Elisabetta Favale
E(li's)books
7 Gennaio Gen 2019 1434 07 gennaio 2019

I migranti bambini di Delphine Coulin. Una ragazza nella giungla di Calais. Recensione in Anteprima

Una Ragazza Nella Giungla Di Calais Prima Di Cop

Era stata la prima a svegliarsi, affamata. Gli altri dormivano ancora nella tenda blu, rannicchiati uno contro l’altro per tenersi caldo, una figliata di cuc­cioli senza madre. Avvolta in una coperta che le dava un’aria da spaventapasseri e lasciava passare il vento arrivato dall’Inghilterra, la ragazza guardava la città spenta e le sue poche luci permanenti.

Aspettava, erano mesi che aspettava con impa­zienza, mesi che vegliava. Era uscita sullo stradone deserto, stando però attenta a non farsi vedere. Da quando si era tagliata i capelli con il coltello, aveva l’aspetto di un ragazzo. Le gocciolava il naso, se l’è asciugato con la giacca, incurante della scia che ci ha lasciato sopra. L’aria aveva un odore di fiato sala­to, il mare faceva sentire la sua presenza fino a qui. Dall’altra parte, in lontananza, al lato opposto dei container, ha visto la fila di roulotte pronte per esse­re demolite. Si sentivano ancora delle grida, talvolta richieste d’aiuto, rumori di motore, ma più spesso a regnare era il silenzio della notte giunta al termine.”

Questo è l’incipit di Una ragazza nella giungla di Calais dell’autrice francese Delphine Coulin ed esce in Italia per Gremese editore il 10 gennaio, l’ho letto per voi in anteprima.

E’ il primo romanzo che leggo di questa autrice che so essere particolarmente impegnata su temi dolorosamente attuali come l’immigrazione illegale, migranti ed emarginazione che in Francia, come in Italia, sono oramai emergenza sociale.

I protagonisti sono sei adolescenti provenienti da diverse nazioni, hanno vissuti differenti e un solo comune obiettivo: arrivare in Inghilterra. La giungla del libro è quella di Calais, un enorme centro di accoglienza di cui abbiamo sentito parlare anche noi in Italia, un posto che a ragione la stampa ha definito la giungla, 7,5 milioni di persone tra cui migliaia di bambini che hanno vissuto in un inferno senza neppure l’acqua e dove gli abusi erano all’ordine del giorno.

I volontari delle associazioni le avevano detto che in Europa negli ultimi due anni erano scomparsi oltre diecimila bambini migranti. Migliaia di mino­renni come lei, svaniti nel nulla. Nessuno sapeva dove fossero. Nessuno sarebbe venuto a cercarli. Le loro famiglie avrebbero pensato per sempre che era­no degli ingrati, che avevano dimenticato da dove venivano. A volte, i loro corpi venivano ritrovati sull’autostrada, spinti nella cunetta ai margini della carreggiata, e se si conosceva il nome allora avevano una targa in legno sulla tomba, altrimenti la tomba rimaneva muta.”

I protagonisti del romanzo di Delphine Coulin non vogliono allontanarsi da questa giungla, nonostante gli orrori rimane l’unico posto da cui poter trovare un “ponte” verso l’Inghilterra. Hawa e i suoi compagni quindi accettano la fame, il freddo e ogni altra violenza perché non vogliono rinunciare a sperare.

Erano in sei: due grandi, due piccoli e due ragaz­ze. Una banda di sbrindellati che marciava quasi a ritmo. […] A forza di trattarli come bestie, quelli che li odiavano, li forzavano a diventare come le bestie per poterli odiare ancora di più. ”

Con una prosa asciutta, sobria, l’autrice porta il lettore in un inferno di cui si sente brevemente raccontare nei telegiornali o dalla stampa ma su cui non si ha modo di soffermarsi ascoltando le voci di chi, innocente, vive certe situazioni di disperazione senza fine.

La tensione drammatica è affidata ai fatti, è una docu-fiction, il centro di accoglienza di Calais, oggi smantellato, è cosa vera, si prende atto dell’inferno da cui i giovani protagonisti sono fuggiti e si scopre l’inferno in cui sono finiti, è doloroso rendersi conto ancora una volta di quanto tutto sia relativo, scambiare un inferno con un altro che, seppur terribile non lo è mai tanto quanto quello da cui si fugge.

Delphine Coulin non dimentica, nella sua storia, di rivolgere lo sguardo ai numerosi volontari che ogni giorno, con mezzi inadeguati, cercano di gestire una situazione oramai fuori controllo.

“Hawa ha continuato a camminare e si è detta che era stata nella giungla talmente tanto tempo che forse nel frattempo il mondo si era trasformato sen­za che lei se ne accorgesse. […]Forse, il mondo intero era diventato un deserto, o stava per diventarlo.”

Sinossi

Fino a non poco tempo fa, la Giungla di Calais era la più imponente baraccopoli d'Europa, con migliaia di rifugiati e migranti accampati in attesa di raggiungere, in qualche modo, il Regno Unito. È in questo inferno sulle coste del Vecchio Continente che si trovano a vivere i giovanissimi protagonisti di questo romanzo, ciascuno arrivato lì dopo infinite peregrinazioni. L'etiope Hawa, l'albanese Elira, gli afghani Milad, Jawad, Ali e Ibrahim – piccola tribù di adolescenti che a Calais hanno stretto un silenzioso patto di sostegno reciproco – passano le loro giornate tra le baracche e le strade di fango dell'accampamento, cercando di sopravvivere fino al giorno in cui l'Inghilterra, quel miraggio lontano appena trentatré chilometri, si materializzerà sotto i loro piedi. Poi però arrivano gli sgomberi, e la polizia imbarca gli abitanti della giungla su decine di pullman diretti ai centri di ricollocamento. Hawa, Milad e gli altri devono decidere se partire o nascondersi, se rinunciare a quella Terra Promessa talmente vicina da poter essere avvistata tra le nebbie del canale, oppure continuare a inseguire il sogno a dispetto di tutto e di tutti. Anche a costo di ritrovarsi da soli nella landa devastata del post-evacuazione, dove la lotta per rimanere vivi assume i contorni di una vera e propria scommessa. Con l’occhio della cineasta qual è, Delphine Coulin sceglie di mostrarci tutto questo senza prendere mai direttamente la parola. La sua scrittura è fatta di immagini nitide che frugano ovunque ed esibiscono quasi freddamente la convivenza quotidiana con il degrado, lo sbrigativo pragmatismo degli sgomberi, la violenza e gli egoismi tra gli accampati, la continua necessità di fuggire e nascondersi, la rapacità senza scrupoli degli sciacalli che commerciano e traghettano le vite dei disperati. Il risultato è un romanzo assai lontano dal pathos di maniera di molta narrativa della migrazione, e anche per questo capace di imprimersi più in profondità nella memoria e nel cuore dei lettori.

Delphine Coulin è scrittrice e cineasta. I suoi libri – Les Traces (2004), Une seconde de plus (2006), Les Mille-Vies (2008), Samba pour la France (2011) e Voir du pays (2013) – sono tradotti in una decina di lingue straniere. Da Samba pour la France, pubblicato in Italia da Rizzoli, nel 2015 è stato tratto un film di successo.

Una ragazza nella giungla di Calais - Delphine Coulin

Trad. Alessandro Di Lelio – Gremese editore

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