Elisabetta Favale
E(li's)books
13 Dicembre Dic 2018 1234 13 dicembre 2018

La storia di Henry Esdmond di William Makepeace Thackeray. Recensione

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“Quando Lady Rachel Castlewood prende possesso del castello ereditato dal marito, vi trova, unico occupante oltre alla servitù, un solitario e malinconico ragazzo, Henry. Orfano di padre e di madre, il giovane Henry teme l’accoglienza che gli riserveranno i nuovi proprietari: lo cacceranno via? Lo tratteranno come un servo? Troverà in loro, invece, affetto e protezione. Finirà per innamorarsi della dolce e amorevole Rachel, ma anche della sua bellissima figlia, Beatrix. Gentiluomo raffinato e soldato valoroso, si farà onore nelle campagne del duca di Marlborough contro Luigi XIV. La sua ascesa, però, verrà interrotta dal fallito tentativo di rimettere sul trono gli Stuart. Pagina dopo pagina, le vicende della famiglia Castlewood si fanno sempre più complesse: alcune relazioni si rafforzano, altre lentamente si dissolvono, e l’amore desiderato da ognuno dei protagonisti non otterrà mai soddisfazione. Lo sguardo ora tenero ora amaro con cui tutto questo è visto, il giudizio ora indulgente ora di condanna su ciò che moralmente dovrebbe essere e ciò che invece è, la rigorosa struttura narrativa, fanno di questo romanzo uno dei più riusciti della letteratura inglese.
Ancora oggi, per l’abilità con cui le vicende dei personaggi sono intrecciate e inserite nell’epoca e nel luogo in cui si svolgono – il primo Settecento, nell’Inghilterra tormentata dalle febbrili divisioni politiche e religiose dell’ultimo periodo Stuart –, La storia di Henry Esmond è considerato uno dei migliori esempi di romanzo storico. Alla sua uscita, nel 1852, fu subito celebrato per la genialità del suo autore e Thackeray stesso, sebbene all’epoca avesse già pubblicato capolavori come Le memorie di Barry Lyndon e La fiera delle vanità, lo giudicò come «il meglio che io possa fare».”

Siamo nel 1691 e il protagonista di questo coinvolgente e raffinato romanzo di William Makepeace Thackeray è un bambino di dodici anni, un orfano, si chiama Henry Esmond e di lui l’autore ci racconta una storia che finisce nella prima metà del 1700. Come si può facilmente immaginare il periodo storico è complesso e ricco di avvenimenti importanti per la storia inglese che aveva appena superato la cosiddetta Seconda Rivoluzione e si era avviata verso una nuova epoca, quella segnata dalla Dichiarazione dei diritti del 1689. La famiglia Castlewood è coinvolta nelle rivendicazioni dinastiche degli Stuarts, l’autore ci fornisce diversi indizi per comprendere quanto le sorti di questa famiglia fossero legate a quelle dei sovrani, ma ve li lascio scoprire leggendo.

Le figure principali del romanzo sono Henry, Beatrix e Rachel, quel che caratterizza il romanzo è una analisi storica e di costume alla “Thackeray maniera”, l’autore, sappiamo, non cade nella trappola dell’eccessivo cinismo o dell’ironia sfacciata come alcuni suoi contemporanei ma ci regala una prosa elegante e misurata sempre.

Quel che ho visto io di particolarmente interessante è il processo di transizione del potere che passa dall’aristocrazia alla borghesia, la messa in discussione della divisione dei ruoli uomo/donna nel nucleo familiare, non è azzardato dire che ne La storia di Henry Esmond si possono individuare elementi di proto femminismo, viene affrontato il tema della sessualità femminile. Beatrix per esempio è il brillante risultato dell’educazione che le ha dato la madre, è spregiudicata e allo stesso tempo è immagine della femminilità vecchio stile. Thackeray ci racconta di una famiglia infelice, ci racconta personalità e conflitti tipici di una famiglia borghese vittoriana. Interessanti i cambiamenti a cui assistiamo osservando per esempio la vita di Rachel che, quando era la viscontessa di Castlewood, aveva nel suo entourage anche un cappellano, sentiva la necessità di colmare il vuoto che il marito, assente da casa lasciava e questa necessità di nutrire l’anima e lo spirito per consolarsi la spingeva allo stesso tempo ad allontanarsi fisicamente dal marito trasformandola in una donna che reprimeva il desiderio e si lasciava divorare dalla gelosia. Poi tutto si trasforma. Rachel è l’incarnazione della donna/madre che tuttavia ha necessità di ammaliare gli uomini che la circondano, così le sue attenzioni vanno prima al marito, al figlio maschio, poi a Henry e per ultima a Beatrix che capisce bene tutto questo e diventa esperta manipolatrice facendo della gelosia altrui e della propria capacità di seduzione due potenti armi.

Thackeray ci mostra le dinamiche legate alle “gender differences”che mettono in discussione chiaramente le donne a seconda delle concomitanze sociali e politiche, una donna può essere vergine e puttana a seconda dei casi e dei contesti (come ora in fondo no?), il climax politico del romanzo, la crisi del “plot joacobita”, sembra coincidere con il climax delle deviazioni sessuali di Beatrix, o almeno a me è sembrato così.

Vi invito a studiare bene i profili di queste due donne, Rachel e sua figlia Beatrix, la prima è un coacervo di sentimenti e istinti contrapposti, c’è la trasgressione, la fedeltà e l’infedeltà, la repressione e in questo individuiamo il suo essere potenzialmente sovversiva, Rachel non risulta simpatica ad altre donne. La seconda è diabolica e manipolatrice oltre misura, per il fratello Frank è “Mistress Trix” signora e padrona, come per Henry, non è possibile non notare la sua personalità “schiacciante”. Il desiderio di Rachel nei confronti di Henry è perfettamente chiaro a Beatrix che non lo legittima, Rachel ha trattato Henry come un figlio e pur non essendo la madre biologica rimane quel sentore di peccato nel suo desiderio, alla stregua di un incesto.

Thackeray considerava La storia di Henry Esmond il suo miglior romanzo e penso avesse ragione, ho impiegato tantissimo a scrivere queste poche considerazione prediligendo le figure femminili che mi sono sembrate molto innovative e non penso di rendergli davvero merito, riflettevo per esempio su quanto sarebbe interessante che qualcuno mi spiegasse anche l’origine dei nomi scelti da Thackeray per i personaggi. Per esempio, il terribile, corrotto Lord Mohun, il suo cognome si pronuncia come moon, luna, ma anche Esmond a ben vedere contiene nell’ultima sillaba un suono simile a moon… ma forse è solo una mia fantasia, sono stata condizionata dalle caratteristiche dei personaggi e dalla loro “polarità”.

Un grande romanzo senza tempo, un bel regalo per chi apprezza l’ottima letteratura.

La storia di Henry Esmond - William Makepeace Thackeray (Traduzione di Marinella Magrì)

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