Alessandro Sannini
La nota
14 Gennaio Gen 2019 1505 14 gennaio 2019

Startup Italiane, Sannini : " E se il Venture Capital partisse dalle aziende manifatturiere?"

Startupbimbo

C’è un investimento che il vostro promotore finanziario , il vostro private banker non vi consiglierà mai, anche se in questo clima l’investimento in un fondo di Venture Capital potrebbe considerarsi un investimento decorrelato per investitori pazienti sul medio/lungo che potrebbe valorizzare il portafoglio rincorrendo l’alpha. La cosa che forse , può interessare molto ad un imprenditore sono le detrazioni fiscali. Recentemente la manovra economica ha ulteriormente dato alcune possibilità interessanti. In questo caso il pensiero viene immediato , chiunque in questo paese che ha un’attività dall’artigiano all’industriale si sente un tartassato , ha continua difficoltà di accesso al credito , la banca con cui ha un ottimo rapporto ha deciso di ridurgli i fidi . Mamma Europa punta monto sul Venture Capital . Ed oggi sembra che anche l’Italia con il contenuto della manovra ci creda un pochino di più . Può essere una buona ricetta per uscire dalla crisi , per creare crescita ed occupazione. In Italia possiamo vederlo in due modi.. Probabilmente in qualcuna delle vostre aziende con esperienza , intuizione ed un pò di fortuna si è fatto crescere qualcosa che può essere tranquillamente tramutato in un una nuova azienda magari interessante per investitori nazionali ed internazionali. Un’ipotesi di questo tipo potrebbe essere interessante ad esempio per dare un lavoro e per incentivare a responsabilità ad una preparazione importante a qualcuno dei vostri figli e nipoti. Nelle PMI, soprattutto in quei settori di mercato che sono cambiati notevolmente per via di globalizzazione e tecnologia, potrebbe essere molto difficile trovare una strada per lanciare qualcosa di nuovo che permetta di restare competitivi. In questo caso potrete beneficiare di detrazioni fiscali e di tutta una serie di vantaggi economici e sociali , facendo da angelo guida in qualcosa a voi molto vicino che può sfruttare esperienza ed anche gli errori. Potete essere in prima fila ed essere trampolino per una ripresa e una crescita di questo paese. In questo caso si parla ancora di valorizzare il patrimonio aziendale , valorizzarlo e fare emergere tutto il meglio che potete . Il secondo modo di vedere in questo paese il mondo delle start-up è supportarle economicamente e con l’esperienza di qualche imprenditore di lungo corso a fare i primi passi. Avete tutti in mente casi di successo come la Apple , Napster, Facebook e quelli italiani come Jobrapido ,Yoox e tanti altri. In Italia l’ecosistema delle Start-up è un ambiente dove tutti si conoscono che , visto che il nostro è un paese notoriamente per vecchi , che si muove come un movimento Hippie. Divertente , molto colorato e giovane , è pieno di ragazzi che molto spesso hanno competenze tecniche elevatissime , ma spesso gli manca una competenza di azienda. In questo periodo di microaziende altamente tecnologiche ne ho viste molte e con qualcuna collaboro direttamente pensando che questi , se indirizzati nel modo giusto possono diventare dei gioielli per domani. Le grandi idee sopratutto tecnologiche crescono sopratutto nelle Università dove si aggirano personaggi particolari come gli ingegneri. E’ necessario, forse , cominciare a tentare un dialogo con gli imprenditori del domani e cominciare ad ascoltarli. Vi piacerebbe che vostro figlio, smarrito iniziasse a frequentare delle brutte compagnie? O persone che lo deviano da convinzioni o lo portano a perdere tempo e a perdersi? Il grande rischio di una start-up è che faccia il giro di decine di scrivanie e non trovi delle risposte. Il secondo rischio è che finisca da qualche bravissimo commercialista che sa fare bene il commercialista , che si offre di assistere la nuova azienda facendo le riunioni la domenica perchè il resto della settimana è impegnato con concordati preventivi.Il venture capital sono sicuramente investimenti ad alto rischio che vanno guardati nel medio e nel lungo termine , valutati con attenzione , intuendo una crescita del progetto e dell’azienda che non è misurabile con una valutazione. Bisogna credere nei progetti anche interpretando quale sarà il domani dell’attività. Non servono investimenti elevatissimi per lanciare un progetto nuovo a meno che non si tratti di settori estremamente capital intensive come il medicale e la Space Economy .Ed inoltre nelle startup, lato investitore , i soldi non sono tutto. Le nuove aziende hanno bisogno di essere seguite da qualcuno che ha un’esperienza complessiva su tutti i processi , dal punto di vista commerciale ed organizzativo. La grande porzione di nuove iniziative imprenditoriali ruotano nella maggioranza dei casi intorno alle tecnologie. Dal IT/Media al Medicale passando per il green che è molto di moda ed