lui strappa risate solo se sbeffeggia la sua famiglia, suo padre?

Il romanzo di Jade Chang, scritto con un ritmo incalzante, con incredibile capacità di inserire nella storia mille argomenti che ci fanno subito capire di essere di fronte ad una donna colta, interessante, è una commedia che affronta il tema dell’identità e lo fa scavalcando gli stereotipi.

Quindi:

Charles Wang, pur essendo l’unico a parlare ancora male l’inglese, è comunque un uomo che incarna il sogno americano, ha avuto successo, è diventato ricco. Vive a Los Angeles in una grande villa con la seconda moglie (nel romanzo non conosciamo la prima moglie e madre dei figli, ne sentiamo solo parlare).

La figlia maggiore, Saina, è un’artista che vive a New York, è bella, ricca, un’artista famosa acclamata dai tabloid e con un fidanzato a sua volta famoso, è una di cui parla Vogue!

La minore, la sedicenne Grace, è una fashion blogger di successo. Jade Chang ci racconta una famiglia americana dove la figura genitoriale di Charles Wang si distingue per la grande apertura mentale, Charles non vuole che i figli siano come gli altri, incoraggia le loro passioni.

Un immigrato in un Paese straniero è al contempo due persone: la persona che era nel suo Paese e quella che è nel Paese di adozione, quando Charles Wang vede la sua azienda fallire per le sue scelte azzardate, prende la moglie, la figlia Grace e il figlio Andrew e attraversa l’America per andare dalla figlia maggiore, il viaggio a bordo di una vecchia Mercedes è un lungo, vanno dalla California fino a New York e durante questo viaggio tutti insieme ricostruiscono l’identità della famiglia.

Di tanto in tanto l’autrice introduce qualche riferimento alla difficoltà degli altri a riconoscere la famiglia Wang come americana, i ragazzi Wang sono nati in America, parlano un cinese “basico” che in Cina, scopriremo, essere poco comprensibile, la loro lingua è l’inglese americano eppure vediamo che quando un soccorritore si rivolge a Grace in seguito ad un incidente stradale e le chiede di dov’è, non si accontenta della risposta “di Los Angeles”, lui insiste vuole sapere il Paese di origine e non sembra capire che in effetti il Paese per Grace è proprio l’America e la città Los Angeles, lei in Cina non c’è mai stata.

Saina ha lasciato New York dopo una mostra andata male, si è comprata una grande casa in campagna, sulle Catskill in un paesino, Helios dove la chiamano la signora asiatica ma lei non si sente una signora asiatica…

Se lo stile di vita degli Wang è assolutamente americano, alcune loro abitudini si portano invece dietro abitudini cinesi. Jade Chang gioca con un luogo comune in particolare, quando Charles Wang fallisce, accompagna la sua tata che poi è stata anche tata dei suoi figli, a casa della figlia perché non ha più un lavoro da offrirle.

Il personaggio viene chiamato da tutta la famiglia Ama che vuol dire tata, Ama è amata da tutti gli Wang, è una di famiglia eppure una volta che si separano si rendono conto di non conoscerne neppure il nome. E’ noto che in Cina spesso l’identità delle persone è legata non tanto alla individualità ma piuttosto alla famiglia per cui non è strano che ci si possa riferire a qualcuno come “il nipote di” o “figlio del fratello da parte della madre” ecc .

Jade Chang inserisce nel testo molte frasi in cinese ma utilizzando i caratteri dell’alfabeto latino per cui se avete un po’ di pazienza, come me, è sufficiente copiare le frasi sul traduttore di google scegliendo “cinese tradizionale” e potete scoprire cosa si dicono i vari personaggi. Ho trovato questo espediente molto intelligente, io l’ho visto come un modo per sottolineare la geografia linguistica, invertendo le parti, siamo noi ad essere ai margini, non capiamo cosa si dicono i personaggi anche se è facile intuirlo dal contesto ma Jade Chang non vuole escluderci veramente quindi ci lascia la possibilità di provare a capire come ho fatto io.

Ma c’è anche un’altra chiave di lettura per questa scelta, vuole farci capire che i ragazzi Wang, sono talmente americani che non hanno studiato davvero il cinese e quindi non saprebbero leggere il mandarino, il loro è un cinese approssimativo (così ho inteso io la scelta…).

“ Non riuscì a formulare la frase in cinese. La sua conoscenza della lingua si limitava ai bisogni quotidiani e a qualche piccola affettuosità” Saina si rende conto che vorrebbe rivolgersi al padre nella lingua d’origine ma non ne è capace eppure sarebbe il modo migliore per ristabilire un contatto intimo con lui.

Mi sono molto piaciuti alcuni passaggi in cui Saina si racconta:

ricordando le donne che frequentava a New York

vestivano come opere d’arte, con abiti complessi e per nulla erotici, almeno non in modo scontato. Eppure, nel codice visuale riveduto e corretto di quel mondo, quei vestiti a palloncino, quei pantaloni alla turca e le complicate tuniche hawaiane diventavano più desiderabili di un qualunque outfit apertamente sexy

Mi sembra di sentir parlare Carrie Bradshow, una americana newyorkese doc! Saina è perfettamente a suo agio tra quella gente.

I tratti distintivi del successo, nel Ventunesimo secolo, erano tutti molto astratti, perlomeno nel suo mondo. Diventare un personaggio dei Simpson! Fare una conferenza per TED! Vendere i diritti della storia della propria vita!”.

Mi è piaciuto molto anche il modo in cui l’autrice ha descritto l’America attraverso il viaggio in auto.

Grace è alla guida:

Attraversò cinque stati: Carolina del Nord, Virginia, Maryland, Pennsylvania e New York. Suo padre e la sua matrigna si addormentarono dalle parti della Virginia e attraversarono, senza vederlo, tutto il Maryland: una voce di corridoio più che uno stato. […] Non videro le file di raccolti che disegnavano motivi triangolari creando un effetto moiré da dietro i vetri scuri; gli elettrodotti che sfilavano sulle pianure; i cartelloni contro l’aborto; quelli a favore delle preghiere, i sacchetti di plastica rimasti impigliati nei recinti delle vacche e ridotti a brandelli. […] “.

Ma come finisce questa storia? Il sogno americano di Charles Wang è stato un fallimento o no? E cosa accade quando finalmente tutti vanno in Cina? Il desiderio di Charles di tornare in possesso delle terre della sua famiglia espropriate dai comunisti cosa rappresenta veramente?

Ho letto le oltre 400 pagine di “La famiglia Wang contro il resto del mondo” in due giorni, è stato bello, divertente, stimolante, Jade Chang è una giornalista e questo è il suo primo romanzo, non posso che sperare in una prosecuzione della sua carriera di scrittrice e aspettare di leggere il prossimo.

La famiglia Wang contro il resto del mondo
Jade Chang
Narrativa

Ponte alle grazie
Pagine: 448
Prezzo: € 18.00
In libreria dal: 5 Ottobre 2017

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