Piero Cecchinato
Specchi e allodole
9 Gennaio Gen 2019 1257 09 gennaio 2019

Arriva il primo bail-in del Popolo

Di Maio Salvini Salutano

E' giusto salvare le banche con i soldi pubblici? Chissà. Magari qualche volta sì, se in ballo c'è un rischio sistemico e di contagio. Ma di regola, forse, è meglio di no, perché si finisce col legittimare l'azzardo di qualche banchiere non all'altezza o, peggio, per coprire qualche malefatta. Per cui, bene che su Carige il Governo del Popolo abbia previsto il primo "bail-in del Popolo"!

Anzitutto soldi pubblici

Ricordate quante ne dissero Di Battista e Di Maio contro i salvataggi bancari disposti dal precedente Governo? Il Foglio ha elencato le uscite più clamorose.

Eccezionali, in particolare, le tuonate di Di Battista in Parlamento nel luglio 2017 contro quello che definì nuovo regime «bancocratico»: «Presidente, esponenti del Governo, falsi compagni che parlate nel 2017 di fascismo e antifascismo e regalate miliardi di quattrini nostri alle banche private, falsi liberisti sovvenzionati dai Fondi e dallo Stato italiano, il MoVimento 5 Stelle è qui a fare ostruzionismo all'ennesimo regalo appunto statale alle banche private e a denunciare, di fronte al Paese intero, la trasformazione di quella che un tempo era una Repubblica passata dalla partitocrazia alla 'bancocrazia'. Voi stessi siete ormai diventati vittime di un determinato sistema perché non avete più la minima libertà di opporvi appunto al capitalismo finanziario. Perché? Perché la 'bancocrazia' di fatto ha piazzato i suoi uomini all'interno delle istituzioni, ed è per questo che soltanto negli ultimi quattro anni sono stati approvati decine di decreti a favore delle banche private e nessun decreto a favore dei cittadini che soffrono».

«Il decreto salva MPS va ritirato! Questo governo tutela solo i banchieri», twittò Grillo, dal canto suo, nel febbraio 2016.

Ebbene, il decreto emanato per salvare Carige (lo trovate qui) ricalca esattamente quello che venne emanato dal Governo Gentiloni per salvare MPS (lo trovate qui).

Potrete ritrovare, così, le garanzie dello Stato sulle nuove emissioni obbligazionarie (art. 1 decreto MPS e art. 1 decreto Carige), l’erogazione di liquidità di emergenza (art. 10 decreto MPS e art. 9 decreto Carige) e misure di nazionalizzazione mediante sottoscrizione da parte dello Stato di azioni di nuova emissione (art. 13 decreto MPS e art. 12 decreto Carige).

Insomma, come direbbe Di Battista, «l'ennesimo regalo statale ad una banca privata».

Il primo bail-in del Popolo

Siccome, tuttavia, vi è un limite a tutto e non è ammissibile impiegare soldi pubblici alla carlona, è giusto, come minimo, che tale impiego avvenga a certe condizioni (al di là del tasso di interesse applicato sui prestiti statali).

Ecco, allora, che arriva anche il primo bail-in del Popolo.

E siccome sono d'accordo con il vecchio Di Battista quando sosteneva che non si possono salvare le banche con i soldi dei cittadini (aggiungerei, però, un «di regola», che non fa mai male, perché se in ballo vi è un rischio di contagio o un rischio sistemico se ne può anche parlare), allora plaudo.

Ma gli stessi Di Battista e Di Maio non tuonavano anche contro le misure di bail-in?

Ricordate quando Di Battista sosteneva trattarsi di una «vergona»?

O quando Di Maio spiegava, niente di meno che al Financial Times, come fosse necessario evitare il bail-in «a tutti i costi», perché avrebbe danneggiato i risparmiatori?

Ma c’è un aspetto più clamoroso.

La previsione di misure di bail-in si pone in violazione dello stesso "contratto di governo". Sotto il capitolo “Tutela del risparmio”, infatti, Lega e M5S hanno stabilito che «Il sistema del “bail in” bancario ha provocato la destabilizzazione del credito in Italia con conseguenze negative per le famiglie, che si sono viste espropriare i propri risparmi che supponevano essere investiti in attività sicure. Occorre rivedere radicalmente tali disposizioni per una maggior tutela del risparmio degli italiani secondo quanto afferma la Costituzione».

E invece, eccovi il primo bail-in del Popolo.

L’art. 20 del decreto Carige, usando le stesse parole del corrispondente art. 22 del decreto MPS, stabilisce che la ricapitalizzazione da parte dello Sato potrà intervenire solo «dopo l'applicazione di misure di ripartizione degli oneri con l'obiettivo di contenere il ricorso ai fondi pubblici».

Come sapete, con il bail-in sono chiamati a pagare gli azionisti e gli obbligazionisti della banca e non la collettività con la fiscalità generale.

Così, l’art. 20 stabilisce che prima della ricapitalizzazione statale (ossia della “nazionalizzazione”):

- vengano convertiti in azioni ordinarie (strumenti di capitale "primario" di classe 1) le azioni di risparmio che costituiscono strumenti di capitale "aggiuntivo" di classe 1 (in sostanza, si degrada di uno scalino l’azione di risparmio acquistata in borsa dal risparmiatore, facendogli perdere i connessi vantaggi patrimoniali e aumentando di un grado il rischio di azzeramento totale in caso di risoluzione della banca);

- se ciò non bastasse, vengano convertiti in azioni ordinarie anche le obbligazioni subordinate.

Si tratta del c.d. burden sharing già applicato per MPS, che costituisce una delle misure di bail-in previste oggi dalla legge.

E con il contratto di governo come la mettiamo? Il Premier, che è esperto di diritto privato, potrà spiegarvi che nella sostanza sarebbe intervenuta una modifica contrattuale tacita fra le parti (Lega e M5S).

Ma rispetto agli elettori? Non ci sarebbe alcuna violazione?

Qui il Premier dovrebbe spiegarvi che il contratto non è sottoscritto dagli elettori, per cui nella sostanza non vi è alcuna violazione. Nel dirvi ciò dovrebbe anche spiegarvi che, sempre nella sostanza del diritto privato, quello che si chiama contratto di governo non è in realtà un “contratto”, perché manca la componente di rilevanza “patrimoniale” fra le parti (o almeno auspichiamo che manchi!).

Infine, vi diranno che comunque non è ancora successo nulla e che il decreto di ieri contempla solo delle ipotesi.

Come no. Da sempre si fanno decreti legge (che implicano l'esistenza di una situazione di emergenza da affrontare) sulla base di ipotesi.

Per chi ha visto il film Matrix si tratta sempre di scegliere la pillola azzurra o quella rossa.

Se volete continuare a vivere nella realtà indotta dalla Casaleggio e Associati, dal sacro blog e dal governo giallo-verde, prendete la pillola blu e, per usare le parole di Morpheus, rimanete «schiavi» di questo mondo virtuale, che è comunque bellissimo. Se, invece, volete vedere «quant'è profonda la tana del Bianconiglio», quanto più complessa e difficile sia la realtà (soprattutto se si è al governo di un paese), dovete prendere la pillola rossa.

Piero Cecchinato

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