Daniele Marini
Palomar
7 Dicembre Dic 2018 0856 07 dicembre 2018

Il cortocircuito fra Nord, imprese e Lega

Imprenditori Sitav Linkiesta

La rincorsa

Le due anime del Governo sono impegnate in una rincorsa dei produttori. Domenica prossima Salvini ha convocato le associazioni delle imprese che hanno manifestato a Torino. Di Maio ha iniziato a muoversi un po’ prima, avviando la campagna del Nord dei 5S per ascoltare le imprese, con incontri riservati. Nelle settimane precedenti, infatti, ha avuto confronti con i vertici delle categorie economiche locali. E ha cominciato dal Nordest, dove la Lega ha la sua roccaforte. E il M5S è all’opposizione. Troppo forte è il malessere di queste categorie per non cercare un’interlocuzione, per dimostrare attenzione alle loro istanze, oltre che per fare digerire misure (il reddito di cittadinanza) percepite come assistenzialistiche e improduttive. E per incalzare l’attivismo del collega Salvini. A maggior ragione adesso che la trattativa con l’UE si fa sempre più stringente e si stanno scrivendo nero su bianco i famosi “numerini”, con un PIL per la prima volta dal 2014 porta il segno meno davanti e le prospettive per il 2019 sono tutt’altro che rassicuranti, i consumi sono al palo e gli investimenti in calo. La parola “recessione” rischia di essere domani una realtà concreta, e non solo uno spauracchio futuro. Insomma, il clima è di forte incertezza e preoccupazione. Al punto che – cosa rara – gli stessi ceti produttivi e le loro associazioni si mobilitano per reclamare una politica favorevole allo sviluppo e alla crescita. Prima l’evocazione di scendere in piazza da parte del presidente di Confindustria Boccia, le prese di posizione contro i provvedimenti governativi di altri esponenti imprenditoriali, di artigiani e delle piccole imprese (del Nord). Poi la manifestazione dei favorevoli alla TAV a Torino, la riunione dei mondi produttivi a Torino e prossimamente a Milano e a Verona. La febbre del Nord sta aumentando progressivamente e la visione sul futuro di gran parte della popolazione (ricerca Centro Studi di Community Group) è di continuare a svilupparsi (84,4%), non di decrescere (15,6%).

Contro il M5S o la Lega?

Ora, sicuramente il bersaglio palese di tali manifestazioni sono le posizioni dei Pentastellati sulle infrastrutture, sull’imprese e sul mondo del lavoro, frutto di una cultura che attinge ai filoni della decrescita e di un’idea dell’imprenditoria fatta di sfruttamento e capitalismo speculativo. Gli imprenditori come “prenditori”, appunto, come definiti da Di Maio, prima delle vicende familiari. Tuttavia, c’è un obiettivo sotteso e ben più dirompente: sollecitare la Lega (e Salvini) a farsi portatrice delle istanze della sua costituency, della sua base elettorale. Perché il cortocircuito fra imprenditori e Lega nasce qui: dalla sua sostanziale assenza nel sostenere apertamente le sollecitazioni dei produttori. Nel disegnare politiche di sviluppo e di investimento coerenti con la competitività del paese. Perché il tema TAV, il Terzo valico, la Pedemontana, il tunnel del Brennero, come l’Ilva e la TAP prima, non riguarda solo un’area delimitata del paese, così come la retorica dell’analisi costi-benefici vorrebbe far ritenere. Non si tratta di opere puntuali, ma di infrastrutture che sono segmenti di connessione più ampi: sono tasselli di disegni di carattere continentale. Dunque, riguardano il futuro dell’intero Paese e della sua collocazione in Europa. In questo senso, la Lega nell’attuale composizione governativa è (era?) come una sorta di baluardo alle prospettive decliniste dei 5S.

Il cortocircuito nel “contratto”

Tuttavia, c’è un contatto che genera un cortocircuito e si trova nel famigerato “contratto”. Quello sottoscritto dalla Lega corrisponde solo parzialmente al mandato dei suoi elettori. Tant’è che Salvini sembra abbia dichiarato che va riscritto. Perché quel “contratto” non c’era ancora in campagna elettorale, ma è frutto di un accordo successivo per la necessità di formare un governo e trovare una piattaforma comune con i 5S. Salvini per andare a governare – e diventare un soggetto politico nazionale – ha contenuto le istanze produttive per muoversi maggiormente su temi di opinione nazionale (immigrati, sicurezza, pensioni). Grazie ai quali, stando ai sondaggi, oggi ha largamente incrementato il suo consenso popolare. Ma così facendo ha limitato le iniziative sul piano economico, pensando di far diventare i 5S l’unico bersaglio dei ceti produttivi. Ciò è evidente anche solo semplicemente conteggiando le parole contenute nel documento: il termine artigiano (e sue varianti) compare solo 1 volta, impresa 2, infrastruttura 2. Viceversa, reddito e cittadinanza 14 volte, pensione e sicurezza 16. Dunque, è chiara l’impostazione politica del “contratto”, che così come scritto è una sommatoria di istanze diverse, prive di una visione e una condivisione di valori comuni. Oggi, l’equilibrismo leghista della sua osservanza contrasta con le domande del Nord, e rischia di ritorcersi contro.

La ruspa s’inceppa?

In realtà, Salvini ha alle spalle la Lega che, diversamente dai 5S, dispone di un ceto dirigente radicato e preparato, governa in quasi tutte le regioni del Nord (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Provincia di Trento, Lombardia), è alleata in Liguria e ha ampliato il suo radicamento in Emilia Romagna. Ha esponenti di governo riconosciuti sul piano internazionale, come Giorgetti. Quindi, ha forti sensori sui territori, maggiori capacità di resistenza e mediatori. Ma proprio per questo, il rumore di fondo è più forte e destabilizzante. Il confronto è azzardato, ma le leadership al tempo dei social hanno tanto accelerazioni in ascesa, quanto in discesa. Gli italiani hanno bisogno di figure politiche “forti”, nel senso di qualcuno che dia una svolta radicale a una società e a istituzioni bloccate da troppo tempo. Così, ieri grande era il consenso al “rottamatore” Renzi, oggi grande approvazione al “ruspatore” Salvini. La ruspa scava, movimenta e distrugge, ma non costruisce. E con una prospettiva di difficoltà economica, c’è bisogno anche di qualcuno che edifichi per il futuro.

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