Alessio Pecoraro
Generazione Harry Potter
30 Gennaio Gen 2019 1029 30 gennaio 2019

Se fossero i 30-40enni del nord a voltare le spalle a Salvini?

Salvini Flat Tax Italia

Desta e sinistra, per come le intendiamo noi dal punto di vista politico, nascono in Francia, dopo la Rivoluzione, quando in Parlamento nei banchi di sinistra sedevano i capi della corrente rivoluzionaria e a destra i partiti moderati e monarchici.

Negli anni la sinistra si è sempre più identificata con i suoi grandi ideali, cultura e contro cultura, in opposizione alla destra delle buone intenzioni e dei valori di un passato dipinto sempre come prospero e glorioso.

Così nel gergo si è arrivati all’intellettuale “di sinistra” e al fighetto “di destra”, all’utilitaria per quelli “di sinistra” e al SUV sicuramente “di destra”. Per smontare questa serie di luoghi comuni ormai passati (ma sui quali alcuni partiti continuano a fondare la loro fortuna) quel genio di Giorgio Gaber nel 1994 pubblica destra-sinistra facendo notare col suo modo scanzonato che le differenze tra i due schieramenti fossero ormai solamente ideologia o passione ed ossessione.

Anche il rapper Ghali, di origine tunisina ma nato e cresciuto a Milano, che nel 94 aveva solo pochi mesi, nella sua Cara Italia riprende - volontariamente o involontariamente - il Gaber-Pensiero: “cambiano i ministri, ma non la minestra. Il cesso è qui a sinistra il bagno è in fondo a destra”.

Parlavamo di destra e sinistra, ma l’Italia è, per sua stessa natura, il Paese delle spaccature. Il Referendum per scegliere fra monarchia e repubblica, il 2-3 giugno del 1946, consegnò un Paese - con ancora le ferite di una guerra mondiale addosso - spaccata in due, il nord a maggioranza repubblicana e un sud fieramente monarchico. C’è stata l’Italia di Coppi contro Bartali, della staffetta Rivera-Mazzola, di Max Biaggi contro Valentino Rossi, di un’altro Rossi, Vasco, contro Ligabue nella musica,

Figuriamoci nella politica: democristiani e comunisti, berlusconiani e antiberlusconiani, renziani e antirenziani e si potrebbe andare avanti per ore.

Sono in tanti ad aver paragonato la crisi economica del 2008 con i suoi effetti ad una guerra. Le ferite di quella guerra/non-guerra messe in luce non dai cinegiornali (come negli anni 40 del secolo scorso) ma dalla rete hanno portato, lo scorso 4 marzo, ad un risultato simile - per quanto riguarda la lettura - a quello del referendum del 2 giugno 1946: un’Italia spaccata a metà con il nord che si affida alla Lega e il sud sedotto dal Movimento5Stelle.

Un’Italia divisa a metà, con la crisi delle migrazioni dalle zone povere del mondo verso quelle ricche in cerca di un avvenire migliore trasformata da fenomeno sociologico da studiare ad una più comoda e semplicistica emergenza di pubblica sicurezza. Così nel anni 20 del nuovo millennio quella differenza, tra sinistra e destra, è diventata quasi unicamente pro e contro la migrazione come se il diritto sacrosanto delle donne e degli uomini di desiderare un futuro migliore possa essere concesso o no a seconda di chi c’è ad aspettarti alla frontiera.

Matteo Salvini ha preso in mano un partito territoriale, un movimento federalista che trent’anni fa chiedeva la secessione del nord, faceva giocare improbabili partite di calcio ad una ancora più improbabile nazionale di calcio, la Padania, che si dava appuntamento nelle valli bergamasche per celebrare folkloristici riti celtici, e ne ha fatto un partito di destra capace di attrarre consensi al nord come al sud, e con una visione nazionalista e sovranista.

Salvini che si pone sopra le masse diventando un interprete delle nuove tendenze come il superuomo di D’Annunzio in una sorta di nuovo decadentismo, vero o presunto. Salvini che solletica quella nostalgia fascista che (r)esiste in Italia con frasi, gesti e atteggiamenti da bar di periferia. Salvini che ha un nemico, i migranti, ha individuato i colpevoli, l’Europa, e che si autoproclama difensore dell’onore italico.

Oggi Salvini è questo, ma soprattuto al nord, dove il ricordo della lega bossiana è ancora vivo l'attuale inquilino del Viminale è stato spesso descritto come interlocutore di quel popolo delle partite iva, della fabrichetta e del fatturato che contribuiscono in maniera determinante a tenere a galla un Paese dove la spesa pubblica altrimenti sarebbe insostenibile.

Ma se a dissociarsi dalla politica muscolare di Salvini non fosse un’intellettuale di sinistra ma una di quelle Partite Iva che veste su misura, che a 30 anni ha fondato un'azienda, che passa gran parte della sua giornata in autostrada per aumentare il fatturato e una mattina di fine gennaio, colpito da quanto sta succedendo alla nave Sea Watch bloccata dal Governo Italiano davanti alla costa di Siracusa con a bordo 47 persone stremate tra cui 13 minori non accompagnati decidesse di attivarsi?

Il mio non è un auspicio, ma la cronaca di quanto è successo a Modena, cittadina emiliana nel cuore di quell'Emilia Romagna, oggi, locomotiva d'Italia più di Veneto e Lombardia (due fortini leghisti) dove il giovane imprenditore Lapo Secciani, figlio della Generazione Harry Potter della quale parliamo su questo blog, scosso da quanto sta accadendo ha deciso inviare a quella nave kit di vitamine per rendere quella permanenza forzata - forse - meno dolorosa.

Un gesto semplice, non determinante, ma uno di qui rumori capaci di rompere il silenzio, "questo silenzio così duro da masticare" per dirla alla De Gregori.

A lui si sono aggiunti altri imprenditori, quel popolo delle Partite Iva e sedotto dalla Flat Tax, che davanti alla disumanità ha deciso di non voltarsi dall’altra parte e mettere a disposizione non denaro ma quello il frutto delle proprie aziende, i loro prodotti, per ribadire l’italico senso dell’accoglienza e di quella laboriosità della quale, chissà, magari un domani uno degli “ospiti” della Sea Watch sarà protagonista così come lo sono tanti migranti giunti dall'Africa, dal mezzogiorno d'Italia, dall'Asia e da tutte le zone del mondo.

C’è una generazione nuova, quella cresciuta con l’Erasmus, con i voli low-cost, internet, che i primi soldi che ha guadagnato erano euro che si affaccia anche nel mondo dell’impresa e che potrebbe essere in prima linea per la riscossa dell'Italia.

Io me lo auguro.

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