Dario Russo
Babele
19 Novembre Nov 2018 1616 19 novembre 2018

Smart working in crescita in Italia

Smart Working Perche Si E Perche No Slider Home

Cresce lo smart working in Italia, nonostante il perdurare di qualche difficoltà. A poco più di un anno dall’ok alla legge che regola questo strumento la tenenza in Italia è positiva. Sono soprattutto le grandi imprese ad adottare lo smart working ma anche la pubblica amministrazione inizia a farvi ricorso.

Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel 2018, i lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro, disponendo di strumenti digitali adatti a lavorare in mobilità, hanno raggiunto quota 480 mila: +20 % sul 2017. Un elemento di riflessione che porta con sé la consapevolezza che questa tipologia di lavoratore è più soddisfatto rispetto gali altri dipendenti sia per l’organizzazione del lavoro (39 % contro il 18 %) sia nelle relazioni con colleghi e superiori (40 % contro il 23 %).

Attenzione agli strumenti

Il lavoro agile è quello reso possibile dalla digitalizzazione della maggior parte dei processi produttivi. Poter disporre di tablet o smartphone capaci di sostituire in tutto o quasi le funzionalità del pc o poter utilizzare il cloud per condividere documenti senza pensieri, rivoluziona il mondo dell’ufficio così come lo abbiamo sempre conosciuto. È fondamentale in questi casi, però, disporre delle migliori attrezzature, a partire da un’ottima connessione internet anche a casa, come può essere una buona offerta internet casa, sulla quale si sofferma il portale taglialabolletta.it per approfondirne vantaggi e svantaggi.

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In Italia lo smart working ha già conquistato circa la metà delle grandi imprese. In particolare, più di una grande impresa su due (il 56 % delle imprese oggetto dello studio) ha avviato progetti strutturati di Smart Working. Sì, quindi, alla flessibilità di luogo e orario, scommettendo sulla responsabilizzazione e sui risultati (erano il 36 % un anno fa). Vanno a sommarsi a questa percentuale sia un 2 % che ha realizzato delle iniziative informali in questa direzione sia l’8 % che prevede di introdurre progetti nel prossimo anno. È stabile nel confronto con il 2017 lo smart working nelle piccole e medie imprese: l’8 % ha progetti strutturati e il 16 % informali. Qui, però, il 38 % delle realtà esistenti si dichiara completamente disinteressate all’introduzione di questo nuovo modo di lavorare.

Smart working e pubblica amministrazione

Dopo il via dato dalla riforma Madia, lo smart working inizia ad affermarsi nella Pubblica Amministrazione. L’8 % degli enti pubblici ha avviato progetti strutturati di Smart Working (un dato in aumento rispetto al 5 % un anno fa), l’1 % lo ha fatto in modo informale, un altro 8 % prevede iniziative il prossimo anno. Nel 36 % delle Pubbliche Amministrazioni, invece, lo Smart Working è assente ma di probabile introduzione, nel 38 % incerta, il 7 % non è interessata. A guardar bene è proprio al pubblica amministrazione che, dopo l’entrata in vigore della legge sul lavoro agile, ha fatto registrare la principale apertura a questo strumento. L’82 % delle grandi imprese, infatti, aveva già introdotto o pensato di avviare iniziative di Smart Working prima che la normativa entrasse in vigore. Le legge è stata uno stimolo solo per il 17 % del campione. Nella Pubblica Amministrazione ben il 60 % degli enti con progetti di lavoro agile ha trovato stimolo nella legge e solo il 40 % l’aveva previsto prima.

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