Rosario Pipolo
L'ambulante
14 Gennaio Gen 2019 0700 14 gennaio 2019

Cesare Battisti e la domenica che onora le salme

Cesare Battisti

La mia traversata di 11.000 chilometri dell'estate scorsa, attraverso sette stati del Brasile, mi fece sorgere il dubbio che Lula continuasse a racimolare consensi dietro le sbarre tra i ceti popolari e gli intellettuali infervorati. A chiunque avesse cercato di smorzare le accusse di corruzione contro l'ex Presidente brasiliano, io ripetevo puntualmente: "Cosa mi dite della protezione concessa ad un latitante come Cesare Battisti?".

Ai primi di settembre, dopo qualche giorno dalla sentenza che escludeva ogni ricandidatura di Lula alle elezioni del 7 ottobre, in una libreria di San Paolo un ricercatore universitario replicò al mio quesito: "Cosa mi dice lei invece di quanto la Sinistra italiana abbia assecondato questa latitanza di 37 anni?".

La notizia dell'arresto in Bolivia di Cesare Battisti, uno dei fiori all'occhiello del terrorismo degli Anni di Piombo italiani, non l'ho associata alla reminiscenza che ha indignato il popolo social: l'appello di solidarietà nei confronti dell'ex numero uno dei Proletari Armati per il Comunismo promosso da Saviano e Vauro nel 2004. Ho ripensato piuttosto, sollecitato dal mio interlocutore brasiliano a San Paolo, ai complici di Battisti in questo interminabile tempo di latitanza, assiepati nel salotto degli intellettuali colpevoli tra l'altro di aver trasformato persino ex brigadisti in nuovi riferimenti della cultura in Italia.

Il danno, oltre la beffa, l'ho visto con una punta di sarcasmo nelle dichiarazioni di alcuni leader politici che, dopo l'ennesima prova di sfacciataggine, vorrebbero convincerci di aver atteso a lungo questo giorno. Se non ci riprendiamo il sacrosanto diritto del rancore storico, come facciamo a smascherare il salottificio politico italiano dei complici di Cesare Battisti?

Il 13 gennaio lo ricorderemo come la domenica che onora le salme, riconsegnando ai familiari delle vittime di Battisti quel diritto di giustizia che non dovrebbe mai vacillare in un Paese civile. Meglio tardi che mai, ma l'estradizione in Italia del terrorista sfregiato degli Anni di Piombo non è una vittoria di tutti.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook