Elisabetta Favale
E(li's)books
30 Novembre Nov 2018 1225 30 novembre 2018

Vincoli - Kent Haruf. Recensione

Vincoli Cover Web

Faccio parte di quella folta schiera di lettori affezionati a Kent Haruf, ho letto tutti i romanzi pubblicati in italiano e quindi ho accolto con piacere quest’ultimo, Vincoli, un viaggio a ritroso nella narrativa dell’autore e nella storia di Holt.

Ho capito fin dalle prime pagine che sarebbe stata un’esperienza un po’ diversa rispetto alle altre letture, lo stile scarno di Haruf qui lascia il posto a una scrittura che indugia maggiormente sui particolari, vuole rendere consapevole il lettore sul posto dove si trova e sui personaggi con cui andrà a confrontarsi.

In questo romanzo ho trovato il cosiddetto “protocollo del paesaggio” che è stato uno strumento molto importante per il periodo pionieristico della società americana. Mi spiego. Vincoli parte con un flashback, siamo nel 1976 e facciamo subito la conoscenza del personaggio che può essere considerato protagonista, Edith Goodnough. Edith è in un letto di ospedale sorvegliata da un agente perché accusata di omicidio. A raccontarci tutta la sua storia, andando indietro fino alla fine del 1800 è Sanders Roscoe. Roy, il padre di Edith, appartiene a quella generazione di pionieri di cui molti autori hanno scritto. Il paesaggio in questa storia è fondamentale, Roy ed Ada Goodnough arrivano dall’Iowa e devono fare i conti con una terra che scoprono rientrare più nel genere “wilderness” che, come forse sperava Roy, nel genere “virgin land”( è il 1896, e le terre del nordest del Colorado sono state liberate da una ventina di anni dagli Indiani).

Il Colorado arido e sabbioso decide le sorti di questa famiglia, le descrizioni che ci regala Haruf portano evidenti i segni di quella canonizzazione simbolica della storia pionieristica americana intrisa anche di una violenza che non sarà mai così esplicita successivamente nella comunità di Holt.

Ada ha sposato Roy e come tutte le donne di fine Ottocento, sa che dovrà condividere le scelte del marito, accettarne le conseguenze, questa donna che Haruf ci descrive minuta, deve fare il suo dovere soccombendo giorno dopo giorno sotto il peso delle rinunce che diventano evidenti nel suo dimagrimento, nel su rimpicciolimento fisico. Ada mi ha ricordato la Addie del Faulkner di Mentre morivo ma Roy, al contrario di Anse, non ha riportato sua moglie nella contea di Johnson come ha richiesto. Holt dalla casa dei Goodnough dista una manciata di chilometri, se ne avverte appena la presenza, i Roscoe, Hannah e John, a 1 km da loro, sono gli unici che in qualche modo si confrontano con i nuovi arrivati.

L’America che ci descrive Haruf in Vincoli è un Paese dove il cittadino non ha alle spalle la presenza dello Stato, siamo in un momento storico dove la concezione stessa di Stato e di politica, sono quasi al limite dell’anarchia, ciò che conta è lanciarsi anima e corpo nel commercio, fare affari, produrre, gli Americani di fine Ottocento e inizi Novecento sono un popolo totalmente concentrato sulla ricerca personale del successo, del denaro. Così i Goodnough e i Roscoe che dedicano ogni energia e ogni soldo guadagnato alla crescita, all’accumulo di terre su cui spezzarsi la schiena senza vedere la fine dei sacrifici. Commercio e società sono un tutt’uno.

A raccontarci tutta la storia, dicevo, è Sanders Roscoe, figlio di John, su cui pesano anche le origini “mezzosangue”, John è figlio di una indiana e di un bianco che li ha abbandonati lasciandogli l’onere di occuparsi di quella terra che a stento si faceva coltivare. Roy usa espressioni razziste nei loro confronti nonostante l’aiuto ricevuto, li disprezza perché non li ha piegati, li credeva perdenti, si sarebbe impadronito della loro terra, invece no.

John e sua madre pur da soli rappresentano in qualche modo una immagine di libertà e serenità familiare rispetto ai Goodnough e per Edith e suo fratello Lyman sono uno spiraglio di speranza se solo non prevalesse forte e ineluttabile il senso del dovere che richiede sudore e sangue da dedicare al vincolo di nascita.

