Elisabetta Favale
E(li's)books
21 Novembre Nov 2018 1349 21 novembre 2018

I classici che tornano in libreria. Il Vicario di Wakefield - Oliver Goldsmith. Recensione

Vicario Di Wakefield 672X1024

E’ tornato in libreria con l’editore Fazi un classico della letteratura inglese, Il Vicario di Wakefield, di Oliver Goldsmith che Goethe aveva definito: “Uno dei migliori romanzi che siano mai stati scritti”

Trama

“Il vicario di Wakefield racconta le peripezie dei Primrose, una normale famiglia irlandese del 1700. Il vicario Primrose, la moglie Deborah e i loro sei figli vivono una vita idilliaca in una parrocchia di campagna, finché, la sera del matrimonio del figlio George, il vicario viene derubato dal suo broker, che fugge con tutti i suoi soldi sconvolgendo per sempre l’esistenza dell’intera famiglia. Fra inganni, sotterfugi, il rapimento della bella eroina e le macchinazioni di un aristocratico malvagio, spicca la figura del vicario, alla quale il romanzo deve il suo successo: uomo mite e generoso, in sé raccoglie e armonizza gli aspetti migliori dei costumi e della morale inglese del tempo; uno dei narratori più semplici e schietti, e al tempo stesso uno dei più complessi di sempre, trionferà su innumerevoli sventure, sempre in bilico tra il dramma e la favola, tra il comico e il sentimentale.”

Dunque: scritto nella seconda metà del ‘700 (1766) in molti libri di letteratura viene inserito in quello specifico filone della letteratura inglese dei romanzi della cosiddetta “Age of Sensibility” , romanzi borghesi che indugiano su tematiche di inquietudine sociale, di malinconia, volendo dirvi però se è più “romance”(1) o “novel” (2) sarei in difficoltà perché la storia contiene talmente tanti colpi di scena e situazioni rocambolesche che ad un certo punto le vicende cessano di essere verosimili e sconfinano in una dimensione decisamente fantasiosa. Lascio agli esperti il compito di “incasellarlo” nel giusto genere…

Tornando a noi, l’influenza richardsoniana in questo romanzo di Goldsmith è più che evidente: c’è una vergine perseguitata dal tipico seduttore spregiudicato, il trionfo delle anime buone e semplici, la parodia degli atteggiamenti eccessivamente ottimistici personificati dal vicario Primrose che sopporta ogni cosa come nulla fosse al contrario di un altro personaggio, Burchell (Sophia viene rapita, Olivia sedotta, il figlio George e lo stesso vicario arrestati, poi Olivia viene creduta morta… ecc . il nostro Manzoni si dice si ispirò per alcune vicende dei suoi Promessi sposi).

Il mite vicario che affida la sua vita alla Provvidenza, non esita comunque a denunciare i soprusi che i Signori perpetravano nei confronti dei più deboli, la cosa è abbastanza innovativa, la trama è stata studiata con lo scopo di incatenare l’attenzione, i personaggi sono in realtà dei non-eroi ma proprio per questo vicini ai nuovi lettori, sempre più numerosi, il linguaggio usato è semplice e più vicino alla lingua d’uso, lontano dalla sintassi latineggiante e aulica della tradizione classica.

Particolarmente esilarante è la concezione del matrimonio del vicario:

“Ci si rende più utili a sposarsi e a metter su una bella famiglia che a restar giovanotti e chiacchierare di figliolanza: così almeno ho sempre pensato io. Perciò, scorso neanche un anno da che ero consacrato sacerdote, presi a petto questa faccenda del matrimonio; e scelsi la sposa come ella scelse poi la veste nuziale, cioè non badando all’eleganza ma alla qualità del tessuto“

Inutile dire che la signora Primrose non ha una gran personalità, il vicario le vuole tanto bene infatti la descrive come…

“Devo dire che era proprio una brava donna, bene educata.sapeva leggere qualunque libro senza quasi compitare; in cucina, e nell’arte di far conserve e salamoie, imbattibile.”

Ma siamo nel 1700!

Il tema amoroso de Il vicario di Wakefield non è più affrontato come nel passato quindi popolato da cavalieri ma è “attualizzato”, in grado di infiammare la fantasia dei giovani lettori, in questa storia Goldsmith mi sembra abbia cercato di “smorzare” la pericolosità del tema con i “rimbrotti” e le prediche moralistiche del vicario.

Horace Walpole, un contemporaneo di Goldsmith, lo descrisse come un ‘inspired idiot’, esattamente come il vicario Primrose, che, incapace di rimanere agganciato alla realtà, tira fuori prediche che più che precetti religiosi finiscono per diventare delle vere e proprie gag umoristiche per quanto risultano inverosimili. Un amabile “buffone” che porta avanti le sue convinzioni religiose chiudendo gli occhi davanti alle nefandezze del mondo.

Faccio una digressione azzardata, il vicario, con questa sua incrollabile fede, non ricorda forse un po’ “ Justine o Le disavventure della virtù” del Marchese de Sade ? Anche se nel suo caso manca del tutto un happy ending che Goldsmith non ha negato al suo vicario.

Il vicario di Wakefield - Oliver Goldsmith (Traduzione di Barbara Bartoletti) Fazi editore

Considerato uno dei migliori romanzi del diciottesimo secolo, ne sono state tratte diverse versioni cinematografiche, viene citato in Middlemarch di George Eliot, in Emma di Jane Austen, in David Copperfield e Racconto di due città di Charles Dickens, in Frankenstein di Mary Shelley, Il Professore e Villette di Charlotte Brontë, Piccole donne di Louisa May Alcott e nei Dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe.”

1) Romance: basato su narrazioni fantasiose

2) Novel: romanzo nel quale fantastica è solo la storia che si narra; carattere ambiente e azioni sono realistici, verosimili.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook