Elisabetta Favale
E(li's)books
9 Gennaio Gen 2019 1437 09 gennaio 2019

Preghiera per un amico - John Irving. Recensione

John Irving

“Un giorno qualunque dell'estate 1953, con una palla lanciata durante una partita di baseball, Owen Meany uccide per sbaglio l'adorata madre del suo più caro compagno di giochi, John Wheelwright. Un'amicizia, quella tra i due ragazzi, singolare e resa speciale dall'unicità di Owen, che, incredibilmente minuto e dotato di un'eterea vocetta nasale, catalizza le attenzioni di chiunque lo incontri. Acuto e introspettivo, polemico e riflessivo, filosofo e fervido credente, è lui che, dopo la prematura scomparsa della madre di John, veglia sull'amico, inducendolo a terminare gli studi e a sfuggire all'arruolamento per il Vietnam. Owen Meany diviene così il ritratto di una creatura eccezionale, toccante, comica e al contempo fatale.”

Preghiera per un amico, i due romanzi di John Irving! In che senso due? Nel senso che nelle quasi 600 pagine l’autore ci racconta due storie, quella della voce narrante, John Wheelwright di cui scopriamo ogni cosa riguardo la sua famiglia, le sue idee politiche e la sua vita sessuale e la storia del protagonista assoluto, il suo grande amico Owen Meany. Tutta la storia si svolge in un continuo andirivieni tra passato e presente, John ha 45 anni e vive in Canada, a Toronto, ed è sicuramente l’unica persona che conosce profondamente Owen e che può farsi portavoce della sua straordinaria vita.

Preghiera per un amico è un romanzo di formazione, è lungo, i suoi personaggi, anche quelli minori, hanno nomi buffi, particolari: Hester la molesta, Dudley Wiggin, Buzzy Thurston, la storia è ricca di dettagli, è intricata, è comica e commovente allo stesso tempo … in poche parole “dickensiana” e l’amore di Irving per Dickens è evidente visto che nel romanzo si recita Canto di Natale ogni anno a scuola, è la tradizione a cui nessuno vuol rinunciare.

Una delle prime cose che si nota leggendo Preghiera per un amico, è che le parole di Owen sono scritte in stampatello e in caratteri più grandi, sappiamo che una delle caratteristiche che rendono Owen indimenticabile è la sua voce nasale e dal tono altissimo, ecco il primo dei mille simbolismi presenti nel romanzo. Owen Meany è, per sua stessa convinzione, strumento di Dio, le sue azioni sono destinate ad assumere un significato che va oltre le apparenze, persino la voce finirà per svolgere un ruolo nell’economia della narrazione.

Ma Preghiera per un amico è un romanzo che parla soprattutto di fede, affronta il tema della religione e lo fa esplicitamente e ricorrendo ad allegorie e simboli.

Nel romanzo per esempio troviamo diverse figure a cui mancano curiosamente le braccia: un manichino da sarta (quello della mamma di John che poi eredita Owen), un armadillo che perde gli artigli, una statua di Maria Maddalena. Questi tre oggetti hanno un ruolo importante e sono una costante nella vita dei due giovani protagonisti ma dovremo arrivare in fondo al romanzo per scoprire cosa volevano “preannunciare”.

Il gioco che John e Owen fanno da ragazzi fino all’età adulta è “il tiro”, in cosa consiste: Owen è piccolissimo di statura e magro all’inverosimile, pesa un nulla eppure è letteralmente fissato con la pallacanestro, per farlo felice John gioca con lui e lo solleva fino a permettergli di “schiacciare” la palla nel canestro. Anche questo gioco a cui i due si dedicano sempre con un impegno eccessivo ai limiti dell’assurdo, finisce per assumere un significato importante.

