Elisabetta Favale
E(li's)books
24 Novembre Nov 2018 2013 24 novembre 2018

Bisesto: di musica, di morte e di altre sciocchezze. Intervista ad Andrea Vismara

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Bisesto è l’ultimo romanzo di Andrea Vismara, poliedrico protagonista di più contesti intellettuali, esperto di musica, gran camminatore, scrittore.

Ecco una breve intervista.

Ricordo che Bisesto è pubblicato da Edizioni Spartaco

  • Andrea io parto subito facendole una domanda banale ma che mi incuriosisce (io, a parte Genova, ho vissuto in tutte le città delle Song), perché la scelta di Venezia come ambientazione principale e poi delle altre città: Roma, Milano, Genova, Firenze?

Venezia è per me un luogo sacro, dove ho scelto di vivere parte della mia vita, un buen retiro molto affascinante. Mi piaceva raccontare una delle città più visitate al mondo in uno dei suoi rari momenti di quiete, quando i turisti sono pochi e nebbia e silenzio avvolgono calli e campielli. Per quanto riguarda le altre città, mi sono limitato a narrarne l’aspetto oscuro, quello delle loro necropoli, le cosiddette città dei morti che hanno l’attitudine a rispecchiare fedelmente quelle dei vivi.

  • Per scrivere Bisesto, da dove è partito? Da una riflessione sulla vita, dalla paura della morte, dalla musica, dai rimpianti o…

Più che altro da una riflessione sulla morte. È strano come la morte, che insieme alla nascita è l’unica cosa che ci rende tutti uguali, venga accettata così difficilmente. Io credo che la morte sia una normale trasformazione della nostra più profonda essenza, un cambio di forma energetica che ci porta da un’altra parte, qualunque essa sia, e se è vero che l’ignoto è il più grande timore dell’essere umano, d’altra parte il cambiamento è sempre e comunque una forza positiva, un passo avanti. Ci sono poi riflessioni sulla vita e sulle esperienze anche personali.

  • In Bisesto la morte è sexy, ci racconta di come ha costruito il personaggio?

La morte è sexy per Flavio perché, come rivela la morte stessa, lei si presenta nelle fattezze di ciò che più temiamo e siccome lui teme l’amore, era inevitabile che gli apparisse sotto le spoglie di una bella ragazza. Probabilmente l’antagonista la vedeva in tutt’altro modo.

  • Veniamo al tema del rapporto musica rock/morte, nel mondo del rock si annoverano capolavori “ inossidabili” (io amo moltissimo The great gig in the sky dei Pink Floyd ). Leggendo Bisesto Mi ha fatto venire in mente Killing Yourself to Live: 85% of a True Story di Chuck Klosterman, le lancio una provocazione: ma a furia di parlare di morte (in musica come in letteratura), non è andata a finire che si è “glamourizzato” l’argomento?

Credo che se fossimo in Messico potremmo discutere di glamourizzazione della morte visti i loro coloratissimi rituali. In realtà credo sia giusto parlare della morte proprio per renderla più accettabile; se poi per ottenere questo risultato si lavora di fantasia, anche sfrenata, penso non ci sia nulla di male. C’è anche chi lo fa solo per esorcizzare.

  • Non so se ha letto Prozac Nation di Elizabeth Wurtzel, a un certo punto dice che per lei la giusta colonna sonora per suicidarsi è Strawberry Fields Forever di John Lennon (disse McCartney del testo della canzone: “Questa è psicanalisi messa in musica”)

(Living is easy with eyes closed

Misunderstanding all you see

It’ s getting hard to be someone

But it works out

It doesn’t matter much to me…)

Lei Andrea come ha scelto la canzone che chiude il concerto del ritorno sul palco (che è anche una sorta di resa dei conti con la vita) delle Carcasse Dansant?

