Luciano Trincia
Il tornio
29 Novembre Nov 2018 1736 29 novembre 2018

Trump e Xi, nemiciamici al G20 di Buenos Aires

Trump E Xi 0

All’inizio non sapeva neanche pronunciare il suo nome. Lo chiamava Iksi, suscitando l’ilarità generale fra chi ascoltava. Fino al giorno in cui un consigliere del suo staff gli disse: “Mr. President, pensi a una donna e lo chiami she, arrotando un po’ la lingua…”. Problem solved! L’inquilino della Casa Bianca acquista una rinnovata consapevolezza fonetica e parte all’offensiva a testa bassa: dazi doganali e guerra commerciale con tutti coloro che minacciano i prodotti americani, Cina in testa. America first e pugno di ferro con Pechino diventano priorità nell’agenda della Casa Bianca.

Ora Washington alza i toni e affila le armi in vista del G20 che si apre domani a Buenos Aires. Si parlerà del riscaldamento globale, certo. E della tensione fra Russia e Ucraina sul Mare d’Azov. Ma su questi dossier non si attendono novità di rilievo, vista l’inflessibilità statunitense a fare concessioni su entrambi i fronti. Novità potrebbero invece giungere sulla partita a scacchi fra Washington e Pechino in corso dall’inizio del mandato presidenziale nel 2016.

Trump incontrerà in un faccia a faccia il suo omologo Xi Jinping ed è intenzionato a giocare duro: se non ci sarà accordo, gli Stati Uniti imporranno ulteriori dazi su tutto il made in China e nel mirino potrebbero finire anche gli iPhone fabbricati a Shanghai dalla Pegatron. In un’intervista al Wall Street Journal il Presidente americano batte i pugni sul tavolo e lancia messaggi belligeranti: gli Stati Uniti potrebbero aumentare al 25% i dazi sui 200 miliardi di dollari di merci cinesi se dai negoziati dei prossimi giorni in Argentina non si trova una via d’uscita allo stallo sul commercio.

Donald Trump e Mike Pence lamentano da tempo che l’adesione di Pechino alla World Trade Organization altro non è se non un cavallo di Troia per penetrare mercati emergenti senza rispettare le regole della concorrenza.

Donald Trump e Mike Pence lamentano da tempo che l’adesione di Pechino alla World Trade Organization altro non è se non un cavallo di Troia per penetrare mercati emergenti senza rispettare le regole della concorrenza. E mentre Xi Jinping ripete ormai a memoria la politica del sorriso verso il suo “amico” Donald, rimarcando a ogni occasione i profondi legami fra i due paesi, la Casa Bianca alza il dito contro la Cina, accusandola di aver attuato un’apertura soltanto fittizia del proprio mercato interno. Amici amici, sottolineano a Washington, ma Xi Jinping non ha nessuna intenzione di indietreggiare di un passo su questo dossier per non compromettere gli interessi economici cinesi.

Altra fonte di preoccupazione per la Casa Bianca è la resistenza mostrata negli ultimi anni da Pechino ad offrire una migliore protezione per la proprietà intellettuale statunitense, che da decenni è oggetto di violazioni e incursioni non autorizzate. L’assalto alla diligenza delle nuove tecnologie impensierisce la Casa Bianca perché la strategia di Pechino punta a sovrastare sia USA che Europa nell’intelligenza artificiale e nell’hitech con investimenti in grado di mettere sul mercato a prezzi competitivi proprie reti con tecnologia G5 di internet superveloce, con evidenti ricadute sulle regole della privacy e sulla protezione dei dati scambiati.

La “cortina di ferro economica” fra Cina e USA non è generata solo da tensioni commerciali fra i due paesi. In gioco entrano anche fattori più propriamente geopolitici, con incursioni del gigante asiatico in zone d’influenza precedentemente impensabili. Non è solo l’aggressività militare cinese nell’area del Mar della Cina Meridionale a impensierire Washington, ora che si sono spenti i riflettori internazionali sulla crisi nucleare nord coreana.

È il dinamismo cinese sullo scacchiere internazionale a richiamare l’attenzione degli analisti della Casa Bianca. In particolare, l’enorme piano di investimenti in Africa lanciato a settembre dal governo di Pechino, che trasforma di colpo il testa a testa con gli Stati Uniti in un duello su scala mondiale.

È il dinamismo cinese sullo scacchiere internazionale a richiamare l’attenzione degli analisti della Casa Bianca. In particolare, l’enorme piano di investimenti in Africa lanciato a settembre dal governo di Pechino, che trasforma di colpo il testa a testa con gli Stati Uniti in un duello su scala mondiale. L’annuncio è arrivato al recente Forum sulla Cooperazione Cina-Africa, nel corso del quale Xi Jinping ha annunciato di fronte a 50 capi di Stato di paesi africani che la Cina spenderà altri 60 miliardi di dollari in progetti infrastrutturali, prestiti facilitati e linee di credito a tasso zero. La Cina si sta comprando l’Africa e ha intenzione di trasformare l’intero continente in un enorme cantiere per rotaie, strade, dighe e centri commerciali. Il Project financing di Pechino include anche l’ammodernamento dei porti di Gibuti, Tripoli, Port Said in Egitto e Lagos in Nigeria. Tutti punti chiave in termini di espansione geopolitica.

Il duello strategico fra USA e Cina sarà al centro dei colloqui che segneranno questo vertice del G20 a Buenos Aires, insieme al grande capitolo sul clima e a quello sui rapporti con un Vladimir Putin che mostra i muscoli nel Mar d’Azov e sullo Stretto di Kerch. I toni duri di Trump mostrano come le trattative con l’amico nemico Xi Jinping per un accordo commerciale siano tutte in salita. Una schiarita ci sarà, taglia corto Trump, solo se la Cina aprirà le sue porte alla concorrenza americana. Qualunque cosa accada nelle prossime ore a Buenos Aires è destinato a infrangersi con la realtà di una partita globale fra Washington, Pechino e Mosca, il cui esito per il momento è tutt’altro che scontato.

@Luciano Trincia

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