Marco Bolognini
Spagna chiama Italia
30 Novembre Nov 2018 1016 30 novembre 2018

La crescita spagnola rafforza l’asse Madrid-Pechino

Sanchez E Xi Jinping

La Spagna, si sa, è un Paese con lo sguardo fisso verso ovest. Secoli di stretta frequentazione con il continente americano, prima da truci conquistadores, poi da potente riferimento culturale ed affidabile partner commerciale europeo, hanno contribuito a rafforzare il sostanziale disinteresse iberico verso i paesi orientali.

Nonostante ciò, la terra del Re Felipe VI non è comunque impermeabile alle tendenze macroeconomiche e nell’ultimo decennio si sono andate consolidando le relazioni tra Spagna e Cina, sull’onda di nuove rotte commerciali prima poco esplorate dagli operatori spagnoli.

È quindi carica di significato la visita del presidente cinese Xi Jinping, che proprio in questi giorni è a Madrid per aprire ulteriormente gli spazi di collaborazione e scambio tra i due Paesi.

Due dati fra tutti confermano l’importanza dell’appuntamento: è la prima visita ufficiale di Ji Jinping in un Paese europeo, dalla sua recente rielezione avvenuta nello scorso mese di ottobre. Inoltre, come secondo elemento d’interesse, si tratta del primo viaggio ufficiale del più alto dignitario cinese in Spagna negli ultimi tredici anni.

La cosa non deve sorprendere più di tanto. I numeri della crescita accompagnano la Spagna e la rendono particolarmente appetibile rispetto ad altre realtà europee.

Inoltre, la Cina sta facendo shopping anche da queste parti, dopo aver sbocconcellato altri mercati del nostro continente. Così, anche le aziende spagnole si stanno facendo irretire dalle sirene mandarine.

In particolare, stanno “soccombendo” numerose piccole e medie imprese di stampo familiare che non hanno saputo (o voluto) affrontare con serenità il ricambio generazionale. Meglio vendere prima di rinsecchirsi. Laddove c’è un’idea brillante e un buon inserimento di prodotto sul mercato, ecco che arriva l’investitore cinese.

Durante il vertice, Pedro Sánchez e Xi Jinping hanno affrontato numerosi argomenti di ordine economico e commerciale. In primis, va rilevata la decisione netta e precisa del governo cinese di offrire nuovi e generosi sbocchi per l’export spagnolo nel settore agroalimentare. Non solo: verranno sottoscritti accordi specifici in aree ulteriori come ricerca e sviluppo, impiego e fiscalità internazionale.

Ciò dovrebbe impensierire alcuni partner europei che potrebbero veder insidiata la propria posizione, ad oggi privilegiata, nei rapporti con il gigante asiatico.

Tra le varie alte disquisizioni ufficiali e le più prosaiche chiacchiere davanti a un bicchiere di Rioja, è probabile che si sia parlato anche di Brexit, immigrazione e Real Madrid.

Siamo invece assolutamente certi che il premier spagnolo Pedro Sánchez non avrà menzionato il progetto di controllo reale degli orari di lavoro che vuole implementare in Spagna.

Di cosa si tratta? Semplice: in un Paese che vive in un fuso orario de facto tutto suo, con giornate lavorative interminabili, il presidente socialista vuole intervenire a favore dei millenials ed è deciso a razionalizzare la tempistica degli orari di lavoro.

In altre parole, verrà prossimamente varata una norma di legge in forza della quale si eseguiranno controlli effettivi sulle imprese affinché vengano rispettati gli orari di uscita dal luogo di lavoro. Mai più giornate-fiume dunque, ma solo le otto ore canoniche con poche, pochissime eccezioni per gli straordinari.

E’ molto difficile immaginare che Sánchez si sia anche solo azzardato a citare questo progetto, peraltro culturalmente rivoluzionario da queste parti, con il leader di un Paese che ha fatto dello sfruttamento sistematico dei lavoratori il principale motore della propria fortuna economica.

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