La New wave oscura degli anni Ottanta, il post punk e tutte le sue derivazioni hanno segnato la mia crescita musicale e culturale. Inevitabile che fra le pagine facessero capolino band come Cure, Joy Division e naturalmente i Bauhaus. Ho scelto la loro The Passion of lovers per ribadire che amore e morte sono da sempre legati a doppio filo, che Eros e Thanatos sono un format perfettamente funzionante, da sempre.

  • Ci fa un breve ritratto del protagonista ,di Flavio detto Kidda?

Flavio “Kidda” Tosetto è un uomo soffocato da un fallimento del passato che ha portato con sé solo altre delusioni, è uno che beve tanto per dimenticare profondamente, uno troppo vigliacco per porre fine allo strazio che è la sua vita, uno che si limita a tenerla a distanza cercando di ignorarla. Eppure potenzialmente è un uomo dai grandi slanci, è un romantico triste e decadente, uno di quelli che piange al mattino perché un bel sogno è fuggito via lasciandolo con la realtà. È una sorta di antieroe dotato di humor nero e sarcasmo.

  • Invece ci racconta del ruolo degli insetti-guida?

Mi piacciono gli animali e nel corso della mia vita ho cercato di fare pace con quelli che ho sempre trovato meno gradevoli, ragni e insetti per cominciare. Ogni animale ha un suo valore totemico e un suo significato ben preciso; in questa storia i vari insetti con cui Flavio dovrà necessariamente rapportarsi hanno anche il difficile ruolo di suggeritori, dispensatori di indizi, anche se spesso lui non capisce.

  • Parliamo di Herrera, il Mago, seppellito nel cimitero San Michele a Venezia e di Gilberto Govi che cita nella “Song 4 Genova”. Che cosa rappresentano nella storia di Bisesto? Li ha scelti perché?

Sono tanti i defunti illustri che animano Bisesto, del resto i cimiteri monumentali raccontano anche la storia della città. Di Herrera ho un ricordo fatto di interviste e commenti dopo partita sul piccolo schermo; mi piaceva molto il suo accento e il fatto che lo chiamassero Il Mago calzava a pennello con la narrazione. Idem per Govi, un uomo fatto maschera, uno che di palcoscenici ne sapeva parecchio. Ognuno degli illustri fantasmi con cui Flavio dialoga dispensa consigli e ognuno è a suo modo importante, perché sono loro a fornire le tessere che servono a completare il puzzle dell’enigma.

  • Lo sa che a Roma recentemente s’era pensato di fare concerti e manifestazioni di vario tipo dentro il cimitero del Verano? Che ne pensa?

Credo che i cimiteri siano luoghi da scoprire e da vivere, anche con manifestazioni culturali, senza però mancare di rispetto per chi in quei luoghi riposa. Suggerirei al comune di Roma di cominciare a ridurre il traffico di veicoli all’interno del Verano ove non strettamente necessario, e promuovere visite guidate tematiche. Tutto il resto può venire dopo.

  • Scelgo anche io una canzone per chiudere l’intervista (cito De Andrè), vorrei che mi facesse un suo commento ai versi che cito e scegliesse una canzone a sua volta

“Approffittando di non essere fragilissimi di cuore

andiamo all'altro mondo bighellonando un poco

perché forzando il passo succede che si muore

per delle idee che non han più corso il giorno dopo

Ora se c'è una cosa amara, desolante

è quella di capire all'ultimo momento

che l'idea giusta era un'altra, un altro il movimento

moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta

va bè, ma di morte lenta”

Dico che “ma di morte lenta” è una citazione presente nel libro, quando Flavio dialoga con De Andrè e quindi la trovo appropriata.

Non è la morte a farci paura, è il dopo.

Rispondo con Franco Battiato e il suo Spavento Supremo

Quello che c'è, ciò che verrà

ciò che siamo stati

e comunque andrà

tutto si dissolverà

Nell'apparenza e nel reale

nel regno fisico o in quello astrale

tutto si dissolverà

Sulle scogliere fissavo il mare

che biancheggiava nell'oscurità

tutto si dissolverà

Bisognerà per forza

attraversare alla fine

la porta dello spavento supremo

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