Elisabetta Favale
E(li's)books
7 Dicembre Dic 2018 1000 07 dicembre 2018

Yiyun Li - Più gentile della solitudine. Recensione

Yiyun Li

Ho la certezza, oramai, di avere un feeling non indifferente con le autrici cinesi naturalizzate americane, Yiyun Li è la mia ultima scoperta, Più gentile della solitudine è un romanzo che Einaudi ha pubblicato nel 2015 io l’ho letto solo ora e ne sono rimasta conquistata.

La Trama

“I silenzi della bella ed enigmatica Ruyu, l'entusiasmo ingenuo di Moran, la spavalderia di Boyang. Tre adolescenti che condividono la vita nel cortile comune di un caseggiato di Pechino, nel 1989, subito dopo le proteste e gli scontri di piazza Tienanmen. A vent'anni di distanza, si troveranno sparpagliati tra le due coste degli Stati Uniti e la capitale cinese, ora in piena crescita economica. Sarà il riemergere di un segreto dal loro passato a farli incontrare di nuovo.
Cosa unisce Boyang, giovane immobiliarista rampante di Pechino, Ruyu, commessa e amica-factotum di ricche e annoiate signore californiane, e Moran, ricercatrice di laboratorio in una sperduta azienda farmaceutica del Massachusetts? O meglio: quale segreto del loro passato li divide e li tiene lontani?”.

Tema centrale della storia è il percorso di riconciliazione con un passato difficile.

Ambientato a Pechino alla fine degli anni Novanta, nel 1989, proprio pochi mesi dopo il massacro di Piazza Tienanmen, protagonisti: Shaoai e la sua famiglia, lei ha poco più di vent’anni e frequenta l’Università, è una ribelle o meglio, lotta a suo modo contro lo status quo e l’indifferenza alle barbarie perpetrate dal Governo.

Ruyu è un’orfana che arriva a Pechino ospite dei genitori di Shaoai, è una ragazza introversa, è stata adottata da due “pie donne” che le hanno impartito una educazione ferrea, da subito risulta “strana” e non è accettata da Shaoai che intraprende una guerra psicologica con questa adolescente anaffettiva.

Moran e Boyang, sono coetanei di Ruyu, Moran è una ragazza semplice che desidera solo essere accettata e non ama lo scontro, è molto legata a Boyang e nutre sentimenti profondi per questo ragazzo che considera eccezionale.

Boyang proviene da una famiglia abbiente, i genitori insegnano all’Università e la sorella è una specie di genio che si è costruita una carriera negli Stati Uniti. Lui vive con la nonna nel sobborgo delle tre ragazze.

L’equilibrio che Shaoai, Moran e Boyang avevano costruito negli anni viene messo a repentaglio da due eventi, l’arrivo di Ruyu e l’espulsione di Shaoai dall’Università per le sue posizioni contrarie al regime.

L’autrice aiuta il lettore a ricostruire le vite passate dei quattro ragazzi e allo stesso tempo racconta il presente quando, oramai adulti, tutti si sono costruiti una esistenza che vuole essenzialmente liberarsi del passato.

Shaoai muore dopo più di vent’anni di coma e sul mistero di cosa le sia veramente accaduto ruota tutta la storia.

Boyang lo conosciamo come immobiliarista di successo, è rimasto a Pechino ed è l’unico che ha mantenuto un legame con la famiglia di Shaoai, per 21 anni scrive ogni giorno a Moran e Ruyu (entrambe negli Stati Uniti anche se lontane tra loro) sperando in un ritorno e soprattutto che venga fatta luce su cosa è accaduto a Shaoai, tutti i personaggi hanno però le loro ragioni per liberarsi di quella storia e la morte di Shaoai dovrebbe rappresentare la fine della schiavitù del passato, dovrebbe.

Evidente la denuncia di Yiyun Li dell’atrocità della strage di Piazza Tienanmen, l’interrogativo sul futuro di un Paese vessato da uno Stato che non lascia liberi i suoi cittadini è, immagino, anche quello dell’autrice non solo di Shaoai che nella storia di fatto soccombe. La figura di Shaoai è molto particolare, non è un personaggio positivo, si oppone alla dittatura ma lei stessa è una tiranna che vessa i due amici e Ruyu che ne subisce la violenza fisica e psicologica.

Una storia senza buoni, a parte Moran che più che buona è forse semplicemente una persona sola che vive nella consapevolezza della sua condizione, nella sua incapacità di prendere posizioni per cui preferisce la fuga piuttosto che fare i conti con una realtà che poi non le interessa davvero. Moran si autopunisce, si esilia volontariamente per non essere riuscita a prendere una posizione su quel che è successo a Shaoai .

Leggendo Più gentile della solitudine ho avvertito, nella voce dell’autrice, una grande amarezza, quando racconta la cerimonia del 1 ottobre, la giornata nazionale della Repubblica Popolare Cinese, non si fa fatica a immaginarla tra i partecipanti insieme alla sua scuola. Come Ruyu, Moran e Boyang, Yiyun Li era una adolescente, nel 1989 aveva 17 anni e certamente fu in grado di rendersi conto dei fatti di Tienanmen. Shaoai nel romanzo invita i suoi giovani amici ad andare alla cerimonia vestiti di nero ma nonostante le buone intenzioni non lo hanno fatto, come non lo fece sicuramente Yiyun Li perché la strategia repressiva del Governo era allora (e oggi?) molto forte.

Mi sono chiesta cosa volesse davvero Shaoai, la risposta che mi sono data è il potere, ma non posso fare a meno di domandarmi se oggi potrebbe ancora esserci una Tienanmen, forse no, la Cina che stiamo imparando a conoscere è un Paese che vuole a tutti i costi imitare l’Occidente, che insegue sogni di crescita economica e raramente ci giungono voci di giovani che si oppongono a certe scelte politiche, chi vorrebbe farlo è andato via, così mi sembra. Anche Yiyun Li è andata via.

Più gentile della solitudine di Yiyun Li (Einaudi)

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