I luoghi:

La storia si svolge soprattutto a Gravesend, nel New Hampshire . Gravesend è una città immaginaria che assomiglia in tutto e per tutto alla città di Exeter, così la Gravesend Academy, la scuola frequentata da John e Owen, è copia fedele della prestigiosa Phillips Exeter Academy di Exeter. Per molti versi, Gravesend sembra una sorta di città ideale in cui crescere; la comunità è affiatata, è vicina al mare, i bambini vanno in bici, giocano a baseball e prendono parte alla vita cittadina contribuendo a preservarne le tradizioni.

Tuttavia, Gravesend non è come sembra! La nonna di John, Harriet Wheelwright, è una yankee discendente direttamente (così dice) da una delle famiglie del Mayflower, lei controlla il “pedigree” di tutti; al contrario, la famiglia di Owen appartiene alla classe operaia. La tensione tra "chi ha" e "chi non ha" in Gravesend diventa particolarmente evidente quando Tabby, la mamma di John, cerca di convincere Owen a frequentare l’Accademia di Gravesend. Owen si identifica con la scuola pubblica; pensa che sia il posto giusto per le persone "come lui". Pur in grado di ottenere una borsa di studio sostiene che non ci andrà perché non ha neppure l'aspetto giusto (non ha i vestiti che servono). In realtà poi le cose cambiano e ci va ma il romanzo ci fornisce comunque tutte le informazioni per sapere qual è il clima fuori da certi ambienti privilegiati.

Il periodo storico

John e Owen crescono durante un periodo di grandi cambiamenti culturali e disordini politici. Il mondo che li circonda diventa molto meno idealista e molto più cattivo man mano che crescono. Negli anni '50, tutto sembra essere “pulito e innocente”. Poi arrivano gli anni '60 e le cose iniziano a cambiare radicalmente. Marilyn Monroe muore in circostanze sospette , due Kennedy vengono assassinati, così come Martin Luther King, Jr.. La guerra in Vietnam si intensifica drammaticamente, anche Gravesend avrà, in qualche modo, le sue vittime come Harry Hoyt che muore in Vietnam (anche se, vale la pena ricordare, muore per un morso di serpente e non in combattimento) oppure Buzzy Thurston che diventa alcolista e tossicodipendente e la comunità riconduce tutto ai problemi causati dalla guerra. Il mondo che i protagonisti conoscono bene diventa irriconoscibile.

Gli “stravolgimenti” storici e politici Irving li racconta sia per il passato che per il presente della voce narrante. John racconta la storia da adulto, è a Toronto, in Canada e siamo nel 1987, vive lì fin dal 1967 e il suo trasferimento è strettamente collegato al disgusto che prova per le scelte politiche del suo Paese. È estremamente critico nei confronti del Governo americano che in quegli anni vive l’era dell’edonismo di Ronald Reagan, John “ribolle” di antiamericanismo in tutto il romanzo anche se noi lettori scopriremo che perfino questo trasferimento era qualcosa di voluto e stabilito da Owen.

Owen come Gesù

Che Owen sia paragonato a Gesù è chiaro e ci accorgiamo subito della cosa durante il Natale del 1953. Owen convince il Reverendo Wiggin e gli altri bambini che dovrebbe essere lui a recitare la parte di Gesù Bambino nella recita che si fa nella Christ Church. Durante la recita si immedesima al punto che lo vediamo davvero incarnare il Cristo Bambino e questo ruolo lui non smette mai di recitarlo, neppure al di fuori della finzione. I genitori non assistono alla recita e il lettore scopre perché molto molto tempo dopo… suspance! E che dire del fatto che Owen sembra convinto di conoscere la data della sua morte e il modo in cui morirà?

Insomma, un romanzo complicato e travolgente con un finale che scioglie tutti i dubbi e annienta gli scetticismi di John che sono anche quelli del lettore in massima parte, è un romanzo che rimane nel cuore, uno di quelli che una volta letto ci si domanda come s’è fatto a non farlo prima, come è successo a me.

Preghiera per un amico

John Irving

Traduttore: P. F. Paolini

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Collana: La Scala

Anno edizione: 2000

Pagine: 594 p.

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