Luciano Trincia
Il tornio
23 Novembre Nov 2018 0917 23 novembre 2018

“Stop global warming”: bambini di 35 nazioni scrivono alla COP24 la cartolina più grande del mondo

Aletsch1

A poche settimane dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico COP24 sono i bambini a lanciare l’allarme sulle drammatiche conseguenze dell’aumento di temperatura. Lo fanno a 3.400 metri d’altitudine, sullo Jungfraujoch, nel cuore del ghiacciaio di Aletsch in Svizzera, definito Top of Europe nelle guide turistiche. L’enorme appello, indirizzato ai politici e alle delegazioni che dal 3 al 14 dicembre prenderanno parte alla COP24 di Katowice, è composto da 125mila biglietti, disegnati da scolari provenienti da 35 nazioni, riuniti in 64 grandi poster e poi adagiati sul ghiacciaio.

Più chiaro di così non poteva essere il messaggio per le delegazioni che si riuniscono in Polonia a inizio dicembre. Come a dire alla COP24: la fascia di popolazione maggiormente esposta ai rischi climatici siamo noi, le giovani generazioni. Saremo noi, fra trenta o quarant’anni a pagare i costi del vertiginoso aumento della temperatura media globale e dei relativi cambiamenti su scala planetaria.

Salute, alimentazione, accesso a fonti idriche: gli impatti drammatici del surriscaldamento del Pianeta sono ormai visibili in ogni angolo di mondo, sotto forma di alluvioni, siccità, uragani e altri fenomeni meteorologi estremi e hanno enormi ricadute sull’economia, sulle infrastrutture, sulla sicurezza

Salute, alimentazione, accesso a fonti idriche: gli impatti drammatici del surriscaldamento del Pianeta sono ormai visibili in ogni angolo di mondo, sotto forma di alluvioni, siccità, uragani e altri fenomeni meteorologi estremi e hanno enormi ricadute sull’economia, sulle infrastrutture, sulla sicurezza. Uno studio pubblicato lunedì 19 novembre sulla rivista Nature Climate Change mostra chiaramente il grado di vulnerabilità di bambini e adolescenti (e dell’umanità tutta intera) di fronte ai rischi climatici.

A Parigi, 3 anni fa, i governi di tutto il mondo si accordarono per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Il disimpegno degli Stati Uniti, l’irresponsabile strategia climatica di Giganti asiatici come India, Cina e Giappone, le timide contromisure dell’Unione Europea non permetteranno di restare sotto quella soglia, ma proietteranno il Pianeta verso una temperatura globale di +3 °C nel 2100.

Non serve essere scienziati per capire che se i governi mondiali non prendono immediatamente iniziative drastiche il rischio di consegnare ai nostri figli un pianeta invivibile è terribilmente elevato. La concentrazione di gas serra, principalmente biossido di carbonio, metano e ossido di diazoto, ha raggiunto nell’ultimo anno un nuovo livello record, con una concentrazione di 405 parti per milione per il solo biossido di carbonio.

Semplificando al massimo, se non ci fermiamo subito, fra cento anni il mondo, come lo conosciamo oggi, non esisterà più. La Commissione intergovernativa ONU sul cambiamento climatico (IPCC) ritiene tale sviluppo molto verosimile. Anzi inevitabile. Secondo il Rapporto introduttivo sul riscaldamento globale stilato per la COP24, se il riscaldamento continua al ritmo attuale, il fatidico +1,5 °C sarà raggiunto tra il 2030 e il 2052, causando danni irreparabili al Pianeta. Quella dell’IPCC non è l’unica analisi sui rischi attuali e sulle reali possibilità di contenere l’innalzamento della temperatura globale: si tratta ora di passare dalle parole ai fatti. Le soluzioni ci sono, la scienza le ha individuate, ora sta alla politica intraprendere iniziative su scala globale. Abbandonare i combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) e velocizzare la transizione energetica verso un mondo 100% rinnovabile, fermare la deforestazione e gli allevamenti intensivi sono tutte misure che possono essere messe in campo rapidamente.

Ma non si tratta solo di decarbonizzare l’economia. Affrontare la realtà delle sfide poste dal cambiamento climatico significa – in a nutshell – ripensare il principio fondamentale della modernità, cioè l’idea stessa di un progresso illimitato. Quando si esamina la questione del mancato taglio delle emissioni inquinanti si pensa sempre alle responsabilità di qualcun altro, delle grandi multinazionali del carbone e del petrolio, o dei Governi climatoscettici di Cina o Stati Uniti.

Individualmente e collettivamente è possibile attuare misure di sostenibilità ambientale attraverso uno stile di vita responsabile ed ecocompatibile

Per tagliare drasticamente il livello delle emissioni inquinanti è necessaria una vera e propria rivoluzione copernicana rispetto alla strada seguita finora, effettuando rapidamente, anche nel quotidiano di ognuno di noi, una transizione dal paradigma monouso del “produci-consuma-getta” alla soluzione virtuosa “usa-riusa-ricicla”. Individualmente e collettivamente è possibile attuare misure di sostenibilità ambientale attraverso uno stile di vita responsabile ed ecocompatibile. Acquisto di prodotti a chilometro zero, passaggio a energie rinnovabili e veicoli elettrici, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, riduzione del consumo di carne sono alcune delle misure alla portata di ognuno.

Insomma, la tendenza pare ormai chiara e le contromisure sono note da tempo. Il difficile verrà a dicembre a Katowice, quando si tratterà di trovare un accordo politico e diplomatico sulle possibili iniziative da intraprendere.

@LucianoTrincia

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