Elisabetta Favale
E(li's)books
8 Gennaio Gen 2019 1012 08 gennaio 2019

Ragioni per vivere di Amy Hempel - In libreria dal 10 gennaio. Recensione in anteprima

COP Hempel

Esce il 10 gennaio per SEM Ragioni per vivere dell’autrice americana Amy Hempel (Traduzione della bravissima Silvia Pareschi) e quando si parla di lei non si può fare altro che pensare al “minimalismo” e alla short story nel momento della sua massima diffusione.

Ma a chi (pochi credo) non conoscesse Amy Hempel , vorrei presentarla citando Chuck Palahniuk che nel suo saggio “La scimmia pensa la scimmia fa” scrive:

Quando studi il minimalismo al corso di scrittura creativa di Tom Spanbauer, il primo racconto che leggi è Il raccolto di Amy Hempel. Il successivo è Strays di Mark Richard. E a quel punto sei rovinato. Se ami i libri, se ami leggere, è un confine che faresti meglio a non superare. Non sto scherzando. Superi quel punto, e quasi ogni libro che leggerai farà schifo. Tutti quei mattoni scritti in terza persona e ostaggi della trama, presi di peso dalle pagine del quotidiano di oggi, bé, dopo aver letto Amy Hempel, ti risparmierai un bel po’ di tempo e denaro.”

Certo è che ti devono piacere i racconti e, ancor più certo, è che devi amare una prosa che ti scaraventa dentro alle storie, che ti sbatte in faccia le cose senza troppi giri di parole, che ti attira nella rete di vicende raccontate in prima persona, fatti spesso bizzarri che possono indurre al sorriso salvo poi buscare una legnata tra capo e collo quando arrivi in fondo e capisci che non c’è niente da ridere.

Il vero segreto del successo di Amy Hempel è proprio la capacità di sedurre il lettore con una scrittura che rifugge tutto ciò che può portare a intuire il suo punto di vista riguardo alle vicende raccontate, è come se descrivesse i fatti in modo talmente neutro e distaccato che l’unico in grado di farsi un’idea, di formulare un giudizio, è il lettore stesso.

Ma come fa Amy Hempel a creare emozioni, empatia, se è così parca di aggettivi, particolari, descrizioni?

L’anno in cui cominciai a dire vas alla francese invece di vaso, un uomo che conoscevo appena rischiò accidentalmente di ammazzarmi

Non sappiamo quanti anni ha la protagonista del racconto, ma se avesse detto “a diciotto anni, quando cominciai a dire vas…” cosa avrebbe aggiunto in più per noi che leggiamo? Nulla.

Per comprendere Amy Hempel bisogna dunque partire dal fatto che a lei non interessa scrivere seguendo uno schema lineare, le sue storie sono come i mille pezzi di un vetro rotto e nonostante l’anarchia cronologica sono verosimili.

Poi i bambini andarono a letto o se non altro andarono di sopra, e gli uomini si unirono alle donne per una sigaretta in veranda, staccando distrattamente le zecche gonfie come uva dal dorso dei cani addormentati. E quando gli uomini diedero alle donne il bacio della buona notte, graffiando le guance con la barba da fine settimane, le donne non pensarono raditi, pensarono: resta.”

Questo bellissimo e brevissimo racconto, Fine settimana, rende perfettamente l’idea dello stile di Amy Hempel.

La raccolta Ragioni per vivere, pubblicata nel 1985, contiene già un insieme di lavori che mostrano un’autrice che ha trovato il suo stile e la sua strada, come Grace Paley non ha scritto altro che racconti, non ha mai ceduto alla seduzione del romanzo e questa raccolta è quel che bisogna leggere per comprenderla in tutte le sue sfumature.

Se dovessi dire che la scrittura della Hempel è di facile comprensione non me la sentirei , la sua sintassi è così raffinata che ricollegarla alla trama può essere impegnativo, come nel caso di Carver per intenderci. Cosa mi piace da morire di questa autrice? Tutto, anche il fatto che descrive pezzetti di vita quotidiana di un’America, di una California, poco patinata, di tanto in tanto io vedo in lei riverberi della scrittura “stroboscopica” di David Foster Wallace (che amo moltissimo) e pur lontana da me, da noi, la realtà di Amy Hempel riesce a darmi più di qualche motivo per farmi ritrovare in quella stessa realtà, la sua visione diventa in qualche modo la mia, la nostra.

Il mio cuore – credevo si fermasse. Così ho preso la macchina e sono andata a cercare Dio. Ho superato due chiese con qual­che auto parcheggiata davanti. Mi sono fermata alla terza per­ché non c’era nessuno.

Era pomeriggio presto, a metà settimana. Ho scelto una panca nella fila centrale. Episcopale o metodista, non aveva importanza. Era silenziosa come una chiesa.

Ho pensato a quel battito mancato, e ai successivi che si precipitavano a colmare il vuoto. Sono rimasta seduta – nel su­blime abbraccio del silenzio e dei vetri istoriati – e ho ascoltato.” (Nella vasca)

Amy Hempel – Ragioni per vivere

Trad. Silvia Pareschi – SEM editore - 2019

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