Giuseppe Trapani
Promemoria
16 Gennaio Gen 2019 1242 16 gennaio 2019

Brexit, è il Parlamento, bellezza!

Brexit

La profezia di Lancaster House si è adempiuta e le parole hanno avuto seguito. Con quel "brexit "Brexit means Brexit". "We are all Brexiters now." Theresa May era convinta del "cosa" (leave) ma la sua storia politica si sarebbe confrontata sul come (deal or no-deal) cioè portare a casa un accordo utile al suo paese e alla controparte. Ma con il voto di Westminter di ieri il suo governo può dirsi finito nel peggiore dei modi. La trattativa per la Brexit infatti era iniziata ufficialmente il 29 marzo 2017 , dopo che i negoziatori hanno avuto due anni di tempo (fino al 29 marzo 2019) per trovare un accordo sull'uscita. Ma dalla serata di ieri, l'accordo sul divorzio raggiunto dalla premier May con Bruxelles è stato bocciato dalla Camera dei Comuni britannica con 432 no contro 202 sì. La ratifica è stata negata con uno scarto di 230 voti, molto pesante per il governo.

Il Parlamento inglese, archetipo di tutte le democrazie rappresentative, non ha deluso le aspettative dibattendo e decidendo, sessione dopo sessione, prendendosi infine una responsabilità di fronte alla storia. La Camera dei Comuni ha imposto la sua superiorità di fronte all'esecutivo non lasciando (per dirla con riferimenti non casuali al nostro paese) che un maxi emendamento annullasse le proprie prerogative come invece è avvenuto in questi anni nel nostro paese.

E' il Parlamento bellezza! E tutta questa brexit-story ci dice anzitutto che nelle costituzioni democratiche (quelle che tutti a parole dicono belle e intoccabili) l'esecutivo (con buona pace di Salvini e Di Maio) è e rimane sempre espressione di una "maggioranza" vincente pro tempore e misura la propria determinazione e azione solo attraverso il mandato di fiducia votato in sede parlamentare senza che questa venga scavalcata. In questo senso Theresa May si è inchinata alla responsabilità della sovranità popolare inglese mediata dai rappresentanti i quali non erano li per caso ma per far pesare il loro mandato (laboue e Tory insieme).

Risultato? Dopo aver scelto dal bivio leave/remain di quasi due anni fa il governo inglese porta a casa un nulla di fatto e gli rimane ben poco da continuare; e la gravità della situazione economico-politica del Regno Unito sta tutto nelle dichiarazioni sucessive al voto di ieri.

"A dieci settimane" dal 29 marzo, "non è mai stato così elevato il rischio del no deal". Adesso nessuno scenario può essere escluso, in particolare quello che abbiamo sempre voluto evitare: l'uscita" del Regno Unito "senza accordo".

Michel Barnier, capo negoziatore Ue per la Brexit

Tutta questa vicenda è un insegnamento per il sovranismo dei tempi attuali: è stato scritto sulla forza "nascosta" dei vincoli esterni e ne sono convintissimo per quanto nulla è infallibile tranne i dogmi di fede (per chi crede). Ho letto recentemente e concordo che questa ragione è che il «vincolo esterno» dell’Europa — secondo la felice intuizione di Guido Carli — ci difende anche da noi stessi. Ci protegge innanzitutto dai nostri politici, gli attuali e i predecessori, che sempre hanno la tentazione di spendere qualche miliardo mettendolo sul conto dei contribuenti. E ci protegge anche dal prevalere della legge del più forte, da quel coacervo di egoismi, corporativismi e clientelismi che tendono a dirottare risorse a scapito dell’interesse generale.

Il principio quindi del "lasciateci soli" - sostenuto oltretutto da una risicata maggioranza degli inglesi - non era robetta di quattro dogane e tanto orgoglio. E' un tunnel dal quale una potenza come il Regno Unito non ne è uscita. E ci offre almno due conclusioni interessanti: che l'Europa da un lato è semper reformanda , ossia va rafforzata e se vuole avere un futuro deve aggiornarsi in certi dossier (penso al supermaneot dell'austerity o alle politiche sull'immigrazione) più efficaci dinanzi ai nuovi equilibri geopolitici; ma dall'altro sine europa non possumus ovvero un italia sovranista e isolata non va da nessuna parte e finirebbe per essere (dicono le ricerche) sì il posto dei desideri ma solo il bel paese di transito, un'isola felice da cui poi scappare per mancanza di progetti e prospettive globali, un luogo che ci fa tanto "pizza, dolce vita, sole cuore e amore" oppure ricordato per un selfie con alle spalle il colosseo, l'antica pompei , farsi un giro in gondola sulla laguna ma nulla di più.


Brexit - nella sua tragedia - ci insegna il diritto e il rovescio delle scelte di un paese. Ci rafforza nell'idea che il Parlamento è tutto in democrazia anche quando gli esiti sono devastanti per chi siede sugli scranni e per l'intero popolo rappresentato.

God save the future!

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