arrivando alla Space Economy. Come si fa a valutare se funzionano o non funziono queste nuove aziende? Ci sono paramentri tecnici e standard , ma c’è anche la sensibillità dell’investitore o business angel. Quello che gira intorno alle startup e potreste verificarlo di persona partecipando a qualche evento è una vera tribù, con logiche di comunicazione, relazione, inclusione e potere tipiche delle tribù. Ma non aspettatevi nulla di esotico, uomini e donne a piedi nudi con le lance a procacciarsi il cibo. E’ una tribù più chic, più moderna, più giovane (categoria transanagrafica in questo caso) e sicuramente più snob. Da imprenditori tradizionali potreste trovare un pò imbarazzo e sentirvi un pò demodè.. Adottiamo i nuovi imprenditori. Prendiamoci carico di nuove idee. Facciamole crescere. Fa bene al cuore, alla comunità e spesso, anche al portafogli. Quando racconterete ad uno startupper che la vostra di startup , è stata , una azienda di bulloni in titanio che ha clienti come Ferrari, Pagani ed altri brand di questo tipo. Il ragazzino con la felpa Google, ingegnere vi potrebbe guardare stranito , dicendovi che il vostro non è “ un business scalabile”. Non vi sta insultando. Spesso utilizzato a caso, nel linguaggio della tribù significa una pescheria non è scalabile , ma l’applicazione che ti ha dice dov’è la pescheria più vicina si. Il contributo , con la vostra esperienza da imprenditore è in primo luogo è spiegare a questi indigeni digitali o tecnologici , che fare una startup corrisponde a fare un’azienda con tutti gli annessi e connessi con oneri ed onori. Quindi avere a che fare con il commercialista , l’avvocato e sopratutto , nel caso si abbiano dei dipendenti , preoccuparsi che tutti abbiano il pane e il companatico da mangiare per loro e le loro famiglie. Ci sono migliaia di giovani possibili neo imprenditori, con idee brillanti. Ma vanno affiancati, guidati, sostenuti con soldi veri e non con la paghetta del week end. Adesso che hanno l’ energia e la voglia di mettersi in gioco. Ora e non quando avranno una presunta maturità data dai capelli brizzolati. Il concetto è ovviamente applicabile in tutte le attività imprenditoriali e professionali di questo paese. Un modello interessante di collaborazione tra nuove e vecchie aziende . E’ che l’azienda già strutturata metta a disposizione di quella nuova le sue strutture. Inoltre la nuova azienda parte già con un amministrazione e può partire occupando magari risorse che nella vecchia, magari sono sottoccupate. Potrebbe essere un modello di di incubazione facilmente applicabile nelle vostre piccole medie imprese. Si possono trovare delle sinergie interessanti tra il vecchio mondo della manifattura e qualcosa di molto tecnologico o di ambiziosamente nuovo. Se la vostra attività non va più bene come una volta questo potrebbe aiutarla a ristrutturarsi e ad essere più competitiva. Ad esempio se venisse un gruppo di ragazzi , ingegneri nel vostro ufficio e vi proponesse un’applicazione tecnologica sul vostro prodotto che producete da due generazioni potreste prendere in considerazione di fargli da “chioccia” e farli crescere internamente. Ne avreste forse una nuova azienda aiutando con qualcosa di nuovo a diventare più competitiva la vecchia. La chiave per iniziare un “ matrimonio di interesse “ è per iniziare la fiducia. Questo tipo di modello è molto più vicino alla cultura del nostro paese. Molti dei più grandi miracoli industriali in questi paese si sono ottenuti con il modello della scuola di bottega. Per la vostra azienda , si possono aprire praterie di nuove opportunità derivanti dall’ingresso di linfa nuova , nuovi canali distributivi e giovani emozioni. Potrebbero essere anche i vostri figli come dicevo all’inizio ad essere a capo di queste nuove avventure imprenditoriali. In questo caso si garantirebbe la continuità aziendale ed il tramandare dei vostri valori di lavoro e di crescita che vi hanno fatto diventare grandi e conosciuti in giro per il mondo.Certo che in questo caso bisogna avere un grande equilibrio, la capacità di non sentirsi in un rapporto tra docente e discente , ma avere l’apertura di capire e magari imparare qualche concetto nuovo del mondo che avanza. Ricordatevi poi che nel tardo ottocento un giovanotto, immigrato italiano, di nome Amadeo iniziò a fare il banchiere in California con un carro di frutta, quel banchiere fondò la più grande banca del mondo che oggi tutti conosciamo con il nome di Bank of America. Nessuna creatura mitologica, niente unicorni, ma andare verso la direzione di sviluppare la propria catena di valore. Il fare startup in Italia non può essere un rincorrere sogni di grandezza, ma fare “semplicemente” impresa usando la tecnologia oggi a disposizione combinandola in maniera diversa. Tant’è che, per definizione, una startup non è nient’altro che un’impresa che sta cercando un proprio modello di business che