Elisabetta Favale
E(li's)books
23 Novembre Nov 2018 1545 23 novembre 2018

Alessandro Burbank è il rapper della poesia. Salutarsi dagli aerei

Alessandro Burbank

Salutarsi dagli aerei di Alessandro Burbank

Alessandro Burbank (1988) è un poeta e performer. È un assiduo del Poetry Slam fin dal 2009. Del 2017 è la menzione speciale relativa al Premio Alfonso Gatto. Quest’anno è stato uno dei protagonisti del Festival of Italian Literature in London (FILL 2018). Salutarsi dagli aerei – (Interno Poesia ) è il suo primo libro di poesie.

Se fosse un musicista sarebbe un rapper!

Vi regalo alcune delle poesie che mi sono piaciute di più.

Parte 1

VARIAZIONI PER OCCHI

CHE OSCILLANO

Se mi vuoi conoscere

mi metto al centro di

questa stanza guarda

quella è la scrivania lì

c’è la poltrona mia poi

l’armadio e la libreria lì

c’è il letto in cui riposo

ora spegni la luce vedi

il buio sono io esploso

Forse alzerò verso di te le mie ciglia.

E nel mio sorriso tu riconoscerai un’orma

e io nel tuo la notte della notte.

E se non apriremo assieme questa porta

ti aspetterò come parole rotte sulla soglia.

Parte 2

LE PROSSIMITÀ DEL PASSATO

LA MIA PREFERITA IN ASSOLUTO è questa poesia:

Riarredare nessuno

Io sono forse un fanciullo

(Il televisore fissato sul muro)

che ha paura dei morti,

(L’armadio chiuso, la porta blindata)

ma che la morte chiama

(il bastone del nonno nel porta ombrelli)

perché lo sciolga da tutte le creature:

(un cambiamento è riposizionare)

i bambini, l’albero, gli insetti;

(il segnale del nuovo decoder, fatto sky)

da ogni cosa che ha cuore di tristezza.

(tolta ogni pianta secca in terrazza)

Perché non ha più doni

(portate via tutto, la soffitta è ancora piena)

e le strade son buie,

(i ricordi sfrattati dagli oggetti)

e più non c’è nessuno

(lo specchio nasconde un solo volto)

che sappia farlo piangere

(al sicuro chiusi dentro, si sta bene)

vicino a te, Signore.

(fatto cielo in un’immagine).

Parte 3

ODISSEA NOTTE

Outro

Sono dentro alla notte dell’Ade

ma non mi hanno ancora sepolto.

“Le quattro, pesanti come un colpo”

(e la porta che si chiude dietro)

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