Elisabetta Favale
E(li's)books
18 Gennaio Gen 2019 1617 18 gennaio 2019

Sembrava una felicità - Jenny Offill. Recensione

Sembrava Una Felicità Offill

L’ho letto ieri, tornata a casa dal lavoro, Sembrava una felicità di Jenny Offill. L’ho letto tutto fino alla fine senza interruzioni, sono 163 pagine che vanno avanti a ritmo serratissimo.

IL LIBRO

Il ritratto di una donna, ma soprattutto una riflessione sui misteri della coppia, dell'intimità, della fiducia e dell'amore. L'eroina della Offill è una giovane scrittrice che vorrebbe diventare un mostro di scrittura. È una donna che non si vuole sposare e che invece s'innamora e si sposa e ha una figlia. Col tempo vede le proprie ambizioni andare in stallo, la maternità trasformarsi in una nuova forma di solitudine e il matrimonio vacillare per un tradimento. Nella sua ostinata ricerca della felicità deve affrontare lo smarrimento, la rabbia, la gelosia e i cambiamenti, per ritrovare quello che è stato perso, cosa è rimasto e che cosa desidera adesso. Una vita come tante, all'apparenza, raccontata con un linguaggio che brilla di arguzia e feroce ironia, in un romanzo che in certi momenti sembra un diario, in altri un mémoire, in altri ancora un flusso di coscienza inarrestabile. Intercalando sapientemente citazioni di Orazio, Socrate, Coleridge e Berryman, nozioni di scienza e pillole di filosofia, questa storia d'amore venata di suspense ha la velocità di un treno che sfreccia nella notte.

IO HO PENSATO… o come direbbe la protagonista, “mi sono intervistata” e questo è il resoconto:

Diviso in capitoli brevissimi, descrive gli stati d’animo di una giovane donna che ha un solo grande desiderio: diventare una brava scrittrice, è la sua massima aspirazione, la sua ossessione quasi e invece si trova ad abdicare al ruolo che si era scelta per concedersi a diversi obblighi.

Lei pensava: “ Vita uguale a struttura più attività

L’esca che la porta fuori binario è l’amore, è quello che la farà deviare conducendola dritta verso il ruolo di moglie e madre. La vera scoperta per questa donna consiste nel rendersi conto che l’unico modo possibile per lei di vivere l’esperienza di madre è lasciarsi andare agli istinti più primordiali, lei dice che nel rapporto con la figlia “prevaleva l’animale”, lei madre come sua madre non ha altra scelta che guardare quella figlia con “espressione di puro amore”, la stessa che tanto la aveva imbarazzata ritrovandola nelle foto della sua infanzia.

Lei voleva diventare un “mostro d’arte”, aveva un piano e la rinuncia è dolorosa:

Alcune donne lo fanno sembrare così facile, quel modo di scrollarsi l’ambizione di dosso come se fosse un cappotto costoso che non va più bene”.

Finché dura l’amore i ripensamenti hanno un peso inferiore, quando poi l’amore finisce, quando l’uomo che l’ha resa madre (colpevolmente a quel punto) la tradisce, ecco che le occasioni mancate diventano un grimaldello che va a scassinare la porta dei rimpianti e a nulla serve più il “puro amore” di madre, non può lenire nessuna ferita.

A volte il marito e la moglie s'incontrano nel parco dall'altra parte della strada. Lui va a fumare, lei a fissare gli alberi. Lui le chiude i tre bottoni del cappotto. Mi ama, non mi ama, mi ama, non mi ama. Fanno fatica a trovare il coraggio di entrare nel loro Piccolo teatro dei sentimenti feriti. Scherzano che dovrebbero solo fuggire in Messico e dimenticare tutta questa stupida storia.

Il continuo cambio tra la prima e la terza persona della voce narrante fa comprendere al lettore quanto profonda sia la crisi identitaria, questa donna non è più niente di ciò che avrebbe voluto essere. Non ha scritto il libro che voleva, non ha un marito che la ama, ha una figlia che adora ma che di certo non la può completare come donna e lei lo sapeva, ci aveva già fatto i conti anche prima quando il ruolo era doppio ed era anche moglie:

C’è ancora un vuoto nel mio cuore. Pensavo che amare tanto due persone lo avrebbe riempito

Dolorosamente vero. E’ umano domandarsi come si possa smettere di desiderare, di ambire a un posto proprio nel mondo in cambio di qualcosa di così fragile come un sentimento.

Mi piace moltissimo il modo in cui Jenny Offill inserisce nel disordinato flusso di emozioni della sua protagonista mille schegge di pensieri che si intromettono prepotenti a distrarla dal dolore e dalla realtà che sta vivendo, brevi fughe dalla condizione in cui davvero non avrebbe mai voluto trovarsi.

come hai potuto non capirlo?”

Anche questo. L’accusa di non essersi accorta che qualcosa si stava spezzando, l’accusa che induce al senso di colpa e la difesa:

non c’è niente che mi abbia sorpreso di più in tutta la mia vita

Tanto necessaria quanto umiliante.

Una prosa tagliente, una capacità incredibile di raccontare un corto circuito emotivo in poche pagine e con una onestà sfacciata che non si concede vittimismi ma solo dure constatazioni.

Bello davvero.

Titolo: Sembrava una felicità

Autore: Jenny Offill, traduzione di Francesca Novajra

Editore: NN Editore

Numero di pagine: 163

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