Dario Russo
Babele
22 Novembre Nov 2018 2254 22 novembre 2018

Utenze domestiche 2018: quella microeconomia che non vuole decollare

31740 Casa Sabbia 2

Per ciò che concerne i consumi di elettricità, tra il 1 ottobre 2017 e il 30 settembre 2018 abbiamo assistito a un aumento sostanzioso della spesa media sostenuta dalle famiglie italiane per il pagamento delle utenze domestiche; risultata pari a 537 euro lordi, tasse escluse, cifra che corrisponde a un incremento del +4,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Andando più a fondo, le spese secondarie ai consumi di energia elettrica hanno visto un incremento più o meno regolare di 24 euro l'anno.

Dicasi lo stesso per i consumi di gas; le famiglie italiane hanno speso 1.050 euro nello stesso lasso di tempo, cifra che corrisponde a un incremento del +2% rispetto all'anno precedente, 21 euro in più su base annua.

Colpa degli italiani o colpa dell’Italia? In un certo senso è colpa di entrambi.

Nonostante le tasse sulle materie prime aumentino regolarmente, una importante ragione da dire su questo fenomeno è dovuta agli italiani, in particolar modo a chi costruisce le case. In che senso? Le tecniche di costruzione sono ormai le stesse da anni e i materiali impiegati per metter su i grossi palazzoni tipici delle metropoli italiane pare non vogliano subire il divenire del progresso tecnologico.

Recentemente sono stato in visita da un amico residente a Londra, in una zona periferica appena fuori mano e non ho potuto non restare sorpreso dal tepore del suo appartamento nonostante i condizionatori fossero rigorosamente spenti, i riscaldamenti a muro (tipici delle nostre abitazioni) ovviamente assenti ed il riscaldamento a pavimento inesistente. Pareti spesse e “vuote” al tatto, camere d’aria. Infissi doppi con vetro termico.
Materiali di ultima generazione che ben coincidono con il quadro generale inerente alla spesa media del Regno Unito in utenze annuali. Il paese della regina risparmia circa 350 euro all’anno a famiglia per il saldo delle utenze domestiche riguardanti luce e riscaldamento.

Naturalmente ad incidere, non poco, sul costo complessivo delle bollette energetiche sono le componenti fisse, tra tutte gli oneri di sistema. Tuttavia, mentre su queste ultime c’è ben poco da fare, dove ci sarebbe da agire è sulle modalità di edificazione. Prima ancora del Regno Unito, l’America ha adottato politiche di “miglioramento energetico” a favore di costruzioni che potessero diminuire drasticamente il dispendio energetico procapite; tutto ciò senza particolari pressioni governative e facilitazioni fiscali ma soltanto grazie a lunghe campagne di sensibilizzazione. L’Italia, a tal proposito, sembra tutt’altro che sensibile, le opportunità ci sono ma non vengono colte. Le aziende disposte ad “aiutare” il bel paese sono ovunque, da una rapida ricerca su Google emergono società come Domus Green che vende (e i prezzi sono -addirittura- piacevolmente lontani dalle costruzioni ordinarie) case prefabbricate e soprattutto ecosostenibili. Basta semplicemente cercare, come al solito.

Le occasioni e le buone idee esistono, attuarle concretamente alle volte sembra essere un miraggio. A tal proposito, Teresa Manzo (M5S), propone facilitazioni per acquisto ed installazione di sistemi di accumulo di energia elettrica proveniente da impianti fotovoltaici con una forma di “contributo” pari al 30% delle spese sostenute fino all’ammontare complessivo delle stesse, purché non superi i 3.000 euro per intervento.

Tra il dire ed il fare, c’è di mezzo il mare. Vedremo se realmente si muoverà qualcosa.

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