Rosario Pipolo
L'ambulante
27 Novembre Nov 2018 0619 27 novembre 2018

Crescere con un gigante del Cinema: quattro giorni con Bernardo Bertolucci

Bertolucci

Durante i quattro giorni trascorsi insieme a Bernardo Bertolucci (1941-2018) nel 1995, imparai sulla mia pelle che si poteva stare accanto ad un gigante del cinema senza il peso del vocio del disagio tra allievo e maestro.

"Primo Piano sull'autore" era una retrospettiva che raccontava i maestri del cinema contemporaneo, trasformando Assisi in cittadella della settima arte lontana da passerelle e riflettori. Il direttore artistico Franco Mariotti, allora Capo Ufficio Stampa di Cinecittà, invitò un gruppetto di giovani giornalisti e in lista c'ero anche io. I quattro giorni insieme a Bertolucci furuno per noi "penne acerbe" un'occasione importante per vivere in maniera introspettiva il maestro che ci aveva donato pellicole memorabili.

La nostra non era logorroica cinefilia, perché La commare secca, Prima della rivoluzione, Il conformista, Strategia del ragno e Ultimo tango a Parigi si erano rivelati adagi letterari che avevano tatuato sulla spensierata gioventù una primaria consapevolezza: il cinema non sarebbe mai stato divertissement ma l'occhio per guardare la vita con la voglia di maturare una coscienza civile ed esistenzialista.

L'amore e il rispetto di Bertolucci per noi giovani, colto in modo particolare durante l'intervento nell'aula magna dell'Università di Perugia, ci rassicurò sul futuro, mettendoci in guardia dalla peggiore clowneria umana che ci avrebbe fatto incrociare i falsi maestri, senza immaginare vent'anni dopo il pericolo di imbatterci in un tempo fatto di scostumata e narcisa arroganza.

Il cinema lo chiamerei semplicemente vita. Non credo di aver mai avuto una vita al di fuori del cinema; e in qualche modo è stato, lo riconosco, una limitazione.

Bernardo Bertolucci

Questo ritratto in bianco e nero di famiglia mi riporta ai racconti di Bertolucci di quei giorni ad Assisi sulla sua giovinezza e la famiglia, sul legame forte con il fratello Giuseppe e il rigore ereditato dal papà Attilio, raffinato poeta italiano del nostro '900, le radici emiliane assiepate tra le sceneggiature e i precisi movimenti della macchina da presa.

Sorrido pensando ai tanti che oggi elogiano L'ultimo tango a Parigi, allora saccenti censori che costrinsero la mia generazione a trafugare videocassette, perché la Televisione Pubblica si ostinava a tenerlo in soffitta. I quattro giorni in compagnia di questo gigante del Cinema si chiusero con una cena intima tra gli amici di sempre, da Stefania Sandrelli a John Malkovich: quella sera intorno ad un tavolo Bernardo Bertolucci ci fece dimenticare i nostri ruoli, facendoci sentire tutti amici di vecchia data, appena tornati dall'ultimo ciak di un film.

Noi "penne acerbe" di allora ci siamo sforzati con orgoglio e sacrificio di crescere come anime di razza, senza perdere mai di vista la grande lezione di Bernardo.

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