possa essere scalabile. Ad oggi il Venture Capital italiano secondo li auspici del governo potrebbe muovere 1 miliardo di euro di investimenti. La sensazione è che l’interesse si sposti dal Digitale, unico settore in cui c’è una certa esperienza in Italia, a settori dove c’è un upstream più dominante come il medtech, lo space e in maniera trasversale dovunque c’è un po' più di hardware. E’ certo che investimenti in settori con molto contenuto di manifattura risulterebbero molto più comprensibili per imprenditori ed investitori della old-economy. Il dato del 2018 fa registrare per l'Italia il record di investimenti da quando nel 2010 si è cominciato a calcolare le operazioni in capitale di rischio verso aziende innovative ai primi anni di vita. Una cifra che ci allontana tra l'altro dai gradini più bassi della classifica dei Paesi europei per investimenti in innovazione e segna un netto cambio di passo rispetto agli anni precedenti, visto che mai si era andati oltre i 170 milioni di euro. Il record del finanziamento più alto spetta a una startup che da sola si porta a casa quasi un quinto di tutte le risorse ottenute: si tratta di Prima Assicurazioni, startup fondata nel 2015 a Milano, che ha ottenuto a ottobre 100 milioni dai fondi di Goldman Sachs e Blackstone. Fino a prima di questo investimento si sapeva molto poco della società che vende assicurazioni online sfruttando algoritmi di intelligenza artificiale propri. A metà di quest'anno registrava un capitale sociale di 100 mila euro, ma già stava lavorando al 'deal' che ha fatto la storia dei round di venture capital in Italia. Il resto degli investimenti importanti, quelli a doppia cifra, vedono a seguire Moneyfarm, startup fintech fondata in Italia ma con una sede a Londra, con 46 milioni di euro lo scorso maggio. Ma notevoli sono stati, per citarne alcuni, anche i round dell'altra fintech italiana Satispay (15 milioni), la spesa online di Supermercato24 (13 milioni), le auto online di BrumBrum (10 milioni), la microelettronica di Seco (10 milioni), la media company milanese Freeda (10 milioni). Vedremo nel corso dell’anno, ma nel 2019 ci sarebbe la concreta possibilità di migliorare visto le misure che il governo ha inserito nella manovra affermando un nuovo principio : affermano un principio: lo Stato da oggi potrà investire, in maniera diretta o indiretta, in Venture capital a favore delle startup. Innanzitutto, con la Manovra 2019 si sancisce la nascita di un “Fondo di sostegno al Venture capital“. Si tratta di una riserva del Ministero dello Sviluppo Economico, che dovrebbe essere impiegata in investimenti in altri fondi. Avrà una dotazione di 90 milioni di euro nel periodo 2019-2021, e di altri 20 milioni tra il 2022 e il 2025. Invitalia Ventures, il fondo di Venture Capital di Invitalia, passa poi sotto la gestione di Cassa depositi e prestiti (Cdp), con la sua dotazione di 400 milioni di euro. L’obiettivo è creare uno strumento di investimento unico in innovazione, probabilmente nella forma di una società di gestione di risparmio. Altri soldi in questo fondo dovrebbero arrivare proprio da Cdp, che nel suo piano industriale ha messo in conto proprio gli investimenti in Venture capital. Il Governo dovrebbe contribuire a questo fondo in Startup destinando almeno il 15% dei dividendi realizzati dalle Partecipate statali. Una cifra di circa 400 milioni di euro l’anno, considerando che nel 2017 i dividendi delle Partecipate in attivo sono stati pari a circa 2,5 miliardi di euro.Già da queste misure il fondo pubblico per il Venture capital potrebbe raggiungere una dotazione superiore al miliardo, con la cabina di regia del Mise e Cdp incaricata della costituzione del veicolo di investimento. Soldi che verranno parcellizzati in decine di fondi privati di Venture Capital, affiancandoli ad altra raccolta, quindi avendo un positivo effetto moltiplicatore sul settore. Altre risorse agli investimenti in Startup arriveranno dalla destinazione del 3,5% dei volumi finanziari raccolti dai Piani individuali di risparmio (Pir) in fondi di Venture capital. I Pir hanno raccolto nel 2017 circa 11 miliardi di euro, quest’anno la cifra dovrebbe essere di poco inferiore, per una cifra destinata ai fondi di Venture capital di poco superiore ai 400 milioni. La Manovra 2019 formalizza inoltre la categoria di investitori per i Business angels, che finora erano stati gruppi informali, con un registro apposito tenuto da Banca d’Italia. I Business angels saranno investitori privati che avranno comprato quote di Startup per almeno 40 mila euro in 3 anni. Rientrare in questa categoria permetterà sgravi e incentivi fiscali per gli investitori che passano dal 30 al 40% delle somme investite: una misura particolarmente efficace nell’alimentare l’Angel Investing, il Crowdfunding, e gli investimenti negli Hub per l’innovazione.

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