Dario Russo
Babele
4 Febbraio Feb 2019 1913 04 febbraio 2019

Mondo del lavoro 2019: cosa c'è da aspettarsi

Job Work

Tre italiani su quattro hanno serie preoccupazioni riguardo il loro futuro lavorativo (e ovviamente questa percentuale tiene conto in modo particolare di tutti i giovani inoccupati o precari, non vengono considerati manager di alto profilo e liberi professionisti con aziende e fatturati vertiginosi). C’è da dire che anche nel 2019 la disoccupazione diminuirà in modo significativo secondo i trend già intrapresi dall’economia negli anni precedenti, merito soprattutto degli incentivi alle assunzioni favorite dallo Governo, ragion per cui tutte le nostre aspettative mirano a che non vengano introdotte nuove particolari normative che cambino l’attuale funzionamento del mercato del lavoro.

L’anno del reddito di cittadinanza

Senza dubbio quello che verrà sarà l’anno del reddito di cittadinanza; il 2019 è l’anno della svolta sotto questo punto di vista se ci si ferma a pensare a tutte le ripercussioni che le diatribe economiche abbiano generato nel tumultuoso 2018. Economia e lavoro continuano ad essere la preoccupazione principale per un gran numero di italiani ma con il rallentamento della crescita globale, una chiara tendenza al ribasso di quella italiana e all’orizzonte finanziario pochi investimenti in grado di creare nuove opportunità lavorative, una visione credibile è che la disoccupazione continuerà a scendere solo in parte, tenendo sempre sulla cresta la tendenza della bassa produttività, anche la qualità del lavoro in termini di salari e contratti è e verosimilmente resterà al di sotto di quella di altri paesi ben più sviluppati.

Sotto il profilo normativo e degli strumenti del mercato del lavoro il reddito di cittadinanza aprirà senz’altro nuovi fronti, pare effettivo fin dai prossimi mesi. Uno strumento, discusso oltremodo, che ripropone, stanziando molte più risorse, il reddito di inclusione, riconoscendo la multidimensionalità della povertà, il coinvolgimento dei comuni e degli operatori privati; tuttavia ricco di numerose criticità! Prima di tutto il rischio concreto di sussidiare il lavoro nero e gli evasori.

L’anno dei lavori digitali

Di contro, opposta all’Italia degli avventori del RdC vi sono e saranno le nuove leve dei lavori “smart”, tra tutti quelli digitali. Sul Fatto Quotidiano, Enzo Di Frenna parlò dei giovani italiani che producono fior di migliaia di euro al mese lavorando “comodamente da casa”; giovani che del reddito di cittadinanza farebbero ben poco, che pur viaggiando o vivendo a metà tra paradisi fiscali, USA e Italia, hanno scelto di focalizzarsi su un business futuribile e che (strano ma vero) anche l’Italia ha iniziato ad abbracciare. Basti pensare alla qualità di incredibili opportunità che il web offre anche a chi non sia un Internet Marketer, ma chiunque abbia voglia e curiosità di aprirsi a questo mondo: le guide proposte sul sito webprofit.it, ad esempio, offrono spunti di riflessione interessanti e mai scontati su come poter avviare un business da casa che ci permetta di ottenere un profitto regolare senza dover per forza ambire a un sostentamento sociale o un lavoro “obbligato” lontano da casa.

Considerazioni

Mentre da un lato ci aspetta un anno di innovazione e progresso, d’altro canto ci troviamo di fronte a un bivio pericoloso: l’opportunità di veder crollare l’equilibrio dei precari sotto un cumulo di macerie e dissensi che il reddito di cittadianza potrebbe generare.

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