Elisabetta Favale
E(li's)books
7 Febbraio Feb 2019 0826 07 febbraio 2019

Da oggi in libreria Genesi 3.0 di Angelo Calvisi. Recensione

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Esce oggi Genesi 3.0 dell’attore genovese Angelo Calvisi, l’ho letto in anteprima per voi.

Il libro

Un bosco ai margini del mondo e, ai margini del bosco, un ragazzo e un uomo. Il ragazzo si chiama Simon, l’uomo è il Polacco. Vivono liberi e in attesa, perché un giorno il Polacco farà ritorno nella Capitale per compiere una misteriosa missione urbanistico/militare.
Nella grande città, la vita di Simon diventa un incubo di lavoro inutile, burocrazia tumorale e sanità alienata. Il risveglio arriverà all’improvviso, sull’orlo di un riscatto mai immaginato
.”

“Per le varie specie di invertebrati sono il boia. Per i grilli e le formiche sono l’oscuro deterrente. Io mi considero il sovrano dei pidocchi delle foglie.”

La mia lettura

Nella palazzina ogni mattone, ogni infisso, ogni singolo particolare dell’arredamento, porta con sé il senso dell’estinzione, della decomposizione. […] Aborto! Ripete, non sei altro che un aborto! Le sue ingiurie attutite dalle coperte mi circondano come un nido di piume e mi addormento. Sogno un bambino che inghiotte una sveglia a forma di cuore. Ha la faccia blu come se stesse soffocando e il suo collo è gonfio che sembra stia per scoppiare. Una donna gli infila le dita in bocca e dice di sputare.”

E’ diviso in quattro parti:

la Prima: Selvatico

la Seconda: Paralitico

la Terza: Ospedaliero

la Quarta: Famigliare

Leggendo questo libro mi è sembrato di trovarmi di fronte a un’opera di Bosch, alla sua visione infernale della realtà. All’inizio ho provato a “decifrare” poi mi sono lasciata semplicemente trascinare da un incalzante “stop making sense”, da una “narrazione schizofrenica” che deve essere solo “goduta” e non necessita di analisi (a parer mio).

Una storia grottesca e minimalista, una discesa negli inferi della follia collettiva composta da personaggi “primordiali” atrofizzati nelle loro vite.

La donna e il bambino giocano davanti alla struttura per buona parte del pomeriggio. Poi, quando il ronzio comincia a mulinare sopra il bosco, corrono a nascondersi dentro. […] All’ultimo piano dello stabilimento la carne si mangia cruda. Padre, madre, e figlio, con i sensi in allarme, spolpano le ossa come i coleotteri spazzini, pregando il loro dio che il ronzio apocalittico non si faccia sentire più

Uno stile sintatticamente semplice, crudezza descrittiva e un ammiccamento verso lo splatter traghettano il lettore dentro i meandri della psicologia devastata dei personaggi che vivono in una spirale di violenza privata e pubblica.

Con gli occhi vitrei guardano me e il focomelico che giace nella posizione in cui l’abbiamo lasciato ieri sera. E’ gonfio e ha la pelle come prugne mature. Il Polacco lo sta ispezionando, tirandogli qualche calcetto sulla schiena. […] Un fremito improvviso percorre il focomelico, come succede ai pesci lasciati ad asfissiare nelle cassette al mercato.”

Non c’è ombra di affetto, di etica o morale nel mondo visionario di Simon e del Polacco che si muovono, all’interno della storia, come dei mostri deformi.

Immaginate un racconto multistrato che porta verso conflitti interiori che per essere superati al fine di arrivare a un percorso di “guarigione” e riconciliazione richiederebbero una “decostruzione di Sé” e forse l’autodistruzione.

Raccontami di quando mi hai tirato fuori dalle macerie. […] Stavamo combattendo per mantenere il controllo della capitale. Nel pomeriggio, dalla collina, i nemici avevano cannoneggiato i palazzi della città vecchia. Qualche ora dopo io e altri commilitoni siamo passati da lì e ti abbiamo visto che piangevi accanto a una montagnola di detriti. […] E i miei genitori? Tua madre è rimasta sotto, tuo padre non lo so."

Quale sarà la sorte di Simon? Dove conduce il viaggio nella sua mente?

Un romanzo coraggioso questo di Calvesi che si è lasciando andare a una forma narrativa concepita per abbattere i luoghi comuni di quando si racconta una società folle che è biologicamente violenta e corrotta e forse, dico forse, descrivere certe aberrazioni può essere consolatorio.

I dialoghi sono distanti dalla realtà ma non per questo meno veri, da dove nasce “l’ebetudine” vera o apparente dei personaggi? Lo scollamento che si intravede tra parole e fatti è forse emblema dell’alienazione dell’Io a favore di legami di sangue veri o presunti?.

La Capitale non arriva mai. Viene il sospetto che la strada che percorriamo sia una rampa di lancio diretta a un altrove cosmico ancora da ipotizzare. “

Provate a leggerlo e fatemi sapere cosa ne pensate perché ho l’impressione che ognuno ci vedrà cose diverse.

Genesi 3.0

Angelo Calvisi

Editore: Neo Edizioni

Collana: Iena

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 7 febbraio 2019

Pagine: 160 p.

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