Edith mi ha suscitato in più occasioni un senso di malessere, ammirevole la sua indole che le permette di rimanere umana, buona, nonostante tutto, ma diventa difficile arrivare a comprendere il suo “self-sacrifice”.

In questa campagna sperduta e isolata Haruf fa arrivare gli echi di quello che stava succedendo nel mondo:

Poi gli eventi esterni raggiunsero anche i Goodnough. Alla fine degli anni Trenta il pazzo scatenato in Germania aveva contagiato con la follia così tanti milioni di persone che la situazione in Europa era completamente fuori controllo. () Si parlava molto di entrare in guerra, di prendere liniziativa, e penso che siano stati tutti quei discorsi che spinsero Lyman ad agire

Ecco, ancora una volta quella che rimane completamente sola è lei, Edith che pure non aveva esitato a scegliere il fratello ad una vita indipendente, la sua alternativa è “alzarsi nel silenzio e andare a dormire nel silenzio”.

Non siamo in presenza di una famiglia tradizionale, Edith e Lyman non arrivano a formare una loro famiglia, entrambi sono “al servizio” del padre padrone e poi Edith al servizio del fratello, viene quindi meno il naturale processo di ciclicità tangibile che una famiglia rappresenta, le famiglie, come la storia, mandano avanti gli eventi, questa famiglia no, comincia e finisce qui.

Haruf ci ha proposto spesso famiglie “allargate”e sui generis dove i ruoli non sono quelli canonici ma a prevalere sono i sentimenti e l’immancabile senso del sacrificio.

Puoi pensarla come vuoi sulla camera da letto dei Goodnough. () Per quanto mi riguarda io non la penso in nessun modo. Se volevano dormire nello stesso letto, scaldarsi i piedi sotto la stessa antiquata trapunta come facevano da bambini, prima ancora dellinizio del secolo – bé, erano affari loro, perché quando conosci qualcuno da tutta la vita, cerchi di capire il suo punto di vista.”

E mentre ci lasciamo trascinare dal flusso del racconto, dimentichiamo da dove siamo partiti, dimentichiamo Edith nel letto d’ospedale anche se intuiamo cosa sia accaduto prima che Sanders ce lo sveli e come lui, alla fine, avremo capito il punto di vista. Di Edith.

Vincoli è il romanzo di esordio di Haruf, ha già le tracce dello stile futuro dell’autore e personalmente l’ho trovato coinvolgete esattamente come gli altri perché a me, Haruf piace.

That’s it

Vi ricordo che la traduzione è di Fabio Cremonesi e questa è la trama:

È la primavera del 1977 a Holt, Colorado. Edith Goodnough giace in un letto d’ospedale, e un poliziotto sorveglia la sua stanza. Pochi mesi prima, un incendio ha distrutto la casa dove Edith abitava con il fratello Lyman. Un giorno, un cronista arriva in città a indagare sull’incidente e si rivolge a Sanders Roscoe, il vicino di casa, che non accetta di parlare per proteggere Edith. Ma è proprio la voce di Sanders a raccontarci di lei e del fratello, di una storia che inizia nel 1906, quando Roy e Ada Goodnough sono arrivati a Holt in cerca di terra e di fortuna.
La storia di Edith si lega a quella del padre di Sanders, John Roscoe, che ha condiviso con loro la dura vita nei campi, in quella infinita distesa di polvere che era la campagna del Colorado.
La Holt delle origini è l’America rurale, dove vige un codice di comportamento indiscutibile, legato alla terra e alla famiglia, e dove la felicità si sacrifica in nome del dovere e del rispetto. Nel suo romanzo d’esordio Kent Haruf racconta i suoi personaggi senza giudicarli, con la profonda fiducia nella dignità dello spirito umano che ha reso inconfondibile la sua voce letteraria.

Questo libro è per le spighe di grano, per le mucche, per i cieli d’estate e la neve, per le stelle e l’erba, per la polvere e il dondolo, per una crostata di ciliegie e per le cartoline; ma questo libro è soprattutto per gli acerbi ragazzi che eravamo, per i dettagli in cui ci siamo persi, per i guai che ci hanno ammaccato, e per la porta che siamo riusciti ad aprire, finalmente liberi di vivere giorni più luminosi.

Vincoli – Kent Haruf – NN

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