Elisabetta Favale
E(li's)books
15 Dicembre Dic 2018 1331 15 dicembre 2018

La falsa inimicizia. Guelfi e ghibellini nell’Italia del Duecento. Intervista a Paolo Grillo.

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Nel lessico politico e giornalistico attuale l'espressione "guelfi e ghibellini" è utilizzata per indicare una contrapposizione violenta e insanabile tra chi professa idee diverse. Alimentato da una rete di rimandi letterari che comprende la vita di Dante e la tragedia di Romeo e Giulietta, il riferimento dovrebbe essere alle parti che a cominciare dal XIII secolo divisero l'Italia comunale tra fautori della Chiesa e sostenitori dell'Impero e si batterono per la supremazia sulla penisola. Era davvero così? I termini "guelfi" e "ghibellini" rimandavano a due fazioni coerenti, ideologicamente connotate e contrapposte o erano piuttosto casacche da indossare e togliere a seconda delle convenienze del momento? Una serrata indagine sulle fonti dell'epoca fornisce un ritratto dell'Italia politica del Duecento molto diverso da quello tracciato abitualmente.”

Questa è la sinossi di La falsa inimicizia. Guelfi e ghibellini nell’Italia del Duecento, Salerno editrice. Oggi propongo una intervista all’autore il Professor Paolo Grillo.

Professor Grillo vogliamo raccontare in breve perchè “falsa inimicizia”? Cosa c’è davvero alla base di queste due “fazioni”?

Ho usato la definizione“falsa inimicizia”per mostrare che raramente alla base dei contrasti fra chi si definiva “guelfo” e chi si definiva “ghibellino”c’era realmente una contrapposizione ideologica. Nella maggior parte dei casi, queste etichette servivano a dare una giustificazione a rivalità familiari, a gruppi di potere o a strategie di affermazione politica. In realtà, se analizziamo con attenzione quanto accadeva nell’Italia della seconda metà del Duecento ci accorgiamo che i conflitti che si svolgevano fra città o personaggi aderenti allo stesso schieramento erano frequentissimi, forse più di quelli fra i membri degli schieramenti opposti.

Leggendo La falsa inimicizia mi sono trovata a riflettere su una cosa, questi due schieramenti hanno in qualche modo rappresentato nel Duecento un punto comune, di“unione” tra l’Italia del Nord, quella dei Comuni e l’Italia del Sud ancora controllata dall’imperatore?

Sì, questa è uno degli elementi di interesse della nascita degli schieramenti, che coinvolgevano anche il Regno di Sicilia, che fu a capo del fronte ghibellino sotto l’imperatore Federico II e suo figlio Manfredi e di quello guelfo dopo che se ne fu impadronito Carlo d’Angiò. In questo modo si creò uno spazio politico unitario, che coinvolgeva l’intera penisola italiana, superando la distinzione fra Italia comunale nel centro-nord e Italia monarchica nel sud.

Io vivo in Veneto, a Vicenza, nelle cartine che ci sono in fondo al libro ho visto che nel Duecento sarei stata cittadina di una città bianca e ghibellina, ci può accennare come e quando è nata questa ulteriore differenza tra bianchi e neri?

Gli schieramenti “guelfo” e “ghibellino” classicamente intesi, ossia capeggiati il primo dal papa e dagli Angiò e il secondo dall’imperatore o dai suoi eredi, non sopravvissero agli inizi degli anni Ottanta del Duecento, quando una serie di eventi coincidenti – come la rivolta del Vespro in Sicilia o la guerra civile in Castiglia che eliminò uno dei principali pretendenti al trono imperiale – lasciò i due fronti privi di punti di riferimento. Ne seguì un generale rimescolamento delle appartenenze. Negli anni a cavallo fra Due e Trecento il nuovo papa Bonifacio VIII decise di creare una nuova grande alleanza a lui favorevole, una politica che passò attraverso la disarticolazione del partito “guelfo” nel quale si creò una fazione “nera”di stretta obbedienza a Bonifacio.

Quando si pensa a Guelfi e Ghibellini viene subito in mente Firenze e Dante. Ugo Foscolo nei Sepolcri nel passo dove “magnificava” Firenze scrive: “e tu prima, Firenze, udivi il carme/ che allegrò l’ira al Ghibellin fuggiasco…” ma di fatto la famiglia di Dante era notoriamente guelfa e bianca, può raccontare a chi ci legge come mai invece Foscolo lo considerava un ghibellino?

Dopo che, come abbiamo appena visto, papa Bonifacio VIII ebbe spezzato il partito guelfo in due fazioni, i suoi seguaci “neri”presero rapidamente il sopravvento a Firenze e in gran parte dell’Italia centro-settentrionale. Gli oppositori, che presero il nome di “bianchi”, per resistere dovettero allearsi con i ghibellini, fino a formare un fronte unitario. Fra i “bianchi”vi era anche Dante, che dunque, pur senza essere ghibellino, era politicamente schierato al loro fianco. Dante, inoltre, fu un sostenitore del tentativo pacificatore dell’imperatore Enrico VII (noto anche come Arrigo VII), che a sua volta cercava di proporsi come figura neutra, equidistante fra guelfi e ghibellini.

Una figura che spicca più di tutte in La falsa inimicizia è quella di Bonifacio VIII, odiatissimo da Dante che lo fa finire all’Inferno quando è ancora in vita e Dario Fo che lo tira dentro la “giullarata” del suo Mistero Buffo. Ma se volessimo in qualche modo riabilitare il suo pontificato, cosa gli si può attribuire di positivo?

Bonifacio era una persona estremamente intelligente e probabilmente comprendeva i meccanismi che regolavano la vita politica italiana molto meglio dei suoi predecessori. Costruì dunque un ambizioso disegno di pacificazione e armonizzazione delle potenze della penisola sotto il predominio della Chiesa, che avrebbe dovuto mettere fine ai conflitti interni e esterni alle città. Chi si opponeva o veniva comunque percepito come ostacolo a tale disegno andava drasticamente posto in condizione di non nuocere: fu questo il destino di Dante e di molti altri, laici e religiosi, che non condivisero il progetto politico del papa.

Farinata degli Uberti che io ricordo nell’Inferno di Dante era un fuoriuscito. Ma chi erano esattamente i fuoriusciti?

I conflitti politici e sociali non erano una novità all’interno delle città italiane, ma a partire dalla seconda metà del Duecento essi diventarono sempre più gravi a causa del legame con il conflitto fra Chiesa e Impero. Gli oppositori al governo in carica divenne sempre meno tollerata, perché nelle città che aderivano alla parte della Chiesa (guelfe) venivano considerati come miscredenti e eretici e in quelle che aderivano alla parte dell’Impero come dei traditori e responsabili di lesa maestà. Chi non era d’accordo con le scelte politiche del comune, dunque, veniva escluso dalla comunità civica e doveva lasciare la città e rifugiarsi altrove, per diventare un “fuoriuscito” o “bandito”. Spesso, comunque, questa condizione era momentanea, dato che i rientri in armi e le pacificazioni non erano rari e potevano cambiare anche drasticamente la situazione. Farinata, leader dei ghibellini di Firenze, fu tra coloro cacciarono i guelfi nel 1248. Quando questi rientrarono, fu Farinata a dover andare in esilio, per poi rientrare vittorioso dopo la battaglia di Montaperti e allontanare nuovamente i suoi nemici nel 1260. Morì a Firenze nel 1264 e ne venne definitivamente bandito post mortem nel 1283, quando il suo corpo fu esumato e gettato in terra sconsacrata, quale eretico.

L’eruzione di un vulcano indonesiano nel 1257 fu la fortuna dei cosiddetti “battuti” e “flagellanti”, ci racconta cose accadde?

Fra il 1258 e il 1260 l’Italia fu sconvolta da un’ondata di conflitti, sia fra guelfi e ghibellini, sia interni al campo ghibellino, che culminarono nelle sanguinose battaglie di Cassano d’Adda, nel 1259, e di Montaperti, nel 1260. Contemporaneamente, tutta l’Europa occidentale fu travolta da una lunga ondata di maltempo dovuta alle ceneri proiettate nell’atmosfera da una colossale eruzione avvenuta nel 1257 in Indonesia. Pioggia e freddo, con le carestie e le epidemie che ne seguirono, furono interpretate come segni dell’ira divina per i conflitti e gli odi che dividevano la popolazione italiana: ebbe dunque un clamoroso successo il movimento dei “flagellanti”, laici che predicavano la pace e la convivenza e imploravano la misericordia divina percuotendosi con delle fruste.

Altra figura interessante da ricordare credo sia Manfredi di Svevia il cui regno era considerato una sorta di Stato nazionale italiano. Un personaggio molto moderno, ci vuole descrivere in breve in cosa si distinse ?

Manfredi era re di Sicilia, ma sulle orme del padre, l’imperatore Federico II, sviluppò una politica “nazionale” cercando di conquistare l’egemonia anche sull’Italia centro-settentrionale. Di fatto ci riuscì, ma le rivalità interne allo schieramento ghibellino e l’ostilità del papa resero questa costruzione molto fragile. Fra il 1265 e il 1266 Carlo d’Angiò riuscì in pochi mesi a sconfiggere Manfredi e i suoi alleati, lasciando soltanto il ricordo e il mito di un principe colto e cortese, eternato anche nella descrizione dantesca: “biondo era e bello e di gentile aspetto”

Il ruolo della Chiesa nelle lotte dell’Italia del 1200/1300 fu tutt’altro che “pacificatore”Ci spiega che cos’erano per esempio i “Consorzi di fede e di pace”?

La Chiesa ricercava la pacificazione delle fazioni nell’Italia del secondo Duecento, ma oscillò sempre fra due idee diverse: ottenere la pace attraverso la riconciliazione tra le parti oppure attraverso la vittoria definitiva dei guelfi. In base a questa seconda politica, dopo la caduta di Manfredi, nel 1266, in molte città padane furono costituiti i cosiddetti “consorzi di fede e pace”, società armate che dovevano assicurare il predominio della parte della Chiesa e assicurare che i ghibellini non avrebbero cercato di turbare il nuovo ordine costituito.

Nell’Italia di oggi, chi sono (se ci sono) i guelfi e i ghibellini?

Tutto dipende dal significato che vogliamo dare a queste parole. In senso strettamente medievale, direi che l’epoca dei “neoguelfi” che guardavano al papa come leader politico e dei “neoghibellini” che gli contrapponevano i Savoia si è chiusa con il Risorgimento. Quanto invece a parti politiche che non si riconoscono legittimazione reciproca, mi sembra che purtroppo ne abbiamo fin troppe...

Infine la lascio domandandole se ha degli incontri di presentazione già fissati così da dare la possibilità a chi volesse incontrarla di sapere dove e quando.

La sera del 1° febbraio sarò al prestigioso “Circolo dei lettori”di Torino per parlare di guelfi e ghibellini con Alessandro Barbero. Seguiranno in primavera altre presentazioni a Milano e dintorni, ma purtroppo non so ancora le date precise.

PAOLO GRILLO

Guelfi e ghibellini nell’Italia del Duecento

Salerno editrice - Nov 2018

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