Elisabetta Favale
E(li's)books
4 Febbraio Feb 2019 1656 04 febbraio 2019

Eleanor Oliphant sta benissimo. Recensione

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Ho resistito parecchio prima di decidere di acquistare Eleanor Oliphant sta benissimo, come tutti i casi letterari mi spaventava l’idea che godesse dei favori di un’ottima campagna pubblicitaria, poi ho visto che qui in Italia era in realtà anche molto criticato e allora mi sono convinta a leggerlo per intero domenica scorsa (dall’inizio alla fine senza interruzioni).

Intanto ricordiamo di cosa parla:

“Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent'anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient'altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto. E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo. O così credevo, fino a oggi. Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D'improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.”

Romanzo di esordio di Gail Honeyman, autrice irlandese, è arrivato in Italia lo scorso anno quando già erano stati venduti i diritti per un film, devo dire che gli ingredienti per una trasposizione cinematografica ci sono tutti e io mi schiero dalla parte di quelli che hanno apprezzato l’ironia e l’intelligenza del romanzo della Honeyman.

Una ragazza asociale, goffa, borderline con un passato devastante, anaffettiva, è un personaggio costruito benissimo dall’autrice che le fa raccontare la storia direttamente, in prima persona, a lei, Eleanor. Voi direte, che c’è di nuovo? Niente se non fosse che questo personaggio si impara ad apprezzarlo nonostante sia spesso disturbante, è un personaggio totalmente inaffidabile ma il lettore lo scopre solo alla fine e non si sente comunque tradito ma propenso all’indulgenza.

La cosa che attrae di Eleanor è il suo modo di comunicare senza filtri, cinico all’estremo, per quasi tutto il romanzo si cerca di comprenderla, ci si fa coinvolgere dalla vita triste, dai dolori che ha dovuto sopportare e si tifa per lei, per forza!

Le telefonate della madre sono acido muriatico tamponato direttamente sulle sue ferite aperte, la devozione con cui risponde e l’incapacità di ribellarsi diventano fastidosi, è evidente che questa madre è il simbolo delle insicurezze di Eleanor e lei non si ribella proprio perché in quelle cattiverie riconosce le sue debolezze.

Eleanor desidera disperatamente una famiglia l’incapacità di staccarsi dalla madre aguzzina deriva proprio da questo desiderio profondissimo, allo stesso modo, la sua infatuazione per il front man di una band locale, Johnnie Lomond, è simbolo del suo desiderio di amore, di piacere, di una vita normale, quella vita che gli altri hanno e che lei disprezza.

Raymond, il collega sfigato, il primo e il solo che si accorge di lei e cerca un contatto è quello che la vede per quello che è, una ragazza che ha avuto una vita talmente difficile che non può che essere debole, indifesa, Raymond non ha dubbi, deve offrirle la sua amicizia, il suo sostegno ed è a lui che deve l’inizio del processo di cambiamento che la porterà a volersi un po’ di bene.

La Eleanor più interessante è quella che mente a se stessa, è bravissima a distorcere le informazioni ed è facile crederle! L’inadeguatezza sociale di questa giovane donna a volte ha sfumature talmente ironiche che strappa diversi sorrisi salvo poi ricordarci, attraverso la sua dipendenza dall’alcol e il baratro della solitudine che quei sorrisi sono fuori posto perché vivendo Eleanor mette in scena una tragedia tristemente credibile.

La Honeyman con Eleanor sfida una delle tante “emarginazioni accettate”, affronta il tema della depressione e della malattia mentale, propone un personaggio che cerca di affermare la propria individualità in una società che pretende “uniformità”, omologazione.

Eleanor trova di gran lunga più semplice risolvere difficilissimi cruciverba che decifrare le espressioni di chi la circonda, divertente il suo linguaggio forbito e démodé, firma le email come Miss Oliphant e pensa che fare due chiacchiere sia come sbrigare una faccenda, una specie di obbligo a cui far fronte…

Abusi, perdita, morte inseriti nella trama con grande maestria, il lettore deve aspettare fino alla fine per scoprire il mistero che grava sulla vita di Eleanor e ne vale la pena perché questa è una sorta di eroina insolita e stimolante e la sua salvezza diventa necessaria per i suoi ammiratori.

Leggetelo dunque perché in mezzo a tanto dolore c’è intelligenza e riscatto.

Eleanor Oliphant sta benissimo

Autore

Gail Honeyman

Traduttore: S. Beretta

Collana

NARRATORI MODERNI

Casa Editrice

GARZANTI

352 pagine, Cartonato

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